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Concetti Chiave

  • Habermas critica il concetto di "sostanzialità contraffatta" di Gehlen, sostenendo che le istituzioni non sono originarie ma storiche e contingenti.
  • La critica storica di Habermas mette in evidenza le contraddizioni nel pensiero di Gehlen, ritenendo che il suo approccio reazionario sia incoerente.
  • Habermas adotta una visione progressiva, affermando che le forme etiche si sono evolute nel tempo piuttosto che coesistere simultaneamente.
  • L'etica della reciprocità è centrale nel pensiero di Habermas, che la considera essenziale per la comunicazione tra soggetti razionali, svincolata da istinti biologici.
  • Secondo Habermas, l'etica delle istituzioni rappresenta una forma evoluta dell'etica, enfatizzando la ricerca della verità in discussioni libere e illimitate.

Critica delle istituzioni

La critica parte dal concetto di “sostanzialità contraffatta”, cioè Ursprünglichkeit, un’originarietà che fa riferimento alla tesi di Gehlen delle istituzioni, che avrebbe spacciato per originario (a livello di necessità biologica per l’essere mancante) qualcosa che in realtà non lo è. Secondo Habermas, le istituzioni possono essere criticate, e non vi esiste nulla di così sostanziale da affermarne l’impossibilità di messa in dubbio. Istituzioni che sono sempre storiche e contingenti.

Analisi storica e teoretica

Prima di tutto Habermas si preoccupa di una critica storica, elencando le parti “imbarazzanti” del testo di Gehlen, quelle in cui emerge maggiormente l’aspetto reazionario, nonché esprimendo dubbi sulla coerenza biografica di Gehlen stesso. Contraddizione che, mal gestite, sono proprio l’origine del testo Morale e ipermorale. A tutto ciò segue una critica più teoretico-filosofica, specificamente in senso antropologico. Correttamente, Habermas sceglie qui di dare la parola anche a Gehlen, cioè espone in modo puntuale il punto di vista dell’avversario. Si hanno quindi le quattro radici dell’ethos e loro modalità di interazione (indipendenza in equilibrio quotidiano) e il concetto di rischio annesso al predominio di una sola di esse.

Progresso etico e storia

Habermas, in primo luogo, adotta una visione progressiva, spostando il discorso sul fatto che tali forme si sono susseguite nella storia, nate l’una dalla precedente, sostituendola, e non coesistono contemporaneamente. Ciò a sottolineare progresso e evoluzione nella vita etica dell’umanità, riportando la visione antropologica a una storica di stampo illuminista. Un rovesciamento dell’approccio di fondo di Gehlen, che ragionando da antropologo trascura l’incidenza della storia a favore dell’a-storicità delle istituzioni. Nel far ciò Habermas cita autori come Piaget (psicologo dello sviluppo), nello specifico il concetto di “sviluppo ontogenetico della coscienza morale”, dando così maggiore incidenza allo sviluppo individuale, per fasi, dell’etica. Nelle scienze evolutive è infatti prassi affermare che l’ontogenesi sia un ricapitolo delle fasi filogenetiche dell’umanità fin dalla sua comparsa. In tale prospettiva, l’etica delle istituzioni è solo la forma più sviluppata e non un necessario completamento dell’etica di radice pulsionale. Ciò che ha di particolare è la possibilità di “astrattezza”, con norme di comportamento rispetto ad altri individui che vanno oltre la reciprocità. Non esiste coesistenza di etiche, ma storia universale di progressione.

Etica della reciprocità

Stabilito questo punto di fondo, le forme etiche di Gehlen sono radici storiche e non di origine biologica, quindi non hanno necessità di coesistenza per funzionare e essere organizzate. Inoltre, Habermas pone in conclusione la radice della reciprocità, per ritornare al suo modello di etica del discorso e della comunicazione linguistica. Nella reciprocità non c’è nulla di biologico e innato, pulsionale, ma si tratta semplicemente del fatto che la struttura a priori del discorrere ci obbliga di necessità alla reciprocità, per funzionare. L’etica culminata in reciprocità discorsiva tra soggetti razionali, caratterizzata da condizioni ideali di fondo, ridando importanza alla ricerca della verità, in una “discussione libera e illimitata”, ora che possiamo finalmente rinunciare all’agire strumentale. Gehlen quindi sembrerebbe piuttosto un filosofo che vuole riportare indietro l’umanità, ad un’originarietà “contraffatta”, che invece noi oggi siamo in grado di criticare e sostituire, volendo ridare falsa sostanzialità agli istituti del potere.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il concetto di “sostanzialità contraffatta” secondo Habermas?
  2. Habermas critica l'idea di “sostanzialità contraffatta” di Gehlen, sostenendo che le istituzioni non sono originarie e necessarie, ma storiche e contingenti, e quindi sempre soggette a critica.

  3. Come Habermas affronta la critica storica nei confronti di Gehlen?
  4. Habermas elenca le parti “imbarazzanti” del testo di Gehlen, evidenziando il suo aspetto reazionario e le contraddizioni biografiche, che sono alla base del suo lavoro "Morale e ipermorale".

  5. Qual è la visione di Habermas riguardo al progresso etico nella storia?
  6. Habermas adotta una visione progressiva, affermando che le forme etiche si sono susseguite storicamente, evidenziando un'evoluzione nell'etica umana, contrariamente all'approccio a-storico di Gehlen.

  7. In che modo Habermas riformula l'etica della reciprocità?
  8. Habermas sostiene che l'etica della reciprocità non è biologica o innata, ma è una necessità strutturale del discorrere, che richiede interazione tra soggetti razionali in una discussione libera e illimitata.

  9. Qual è la critica finale di Habermas nei confronti di Gehlen?
  10. Habermas critica Gehlen per voler riportare l'umanità a un'originarietà “contraffatta”, sostenendo che oggi abbiamo la capacità di criticare e sostituire tali idee, rifiutando la falsa sostanzialità degli istituti di potere.

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