Concetti Chiave

  • L'accento tonico indica la sillaba pronunciata con maggiore energia, distinguendo le sillabe toniche da quelle atone.
  • Le parole sono classificate in base al numero di sillabe, come monosillabe, bisillabe, piane, sdrucciole, bisdruciole e anti-bisdrucciole.
  • Le parole tronche hanno l'accento sull'ultima sillaba, rappresentato graficamente, il che può confondere chi non è madrelingua.
  • L'accento grafico si presenta in forme grave e acuto, utilizzato per le parole tronche e per differenziare significati simili.
  • Nella lingua letteraria passata si usava l'accento circonflesso per indicare contrazioni, ma oggi è considerato superfluo per le parole non tronche.

Quando pronunciamo una parola, una sillaba viene pronunciata con maggiore energia, mentre le altre sono pronunciate debolmente; questa intonazione più forte delle altre si chiama “accento”:

esempio: pia- ce – re; a - mo - re - vo – le; les - si – co

Le sillabe colpite dall’accento si chiamano toniche, mentre le altre prendono il nome di atone (= senza tono)

Indice

  1. Classificazione delle parole
  2. Parole tronche e accento grafico
  3. Accento grafico e usi letterari

Classificazione delle parole

Le parole sono classificate in base del numero di sillabe: monosillabe, bisillabe o piane, polisillabe.

• Nelle parole monosillabe, ovviamente, l’accendo cade sull’unica sillaba esistente: me, se, dà

• Nella parole bisillabi, l’accento tonico cade sulla prima sillaba: pe-ra, sa-le, dan-no

In questo caso, l’accento sulla penultima sillaba, sulla terzultima o sulla quartultima.

• Se l’accento tonico cade sulla penultima sillaba, si parla di parola “piana”; co-lo-ra-re, do-lo-re

• Se l’accento tonico cade sulla terzultima sillaba, si parla di parola “sdrucciola”: fa-ci-le, ra-pi-do, a-mi-che-vo-le.

• Se l’accento tonico cade sulla quartultima sillaba, le parole prendono il nome di “bisdrucciole”. Esse sono frequenti come la 3.a persona plurale dei verbi della prima coniugazione o le forme verbali con le enclitiche. Esempio: essi con-si-de-ra-no, re-ga-glia-mo-glie-lo.

• Esistono anche le parole anti-bisdrucciole (o trisdrucciole), in cui l’accento tonico cade sulla quintultima sillaba: or-di-na-me-lo!

Parole tronche e accento grafico

Abbiamo anche le parole tronche, in cui l’accento cade sull’ultima sillaba e, in questo caso, esso viene rappresentato graficamente: caf-fè, cit-tà, egli man-giò
Il fatto che l’italiano non richiede graficamente l’accento tonico costituisce un problema per gli stranieri: infatti, esistono dei termini che si scrivono in modo identico, ma l’accento tonico (che non è segnato) cade su sillabe diverse e la parola assume un significato del tutto diverso. Questi casi sono molto frequenti.

Esempi: àncora/ancòra, ambito/ambìto, nocciòlo/nòcciolo, prìncipi/princìpi, càpitano/capitàno

• La nave ha gettato l’ancora / Carlo non è ancora rientrato

• In quale ambito lavorate? / Questo lavoro è molto ambito da tutti

• Questo nocciolo cresce molto rapidamente / Queste olive non il nocciolo

• I principi inglese appartengono alla casata dei Windsor / Egli ha dei solidi principi che tutti ammirano

• Sono cose che capita, pazienza! / Il signor capitato è appena sceso alla nave

Accento grafico e usi letterari

L’accento grafico ha due forme: grave e acuto. Essi si adoperano quasi esclusivamente per le parole tronche: Perù, virtù, bontà, giù, però, ahimè, thè, caffè (in questi casi l’accento sulla è, indica anche che il suo è aperto, grave). In altri casi la [è]indica che il suono è chiuso: né…né…, per sé, perché, ventitré, viceré. Frequentemente, però anche in questi casi, si tende ad adoperare la [è]. Sta di fatto che, in ogni caso, l’accento sulle parole che non sono tronche, è superfluo e ormai non si mette più.

In alcuni casi, l’accento serve a distinguere una parola dall’altra:

• Vengo da Roma / Egli mi dà sempre delle buone notizie; Ha detto di sì / Si è lavato le mani; Lavora notte e dì / Non leggo mai di giorno; Ne vuoi ancora? / Non bene né vino, né birra

Nella lingua letteraria dei secoli scorsi si può trovare anche l’accento circonflesso che, però, non ha alcuna rilevanza fonica: serve soltanto per indicare che delle lettere che sono state eliminate e c’è stata una contrazione (come in francese). Esempio: tôrre per togliere, côrre per cogliere, guardâr per guardarono.

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Domande da interrogazione

  1. Cos'è l'accento e come si manifesta nelle parole?
  2. L'accento è l'intonazione più forte di una sillaba rispetto alle altre, e le sillabe colpite dall'accento si chiamano toniche, mentre le altre sono atone.

  3. Come si classificano le parole in base al numero di sillabe?
  4. Le parole si classificano in monosillabe, bisillabe, piane, sdrucciole, bisdruciole e anti-bisdrucciole, a seconda di dove cade l'accento tonico.

  5. Cosa sono le parole tronche e come viene rappresentato l'accento?
  6. Le parole tronche hanno l'accento sull'ultima sillaba, e questo viene rappresentato graficamente, come in "caffè" e "città".

  7. Qual è il problema dell'accento tonico per gli stranieri che apprendono l'italiano?
  8. Gli stranieri possono confondere parole scritte in modo identico ma con accenti tonici diversi, che cambiano completamente il significato, come "àncora" e "ancòra".

  9. Quali sono le forme dell'accento grafico e il loro uso?
  10. L'accento grafico può essere grave o acuto e viene usato principalmente per le parole tronche; serve anche a distinguere parole con significati diversi, come "dà" e "da".

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