Concetti Chiave
- La crisi del positivismo ha spinto verso un misticismo che risponde a un bisogno religioso represso, rivalutando la religiosità come parte dell’esperienza umana moderna.
- Ai primi del '900, emergono nuove forme di religiosità che si manifestano al di fuori delle tradizionali istituzioni, riflettendo un'esigenza mistica e informale.
- Le religioni tradizionali non riescono più a soddisfare le nuove esigenze spirituali, portando a una ricerca di forme religiose più flessibili e personali.
- Il soggettivismo religioso, come delineato da Schleiermacher, trasforma la percezione di Dio in una proiezione della sensibilità individuale, enfatizzando il sentimento religioso.
- Questa nuova religiosità si distacca dalle dogmatiche tradizionali, rendendo il contenuto religioso secondario rispetto all'esperienza soggettiva del fedele.
La crisi del positivismo
Secondo Simmel, cioè, ai primi del ‘900 il misticismo è una tendenza che si va imponendo: con la crisi del positivismo, anche la religiosità torna ad esprimersi in forme proto anarchiche. Il positivismo aveva messo una calotta pesante sul bisogno religioso dell’uomo, considerandolo come un bisogno passato, arcaico, proprio dell’uomo primitivo e non degno dell’uomo scientifico, moderno, industrializzato e razionale, come se la religiosità fosse una proprietà dell’uomo-bambino, non dell’uomo-evoluto.
Quali sono le nuove forme di religiosità?
Ebbene, ai primi del ‘900 questo pregiudizio positivista salta e ne nasce un’esigenza religiosa nuova, che però si esprime spesso fuori dai canali religiosi tradizionali, fuori dalle chiese e si esprime magari come un’esigenza mistica, della divinità: ancora una volta, siamo dinnanzi a qualcosa di informale, che non accetta di essere precisato nelle forme della tradizione. «Da un lato le forme, le quali fanno scorrere la vita religiosa in una serie di configurazioni obbiettive e determinate nel loro contenuto, non soddisfano più questa vita»; cioè, le religioni tradizionali non sarebbero più in grado di appagare questa nuova esigenza religiosa. Secondo Simmel la nuova religiosità si esprime in un senso mistico, religioso, che però non si appaga delle forme dogmatiche tradizionali.
Il soggettivismo religioso
Insomma, una fede senza chiesa, una religiosità dai contorni indefiniti, ma ancora una volta ecco una riedizione del romanticismo: Schleiermacher, che parla del sentimento religioso come di un sentimento cosmico risolvendo tutta la dogmatica cristiana in questo sentire del soggetto, nei suoi Discordi sulla religione (1831) enuncia questa categoria del senso religioso come il senso della divinità, un senso cosmico che caratterizza ogni uomo al di là e al di fuori delle religioni costituite. Con Schleiermacher, Dio diventa una proiezione della mia soggettività religiosa: ancora una volta non conta più l’elemento oggettivo (sebbene in campo religioso conterà pur qualcosa sapere in quale Dio si crede, non è del tutto irrilevante il comprendere il volto di Dio in maniera molto diversa), ma il contenuto diventa semplicemente la proiezione della mia sensibilità religiosa. Il soggettivismo ancora una volta trionfa, rendendo irrilevante e secondario il contenuto.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo del misticismo nella crisi del positivismo secondo Simmel?
- Come si esprime la nuova esigenza religiosa ai primi del '900?
- Qual è la visione di Schleiermacher riguardo al soggettivismo religioso?
Simmel osserva che, con la crisi del positivismo all'inizio del '900, il misticismo emerge come una tendenza predominante, suggerendo che la religiosità torna a manifestarsi in forme proto anarchiche, superando il pregiudizio positivista che la considerava un bisogno arcaico e non degno dell'uomo moderno.
La nuova esigenza religiosa si manifesta spesso al di fuori delle tradizionali istituzioni religiose, come le chiese, e si presenta in forme mistiche e informali, poiché le religioni tradizionali non riescono più a soddisfare questa nuova ricerca di spiritualità.
Schleiermacher propone che il sentimento religioso sia un'esperienza cosmica, riducendo la dogmatica cristiana a una proiezione della soggettività individuale, dove il contenuto della fede diventa secondario rispetto alla sensibilità religiosa del soggetto.