Concetti Chiave
- Pitagora ha introdotto nella cultura greca credenze orientali sull'immortalità dell'anima, influenzando profondamente il pensiero filosofico.
- La teoria della metempsicosi sostiene che l'anima si reincarna in nuovi corpi, umani o animali, dopo la morte, rendendola un'entità immortale.
- Le prescrizioni morali pitagoriche, tra cui il divieto di cibarsi di carne, mirano alla purificazione e al rispetto della vita animale, considerata sacra.
- Pitagora era visto dai suoi discepoli come uno sciamano dotato di poteri eccezionali, in grado di conoscere le incarnazioni passate delle persone.
- Il suo insegnamento era estremamente influente, tanto che i discepoli lo indicavano con espressioni come “colui” o “il divino” invece di nominarlo direttamente.
Sembra certo che a Pitagora si debba l’introduzione nella cultura greca di alcune credenze di origine orientale (probabilmente egiziana o addirittura indiana) concernenti l’immortalità dell’anima.
Teoria della metempsicosi
I pitagorici credono infatti che l’anima sia un’entità diversa dal corpo e indipendente da quest’ultimo: secondo la teoria della metempsicosi (“passaggio delle anime”), una volta cessata la vita di un corpo l’anima si incarnerebbe in un altro, dando così luogo a un processo di vera e propria trasmigrazione. All’interno di un simile quadro, l’anima viene concepita come un’entità immortale, destinata dunque a sopravvivere al corpo nel quale si trova di volta in volta a essere incarnata. Secondo Pitagora l’elemento veramente proprio dell’individuo non è dunque il suo corpo, bensì la sua anima: di conseguenza, non è al corpo che si rivolge il messaggio sapienziale dei pitagorici, ma all’anima. Pitagora, inoltre, ritiene che i corpi nei quali l’anima si può reincarnare non sono solamente quelli degli uomini, ma anche quelli di altri esseri viventi, per esempio degli animali. Si spiega in questo modo il divieto, formulato nell’ambito delle prescrizioni morali e religiose della setta, di cibarsi di carne, dal momento che nell’animale ucciso potrebbe esserci stata l’anima che era stata precedentemente di un uomo e che in un uomo si sarebbe potuta incarnare in una successiva fase.
Purificazione e prescrizioni morali
In verità, basterebbe prestare attenzione all’insieme delle prescrizioni pitagoriche, per rendersi conto che l’intero modo di vita della setta è finalizzato al conseguimento di una vera e propria purificazione dalle esigenze, della corporeità; non manca infatti neppure l’invito all’astinenza sessuale.
Pitagora come sciamano
I discepoli di Pitagora vedevano nel maestro una sorta di sciamano, un individuo dotato di capacità e poteri eccezionali (si narrava, per esempio, che fosse in grado, conosciuto un individuo, di elencarne le precedenti venti incarnazioni e che fosse in possesso di qualità divinatorie, in grado cioè di predire il futuro). La sua autorevolezza era tale che gli adepti della setta ne parlavano senza in realtà nominarlo, ma indicandolo con espressioni quali “colui”, “il divino” e così via; basti ricordare che il motto “lo ha detto lui” (in latino ipse dixit) si riferisce proprio a Pitagora
Domande da interrogazione
- Qual è la concezione pitagorica dell'anima e della sua immortalità?
- Perché i pitagorici evitano di cibarsi di carne?
- In che modo Pitagora è visto dai suoi discepoli?
I pitagorici credono che l'anima sia un'entità immortale e indipendente dal corpo, secondo la teoria della metempsicosi, che prevede la trasmigrazione dell'anima in nuovi corpi dopo la morte (testo).
I pitagorici evitano di cibarsi di carne perché credono che l'anima di un uomo possa reincarnarsi in un animale, e quindi mangiare carne significherebbe uccidere un potenziale portatore di un'anima umana (testo).
I discepoli di Pitagora lo considerano una figura sciamanica, dotata di poteri eccezionali, e si riferiscono a lui con espressioni come “colui” o “il divino”, evidenziando la sua autorevolezza e il rispetto che suscitava (testo).