Concetti Chiave
- Il pronome "tu" era usato nell'antica Roma per rivolgersi a chiunque, senza distinzione di rango o età, evidenziando una logica sociale di uguaglianza.
- Il "voi" è evoluto come forma di rispetto verso interlocutori di rango superiore, ma ha portato a confusione tra rispetto e adulazione.
- Dal XVI secolo, il "voi" si è trasformato in formule di cortesia, sostituendo la seconda persona plurale con la terza persona singolare per riferirsi a dignità e titoli.
- Il "voi" sta scomparendo, con il "Lei" che ha preso piede; il passaggio tra "tu" e "Lei" indica cambiamenti nei rapporti interpersonali.
- In altre lingue, l'uso dei pronomi di cortesia presenta similitudini e differenze, con meccanismi simili per esprimere rispetto o familiarità.
Indice
L'uso del pronome "tu" nell'antica Roma
Gli antichi Romani utilizzavano un unico pronome personale, il “tu”, per rivolgersi ad una persona, qualunque essa fosse: giovane, anziana, importante, di basso livello, di rango elevato, di umili condizioni. Lo schiavo dava del tu al padrone e il semplice suddito dava del tu all’imperatore. Era una questione di logica e di buon senso. Pertanto il “voi” era soltanto un pronome personale di seconda persona plurale e niente aveva a che vedere con le formule cortesia.
Evoluzione del "voi" come forma di rispetto
L’uso di impiegare il “voi” nei confronti della persona a cui ci si rivolge, è nato dalla necessità di dare risalto alla dignità e al valore all’interlocutore, giudicato superiore a quello della persona che parla. L’intenzione è buona, ma, in certe situazione non è facile stabilire il confine fa il senso di rispetto e l’adulazione. L’uso di un solo pronome eviterebbe questo inconveniente, ma non eliminerebbe nell’uomo il bisogno di ingraziarsi un’autorità.
Forme di cortesia e il "Lei"
Inizialmente, considerando il “tu” troppo confidenziale, fu introdotto il “voi” per la persona singolare per mostrare rispetto e la considerazione in cui essa era tenuta. Dal XVI secolo in poi, sia per adulazione che per servitù, si fece avanti l’usanza di vedere nei signori, nella nobiltà e nella persone di pregiò un ente astratto. Per questo la parola non era più rivolta alla persona, ma alla sua dignità e al suo titolo che lo rendeva unico e di pregio. Per questo motivo, sono sorte le seguenti forme di cortesia:
• Vostra Signoria > Sua Signoria
• Vostra Eccellenza > Sua eccellenza
• Vostra Maestà > Sua Maestà
• Vostra Santità > Sua Santità
cioè la seconda persona plurale viene sostituita con la terza persona singolare femminile.
Quindi, quando nel parlare comune si dà del “Lei” al nostro interlocutore, ci immaginiamo di parlare non al sig. X, ma alla signoria o all’eccellenza della sua persona.
Questo uso della lingua è complesso quanto assurdo e, probabilmente si basa sulla tendenza generale dell’uomo ad esagerare l’altrui valore, a seconda delle circostanze.
Pluralis maiestatis e pluralis modestiae
Nei discorsi dei re e del Pontefice si ricorre al “plurale maiestatis” (= 1.a persona plurale) con lo scopo di dare un tono più elevato a quanto viene pronunciato da chi ha una particolare autorità e che vuole autoesaltarsi
Esiste anche il “pluralis modestiae” per cui colui che parla o che scrive invece di usare la prima persona singolare, utilizza la 1.a plurale, al fine di essere più inclusivo. E’ un modi fare frequente nel linguaggio scientifico: “ Per esempio: “invece di dire “Io vedo che 64 è multiplo di 2”, si dice “Vediamo che 64 è multiplo di 2”. Questa tecnica serve anche ad avvicinare di più gli ascoltatori o i i lettori e ad accattivarsi la loro simpatia, evitando un topo troppo cattedratico e una divisione troppo netta fra chi insegna e chi sta imparando.
Declino del "voi" e differenze linguistiche
Il voi sta scomparendo ovunque anche in quelle in zone dove è più radicato. Solo le persone molto anziane faticano a sostituirlo con il “Lei”. Bisogna anche ricordare che durante l’epoca fascista il “Lei “fu soppresso e sostituito dal “voi”. Passare poi dal “lei” al “tu” è un segno di amicizia, di intesa e di familiarità.
Nelle altre lingue, le cosa non vanno molto diversamente dall’italiano:
in inglese, data l’identità della seconda persona singolare con la seconda plurale, il problema si risolve automaticamente
in francese, rivolgendoci ad una persona che non conosciamo, di cui riconosciamo la superiorità, si adopera “vous”
In tedesco un tempo si seguiva la stessa regola del francese. Oggi, invece, si impiega la terza persona plurale (Sie, con la lettera maiuscola).
• Oltre al passaggio Lei > tu, tra due persone che diventano amiche, esiste anche il passaggio inverso tu > Lei, tra due persone che cessano il rapporto di amicizia e che assumono la posizione fredda che avevano inizialmente. Ciò accade non perché uno voglia esprimere all’altro il rispetto e le considerazioni in cui viene tenuto, ma perché vuole ricostruire intorno la barriera di un rapporto formale.
Uso di "Ella" e accordo degli aggettivi
• Esiste anche l’espressione “Ella” (esempio: Come Ella saprà…..) è sempre meno usata ed ha un senso antiquato.
• Da ricordare che gli aggettivi possessivi che riferiscono a “Lei” devono essere scritti con la lettera maiuscola. Esempio: Abbiamo ricevuto la Sua lettera del 10 corrente.
Parlando di “Lei” terza persona singolare femminile, sorge il problema dell’accordo dell’aggettivo e del participio passato. Essi vanno concordati al femminile singolare o con il soggetto quale esso è?
Esempio: Signore, credo che Lei sia molto apprezzato o apprezzata? Le due soluzioni sono possibili, anche se l’accordo con il reale soggetto è senz’altro meno formale e stona sentire un aggettivo al femminile riferito ad un nome di tutt’altro genere.
Domande da interrogazione
- Perché gli antichi Romani usavano il pronome "tu" in modo universale?
- Come è evoluto l'uso del "voi" come forma di rispetto?
- Qual è il significato dell'uso del "Lei" nella comunicazione moderna?
- Cosa sono il "pluralis maiestatis" e il "pluralis modestiae"?
- Quali sono le differenze nell'uso dei pronomi di cortesia in altre lingue?
Gli antichi Romani utilizzavano il "tu" per rivolgersi a chiunque, indipendentemente dal rango o dalla condizione sociale, poiché era considerato logico e sensato, come indicato nel testo.
L'uso del "voi" è emerso per dare risalto alla dignità dell'interlocutore, ma ha portato a confusione tra rispetto e adulazione, come spiegato nel testo.
Il "Lei" è usato per mostrare rispetto e considerazione, rivolgendosi non alla persona ma alla sua dignità, come descritto nel testo.
Il "pluralis maiestatis" è usato da figure autoritarie per autoesaltarsi, mentre il "pluralis modestiae" è impiegato per includere gli ascoltatori, come evidenziato nel testo.
In inglese, il problema è risolto automaticamente, mentre in francese e tedesco si usano forme specifiche per mostrare rispetto, come spiegato nel testo.