Concetti Chiave

  • La preposizione "di" deriva dal latino "de" e si è evoluta estendendo il suo uso a diversi complementi, in particolare il complemento di specificazione.
  • È frequentemente usata per introdurre complementi come specificazione, paragone, materia, abbondanza, origine, tempo e qualità.
  • La preposizione "di" ha un uso esclamativo per esprimere disprezzo, ammirazione o ironia, come in frasi come "Una canaglia di ragazzo!".
  • Le forme articolate con "di" (dei, degli, delle) funzionano come aggettivi indefiniti e possono essere sostituite da "alcuni" o "alcune".
  • La preposizione "di" funge anche da prefisso per derivare verbi, mantenendo il significato di origine o distacco dalla forma latina.

Indice

  1. Origine e uso della preposizione "di"
  2. Esempi di utilizzo della preposizione
  3. Uso esclamativo e forme articolate
  4. Locuzioni e prefissi con "di"

Origine e uso della preposizione "di"

La preposizione “di”, derivata da quella latina “de” ne continua l’uso per gli stessi complementi (provenienza, argomento, materia, ecc.) estendendosi però ad altri complementi. La più importante fra tali estensioni è il complemento di specificazione che nel latino classico si costruiva soltanto col genitivo. Invece nel latino popolare e medioevale, cominciò ad assumere la preposizione “de”, come se si trattasse di un complemento di derivazione, di origine o di partizione. Già nelle sue “Lettere”, Cicerone, ricorrendo ad un linguaggio più parlato e familiare, utilizza le seguenti espressioni : “securus de ea re” = sicuro di quella cosa, “de nocte venit” = venne di notte. Tertulliano, vissuto nel IV secolo d.C., scrive “digni de cœlo (= degni del cielo). In italiana, la forma latina si continua intatta come prefisso.

La preposizione “di” ha un uso assai frequente ed introduce alcuni dei complementi più importanti come: specificazione e paragone e prevale nell’indicare il complemento di materia, di abbondanza, di origine di tempo, partitivo e di qualità e tanti altri.

Esempi di utilizzo della preposizione

Esempi:

Il tramonto del sole (specificazione). Devo comprare del caffè (partitivo). Essere più liscio del marmo (paragone). Mi alzo di buon mattino (tempo determinato). La facciata è di pietra (materia). Parlare di politica (argomento). Sono nativo della Toscana (origine). Il vaso è riempito di terra (mezzo). Morire di fame (causa). Essere di cattivo umore (qualità). Lavorare di mala voglia (modo o maniera). Siamo provvisti del necessario (abbondanza). Essere privo di ingegno (privazione). Mi ha accusato di furto (colpa). Il vigile mi ha multato di 100 euro (pena). Si tratta di un orologio di pochi euro (prezzo). Segnare di quattro in quattro (distributivo).

Uso esclamativo e forme articolate

Un uso particolare della preposizione “di” si ha dopo un aggettivo o un sostantivo con valore esclamativo per esprimere disprezzo, ammirazione, ironia. Esempio: Una canaglia di ragazzo! Che ceffo d’uomo! Che tipo di donna!

Nelle forme articolate (dei, degli, delle), acquista il valore di aggettivo indefinito, come se si trattasse del plurale di “uno”. In tal caso le preposizioni articolate potrebbero essere sostituite da “alcuni”, “alcune”: Dei ragazzi entrarono correndo. Portare dei magnifici gioielli. Per estensione, si dice anche “Avere delle belle mani, dei begli occhi.

Locuzioni e prefissi con "di"

Essa è presente anche in molte locuzioni prepositive e avverbiali: di bene in meglio; a forza di; di volta in volta

Regge l’infinito che segue alcuni verbi: Penso di partire. Ti auguro di guarire presto. Ho voglia di bere un caffè. In questo caso, però, essa è in concorrenza con la preposizione “a” (Vado a mangiare)

Il “di” si adopera anche come prefisso per far derivare dei verbi, mantenendo, però, la forma latina da cui deriva “de”; in questi casi, a volte, attribuisce al verbo originario un valore contrario: crescere > decrescere, comporre > decomporre, formare > deformare. Tuttavia, nella maggior parte in “de” iniziale indica derivazione o distacco: discendere, divulgare, dividere, desistere, detrarre.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine della preposizione "di" e come si è evoluta nel tempo?
  2. La preposizione "di" deriva dal latino "de" e ha mantenuto il suo uso per vari complementi, estendendosi al complemento di specificazione, che nel latino classico era costruito solo con il genitivo.

  3. Quali sono i principali complementi introdotti dalla preposizione "di"?
  4. La preposizione "di" introduce complementi di specificazione, paragone, materia, abbondanza, origine, tempo, qualità e molti altri, come evidenziato negli esempi forniti.

  5. In che modo "di" può essere utilizzata in contesti esclamativi?
  6. "Di" può seguire aggettivi o sostantivi con valore esclamativo per esprimere disprezzo, ammirazione o ironia, come in "Una canaglia di ragazzo!" o "Che ceffo d’uomo!".

  7. Come si comportano le forme articolate della preposizione "di"?
  8. Le forme articolate (dei, degli, delle) assumono un valore di aggettivo indefinito e possono essere sostituite da "alcuni" o "alcune", come in "Dei ragazzi entrarono correndo".

  9. Qual è il ruolo della preposizione "di" come prefisso nei verbi?
  10. "Di" funge da prefisso per derivare verbi, mantenendo la forma latina "de", e può indicare un valore contrario o di derivazione, come in "decrescere" o "divulgare".

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