Concetti Chiave
- Il ciclo di vita del prodotto comprende tre fasi: innovazione, maturità e standardizzazione, che riflettono il passaggio da un lancio nazionale a uno mondiale.
- Nella fase di innovazione, i prodotti sono caratterizzati da alti costi e produzione limitata, mentre le aziende godono di un monopolio che consente profitti elevati.
- Durante la maturità, si avvia la produzione di massa a costi inferiori e si inizia a esportare in mercati non ancora serviti, con un primo decentramento della produzione.
- La standardizzazione porta a un consolidamento della tecnologia produttiva, incentivando la delocalizzazione verso paesi con costi di produzione più bassi e manodopera qualificata ma economica.
- Le multinazionali svolgono un ruolo cruciale nel ciclo di vita del prodotto, essendo in grado di finanziare ricerca e sviluppare strategie locali per la diffusione nei mercati di consumo.
Il ciclo di vita del prodotto
Quando un prodotto passa da un lancio su scala nazionale ad un lancio su scala mondiale, la diffusione dell’innovazione tecnologica attraversa tre fasi – innovazione, maturità e standardizzazione – che insieme costituiscono il ciclo di vita del prodotto.
Innovazione - Inizialmente il prodotto ha un carattere innovativo; alle sue spalle esistono numerose ricerche e sperimentazioni e viene prodotto in piccola quantità; il suo costo è piuttosto alto e il mercato di destinazione è ristretto. Tuttavia, il monopolio della tecnologia permette all’impresa produttrice di realizzare dei profitti alti.
Maturità - Messo a punto il prodotto e il conseguente processo produttivo, si passa alla produzione di massa i cui costi sono inferiori. È in questa fase che si ha l’esportazione del prodotto verso i paesi in cui non è ancora conosciuto e ad un primo decentramento della produzione in altri paesi industrializzati.
Standardizzazione - Nella terza fase, la tecnologia produttiva è ormai consolidata per cui il produttore trova molto conveniente fabbricare il prodotto in quei paesi in cui fino ad allora Questa fase può evolvere talmente fino al punto che, per la competitività di questi paesi in termini di costo di produzione, si ha un flusso di esportazioni in senso opposto, cioè in direzione del primo paese produttore.
Strategie di delocalizzazione
Alfine di poter recuperare i forti investimenti iniziali, è opportuno, a livello di convenienza, delocalizzare in paesi con caratteristiche economico-produttive differenti.
La fase di lancio di un prodotto avviene in paesi con alto sviluppo che oltre a possedere un mercato molto ricettivo, possiede tutti gli elementi (disponibilità finanziarie, servizi alle imprese, personale molto qualificato) per mettere a punto le nuove tecnologie produttive. I principali poli che generano innovazione sono gli U.S.A., il Giappone, la Francia, la Germania e la Gran Bretagna. Gli abitanti di questi paesi hanno un reddito molto elevato che permette di collocare sul mercato il nuovo prodotto nonostante l’alto prezzo.
Decentramento produttivo e concorrenza
Nella seconda fase, vengono a mancare le condizioni di monopolio derivate dal fatto si afferma la concorrenza. Questo rende necessario un primo decentramento della produzione verso paesi con tecnologia e reddito di livello intermedio come l’Italia, oppure verso paesi che dispongono di un solido apparato industriale e quindi capaci di produzioni di massa.
Nella terza fase, sorge l’esigenza di ridurre i costi di produzione al fine di ridurre i prezzi e mantenere alta la domanda. La tecnologia impiegata è diventata ormai banale. Ecco perché si ha un ulteriore decentramento verso paesi di bassa tecnologia come i NIC (newly industrialized country) asiatici o dell’America latina. Questa delocalizzazione contribuisce allo sviluppo industriale di tali paesi che tendono a specializzarsi in produzioni avanzate ormai standardizzate. Fanno eccezione le componenti elettroniche la cui produzione è delocalizzata fin dalla prima fase. I vantaggi che questi paesi offrono agli investitori sono i seguenti: presenza di capacità imprenditoriale locale, possibilità di accogliere e rielaborare stimoli innovativi provenienti dall’interno, abbondanza di manodopera qualificata, ma con bassa retribuzione.
Ruolo delle multinazionali
L’intero ciclo è governato, quasi sempre, da gruppi multinazionali, gli unici che sono in gradi di disporre di ingenti capitali sia per finanziare la ricerca iniziale che per sviluppare in seguito strategia adatte locali per la diffusione dei prodotti sui mercati di consumo.
Domande da interrogazione
- Quali sono le fasi del ciclo di vita del prodotto?
- Come si caratterizza la fase di innovazione?
- Qual è l'importanza della delocalizzazione nella fase di maturità?
- Come influisce la concorrenza sulla produzione?
- Qual è il ruolo delle multinazionali nel ciclo di vita del prodotto?
Il ciclo di vita del prodotto si compone di tre fasi: innovazione, maturità e standardizzazione, ognuna caratterizzata da specifiche dinamiche di mercato e produzione.
Nella fase di innovazione, il prodotto è innovativo e costoso, con una produzione limitata e un mercato ristretto, ma il monopolio tecnologico consente all'impresa di ottenere alti profitti.
Durante la fase di maturità, la delocalizzazione diventa cruciale per recuperare investimenti, spostando la produzione in paesi con costi più bassi e capacità industriali, come l'Italia e altri paesi industrializzati.
Con l'affermarsi della concorrenza, si rende necessario un decentramento della produzione verso paesi con tecnologia intermedia, per ridurre i costi e mantenere alta la domanda.
Le multinazionali governano l'intero ciclo di vita del prodotto, disponendo di capitali per finanziare la ricerca e sviluppare strategie locali per la diffusione dei prodotti nei mercati di consumo.