Concetti Chiave
- Niccolò Cusano unifica diverse influenze culturali, tra cui quella classica, ellenistica e umanista, attraverso una visione platonica, utilizzando la forma dialogica per esprimere il sapere di non sapere.
- La dotta ignoranza di Cusano descrive la conoscenza di Dio come un continuo tentativo di comprensione, consapevoli della propria ignoranza, poiché Dio è trascendente e inafferrabile.
- Dio è visto come un paradosso che comprende la coincidentia oppositorum, rendendo difficile per la mente umana afferrare la sua essenza, che sfugge alla razionalità.
- Il rapporto tra verità e conoscenza è simile a un poligono inscritto in una circonferenza, dove la conoscenza umana può avvicinarsi alla verità, ma non può mai coincidere completamente con essa.
- Il rapporto di partecipazione tra Dio e il mondo è descritto attraverso i concetti di complicatio, explicatio e contractio, evidenziando come il mondo sia un'immagine di Dio e come l'infinito si manifesti nel finito.
Quali sono le influenze culturali di Cusano?
Niccolò Cusano si chiamerebbe anche Nicolaus Krebs.
Egli risente di molte influenze della cultura classica ed ellenistica, della cultura germanica e del nascente umanesimo che in lui trovano unificazione in un quadro di tipo platonico. L’ispirazione platonica è visibile anche negli aspetti formali: lui infatti adotta la forma dialogica riproducendo gli aspetti del dialogo (lui quindi scrive in dialogo) dove colui che non sa, finisce per rivelarsi molto più sapiente dei cosiddetti sapienti (e quindi riprende quel sapere di non sapere socratico, ma per Cusano questo sapere di non sapere diventa dotta ignoranza e questa è la sua dottrina più importante)
Dotta ignoranza e teologia negativa
• Dotta ignoranza è il termine che Cusano usa per indicare la conoscenza di Dio. “Dotta” significa che noi non ci stanchiamo di conoscere, non siamo scettici e quindi cerchiamo di capire Dio, anche se facciamo fatica perché è al di là delle nostre conoscenze e “ignoranza” perché quello che noi sappiamo di Dio è più ignoranza che sapere. Dio è per noi irraggiungibile perché Dio è trascendente. E quindi interviene la teologia negativa, cioè parlare di Dio in termini negativi perché ho un linguaggio insufficiente. Per cui noi conosciamo Dio negandolo in tutti i modi che sono tipicamente umani. La nostra ignoranza però è dotta, nel senso che Dio è più ignoranza che conoscenza, ma è dotta perché noi continuiamo a tentare di conoscerlo. È come una lente attraverso cui intuire il fondamento del tutto, ma sarà sempre più ignoranza.
Paradosso divino e coincidentia oppositorum
• Dio è inafferrabile in termini razionali, perché come assoluta trascendenza si sottrae ad ogni sforzo conoscitivo dell’uomo: è un deus absconditus (cioè un Dio che si nasconde) che resiste ad ogni tentativo della ragione di svelarne l’essenza. Dio però è un vero e proprio paradosso, perché noi continuiamo a ricercarlo e continuamente ci sfugge.
• Il carattere paradossale dell’infinità divina viene espresso nella concezione di Dio come coincidentia oppositorum (coincidenza degli opposti). Noi non riusciamo a capire questa coincidentia oppositorum, perché noi abbiamo le contraddizioni, le cose opposte. Dio, invece, che è tutto, comprende gli opposti. La mente umana generalmente conosce rapportando il noto all’ignoto, ma questo vale solo per gli elementi finiti e terreni. Per Dio, io non ho termini di confronto e di paragone: non posso paragonarlo a nulla; e quindi io non posso usare la ragione, ma posso usare solo l’approssimazione, cioè qualcosa che si avvicina a Dio ma che non lo raggiungerà mai. Qui viene in nostro aiuto la matematica.
Matematica e conoscenza divina
Una corda sottende un arco: per noi sono due cose opposte, in Dio queste coincidono. Se io prolungo all’infinito la corda, l’arco si abbassa sempre di più e quindi arco e corda coincidono. Cusano utilizza la matematica come l’hanno usata i pitagorici, non da un punto di vista scientifico, ma da un punto di vista allusivo.
