Concetti Chiave
- L'impero austro-ungarico ha adottato l'autarchia economica, con una produzione insufficiente rispetto ai mercati internazionali e disparità di sviluppo tra le regioni.
- La caduta della monarchia asburgica ha causato gravi danni economici all'Austria, che ha perso il 70% delle sue industrie, ma ha mantenuto un settore dei servizi ben sviluppato.
- Dal 1955, l'Austria ha sperimentato una rapida crescita economica grazie a un sistema sociale di "pace sociale" senza conflitti tra lavoratori e datori di lavoro.
- Il settore terziario è il più forte dell'economia austriaca, rappresentando il 57% del PIL, con un'importante enfasi su turismo e commercio.
- L'Austria è il quinto paese al mondo per l'esportazione di legname di conifere, con foreste che coprono il 46% della sua superficie totale.
L'autarchia economica dell'impero
L’impero austro-ungarico aveva scelto l’autarchia economica: poiché la sua produzione era appena sufficiente a coprire il fabbisogno nazionale e non era all’altezza dei mercati internazionali.
La Bassa Austria, la Stiria Superiore, la Boemia, la Slesia e la Moravia godevano del progresso, ma il resto del territorio non prendeva parte all’evoluzione industriale.
Inoltre, gli ostacoli come le Alpi, i Carpazi e il Carso rendevano difficile la coesione economica tra le regioni.
Conseguenze della caduta asburgica
Con la caduta della monarchia asburgica, i danni economici furono gravi, poiché l’Austria perse il 70% delle sue industrie, zone agricole e minerarie. Lo Stato austriaco possedeva però uno sviluppato settore dei servizi (centri amministrativi, banche, compagnie assicurative). Verso gli anni Venti l’Austria era riuscita a riassestare la propria economia, ma la crisi del 1929 provocò un crollo finanziario. Inoltre, aggravò la situazione la Seconda Guerra mondiale. Da qui l’Austria riavviò i rapporti con l’Italia, la Svizzera, la Cecoslovacchia, la Romania, l’Ungheria, la Polonia e la Jugoslavia.
Quali sono la crescita economica e i partner commerciali?
Dal 1955 fu rapida la crescita economica dell’Austria e il motivo è stato un sistema sociale basato su una “pace sociale” dove non ci sono conflitti tra lavoratori e datori di lavoro. Nel 1997 la Germania risulta il più importante partner commerciale dell’Austria, sia come paese esportatore che importatore; l’Italia si colloca al secondo posto.
Settori economici principali
Il settore terziario (57% del PIL) è il pilastro più forte dell’economia austriaca, grande rilievo è assunto da turismo e commercio. Il settore secondario rappresenta il 39% del PIL ed è caratterizzato da industrie e artigianato, in particolare è sviluppato il settore meccanico, chimico e alimentare. Il settore primario costituisce il 3% del PIL. Garantisce il fabbisogno alimentare per alcuni prodotti come lo zucchero, i latticini e la carne bovina. Le coltivazioni agricole coprono 1/5 del territorio e si coltivano perlopiù cereali, patate e la vite.
Il bosco è una delle ricchezze del Paese, si tratta di conifere che ricoprono il 46% della superficie totale. L’Austria è al quinto posto a livello mondiale per l’esportazione di legname di conifere.
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali sfide economiche dell'impero austro-ungarico?
- Quali furono le conseguenze economiche della caduta della monarchia asburgica?
- Qual è la composizione dei settori economici in Austria?
L'impero austro-ungarico affrontava sfide significative a causa della sua scelta di autarchia economica, con una produzione insufficiente a soddisfare il fabbisogno nazionale e ostacoli geografici che limitavano la coesione economica tra le regioni (testo).
La caduta della monarchia asburgica portò a gravi danni economici, con l'Austria che perse il 70% delle sue industrie e risorse agricole, ma riuscì a stabilizzare la propria economia negli anni Venti, prima di subire un crollo finanziario a causa della crisi del 1929 e della Seconda Guerra mondiale (testo).
L'economia austriaca è dominata dal settore terziario, che rappresenta il 57% del PIL, seguito dal settore secondario con il 39%, mentre il settore primario costituisce solo il 3% del PIL, garantendo il fabbisogno alimentare per alcuni prodotti (testo).