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Concetti Chiave

  • La Teologia alessandrina propone una visione dell'immagine di Dio che si concentra sull'anima umana, limitando l'aspetto corporeo.
  • Filone di Alessandria introduce l'idea che solo l'uomo celeste, privo di corpo, è a immagine di Dio, basandosi sulla distinzione tra "fare" e "modellare".
  • Clemente di Alessandria sostiene che l'immagine divina risiede nell'intelletto e nella ragione, escludendo la somiglianza corporea.
  • Origene distingue tra uomo interiore e uomo corporale, affermando che solo l'uomo interiore, invisibile e incorporeo, è fatto a immagine di Dio.
  • La dottrina alessandrina promuove una concezione spiritualista dell'uomo, rischiando di svalutare il corpo in favore dello spirito.

Concezione dell'immagine di Dio

La Teologia alessandrina ha dalla sua parte una concezione dell’immagine di Dio, meno totalizzante della tradizione ireneo-antiochina. Troviamo la sua ispirazione, e in qualche modo il suo fondatore, nella persona di Filone di Alessandria. Influenzato dalla filosofia antica, che, in un dualismo antropologico teso a definire l'anima come un luogo del divino nell'uomo, esso limita la posizione dell'immagine divina nell'anima umana. Si trova qui il primato platonico dell’Invisibile.

Interpretazione di Filone e Clemente

Partendo dalla distinzione derivante dall'uso del verbo "fare" o "formare" nel primo racconto della creazione e il verbo "modellare" nel secondo, Filone deduce che solo l’uomo celeste che è l’uomo ideale, privato del corpo, è a immagine di Dio.

Nel terzo secolo., Clemente di Alessandria, anche se egli non ammette, come Filone, l'esistenza di un uomo ideale e che consideri l'uomo essenzialmente composto di un'anima e un corpo, riprende pertanto questa interpretazione restrittiva dell’immagine di Dio nell’uomo.

Origene e l'uomo interiore

Attribuendo a Dio la creazione diretta e immediata del composto umano dell’anima e del corpo, Clemente afferma pertanto che : «L’espressione « a immagine e somiglianza »non si riferisce ai corpi, perché è inammissibile che il mortale somigli all’immortale, ma all’intelletto e alla ragione […] » Origene è senza dubbio il rappresentante il più illustre di questa tradizione, situandosi in continuità dell’esegesi filoniana dei due racconti biblici della Creazione. Egli opera una distinzione tra uomo interiore e uomo corporale, fondamentalmente equivalente a quella di Filone, anche se espressa in termini diversi.

Colui che è stato "fatto a immagine e somiglianza di Dio" è il nostro uomo interiore (interior homo noster), invisibile (inuisibilis), immateriali (incorporalis), incorruttibili (incorruptus), immortale (immortalis) (Ndt. I caratteri dell’Essere Parmenideo ?... riprendo io). Attraverso queste qualità si comprende meglio l'immagine. Immaginare che è il corpo che doveva essere fatto "a immagine e somiglianza di Dio", significherebbe dedurre che Dio stesso è corporeo e riconoscere la sua forma umana. Una tale concezione di Dio è ovviamente un’empietà (impium est) » Per Origene è l'uomo interiore, invisibile, incorporeo, incorruttibile e immortale, prima della caduta, che è "fatto" a immagine e somiglianza di Dio.

Dottrina dell'incorporeità

Ne consegue una dottrina incorporeità di « a Sua immagine »34. In realtà, questo non è sorprendente, dato il contesto culturale e filosofico condiviso da Origene ad Alessandria. Nel passaggio che noi abbiamo citato il teologo alessandrino si appoggia in particolare su questa dottrina per opporsi alle correnti della sua epoca, che facevano risiedere immagine di Dio nel corpo soltanto. Dopo Origene una tale posizione non poteva condurre che ad una visione materialista di un Dio avente una forma corporale, qualcosa di empio e non razionale. Attribuire alla nozione di immagine i quattro aggettivi utilizzati per qualificare l'uomo interiore (invisibile, incorporeo, incorruttibile, immortale) conduce Origene a far risiedere, dopo la caduta, l’immagine di Dio nell'uomo nella sola parte della sua natura che possiede sempre queste quattro caratteristiche: il suo animo. È così che noi troviamo nel frammento greco della Catena romana all'affermazione esplicita che l'anima razionale (λογικήv)e non il corpo che costituisce il luogo del « selon-l'image » nell’uomo.

Concezione spiritualista alessandrina

La tradizione alessandrina lascia così il rischio di una concezione spiritualista dell’uomo dove lo Spirito sarebbe venuto a opporsi al corpo, portando ad un disprezzo di quest'ultimo.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la differenza principale tra la concezione alessandrina dell'immagine di Dio e quella ireneo-antiochina?
  2. La Teologia alessandrina presenta una concezione meno totalizzante dell'immagine di Dio, ispirata da Filone di Alessandria, che limita la posizione dell'immagine divina all'anima umana, enfatizzando il primato platonico dell’Invisibile.

  3. Come interpreta Filone il concetto di uomo a immagine di Dio?
  4. Filone distingue tra l'uomo celeste, ideale e privo di corpo, che è a immagine di Dio, e l'uomo corporeo, suggerendo che solo l'uomo ideale rappresenta l'immagine divina.

  5. Qual è la posizione di Clemente di Alessandria riguardo all'immagine di Dio?
  6. Clemente, pur non accettando l'idea di un uomo ideale come Filone, adotta una visione restrittiva dell'immagine di Dio, affermando che essa si riferisce all'intelletto e alla ragione, non ai corpi.

  7. Come si differenzia l'uomo interiore dall'uomo corporale secondo Origene?
  8. Origene distingue tra uomo interiore, invisibile e immortale, e uomo corporale, sostenendo che solo l'uomo interiore è "fatto" a immagine e somiglianza di Dio, evitando così una concezione corporea di Dio.

  9. Qual è il rischio della concezione spiritualista alessandrina dell'uomo?
  10. La tradizione alessandrina rischia di promuovere una visione spiritualista in cui lo Spirito si oppone al corpo, portando a un disprezzo del corpo stesso, come evidenziato nella dottrina dell'incorporeità.

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