Verità e conoscenza umana
• Il rapporto tra verità e conoscenza è paragonato ad un poligono inscritto ad una circonferenza. La verità è la circonferenza, la nostra conoscenza è il poligono. Il poligono per avvicinarsi sempre più alla verità, aumenta infinitamente i suoi lati ed effettivamente arriva ad essere molto vicino alla circonferenza, ma non potrà mai essere identico alla circonferenza. C’è un piccolo spazio che sarà lo scarto tra la nostra conoscenza e la verità: lo spazio sarà colmato dalla congettura: ciò significa che l’uomo coopera con Dio alla creazione dell’uomo, perché in quel pezzettino l’uomo ci ha messo la sua creatività.
Partecipazione tra Dio e mondo
• Il rapporto tra Dio e il mondo è un rapporto di partecipazione. Il mondo è immagine di Dio (teofania); Dio si presenta in tutte le sue creature. Questo rapporto è spiegato usando i concetti di complicatio, explicatio e contractio.
COMPLICATIO: deriva da cum implicare (cioè piegare assieme) e quindi in Dio sono coimplicate tutte le cose che ha creato. La complicatio è il moto ascendente dalle creature a Dio; è un ridurre la molteplicità all’unità.
EXPLICATIO: è quella che noi chiamiamo creazione; è il dispiegamento di Dio, cioè Dio dall’unità ha creato la molteplicità e la varietà; è l’esplicazione dell’istante; è il movimento che va da Dio verso le creature, quindi è un movimento discendente.
CONTRACTIO: è il rapporto tra Dio e il mondo. L’infinito si manifesta in cose finite riducendosi e rimpicciolendosi.
Nominalismo e individualità
• Cusano valorizza le individualità, sostenendo che solo queste sono in atto, quindi nel problema degli universali è un nominalista moderato. L’uomo è al centro della creazione perché è contrazione del massimo assoluto che è Dio, è il presentarsi finito dell’infinito, è un piccolo mondo parte di quello più grande. Come Dio complica le cose, così l’uomo complica le immagini delle cose. In questo modo fa da mediazione tra Dio e mondo.
Infinito divino e universo
• Dio è un infinito negativo, negativo perché neghiamo ogni determinazione finita, non ha limiti, l’universo invece è un infinito privativo perché è assenza di ogni determinazione, quindi l’universo non ha contrari, mentre Dio è coincidente.
Domande da interrogazione
- Qual è il concetto di "dotta ignoranza" secondo Cusano?
- Come si manifesta il paradosso divino nella filosofia di Cusano?
- In che modo Cusano utilizza la matematica per spiegare la conoscenza divina?
- Qual è il rapporto tra verità e conoscenza secondo Cusano?
- Come si definisce il rapporto di partecipazione tra Dio e il mondo nella filosofia di Cusano?
La "dotta ignoranza" è la conoscenza di Dio che riconosce la nostra limitatezza nel comprendere l'assoluta trascendenza divina. Sebbene la nostra conoscenza di Dio sia più ignoranza che sapere, essa è "dotta" perché implica un continuo sforzo di comprensione (come descritto nel testo).
Il paradosso divino si esprime attraverso la "coincidentia oppositorum", dove Dio, essendo tutto, comprende gli opposti, mentre la mente umana fatica a concepire questa realtà. Dio è inafferrabile e si sottrae alla razionalità umana (come evidenziato nel testo).
Cusano impiega la matematica in modo allusivo, paragonando la relazione tra una corda e un arco per illustrare come, in Dio, opposti come questi coincidano. La matematica diventa quindi un mezzo per avvicinarsi a Dio, pur non potendolo mai raggiungere completamente (come indicato nel testo).
Cusano paragona la verità a una circonferenza e la conoscenza umana a un poligono inscritto. Sebbene il poligono possa avvicinarsi infinitamente alla circonferenza, non potrà mai coincidere completamente con essa, lasciando uno scarto colmato dalla creatività umana (come descritto nel testo).
Il rapporto di partecipazione è descritto attraverso i concetti di complicatio, explicatio e contractio, dove il mondo è visto come immagine di Dio e ogni creatura riflette la divinità. Questo rapporto implica un movimento ascendente dalle creature a Dio e un movimento discendente dalla divinità verso il creato (come spiegato nel testo).