Concetti Chiave
- L’identità personale è un bene intrinseco, riconosciuto a tutti, che garantisce il diritto alla preservazione dell’individualità, indipendentemente da condizioni personali e sociali.
- Il diritto all’identità personale include il diritto dei figli a uno status filiationis, che comprende il riconoscimento della paternità e maternità e l'assunzione del cognome familiare.
- Il diritto alla ricerca delle origini familiari è garantito per i figli adottivi, ma deve essere bilanciato con il diritto all’anonimato della madre naturale.
- Esiste un diritto legislativo alla rettifica, che consente a ogni individuo di correggere informazioni false su di sé, tutelando così la propria identità.
- La tutela giuridica dell’identità personale mira a preservare la personalità e l’integrità morale, proteggendo le informazioni d’identità e notizie riguardanti l’operato di un soggetto.
Il valore dell'identità personale
L’identità personale costituisce «un bene per sé medesima, indipendentemente dalla condizione personale e sociale, dai pregi e dai difetti del soggetto, di guisa che a ciascuno è riconosciuto il diritto a che la sua individualità sia preservata» (sent. 13/1994).
In tal modo anche la tradizionale funzione del cognome quale segno identificativo della discendenza familiare si arricchisce di una distinta tutela, in quanto «strumento identificativo della persona» e dunque «parte essenziale e irrinunciabile della personalità».
Il diritto allo status filiationis
Elemento costitutivo del diritto all’identità personale è il diritto del figlio a uno status filiationis. Esso implica il diritto di agire per il riconoscimento della paternità e maternità e di assumere il nome della propria discendenza familiare, con ciò che ne consegue (ad es. il diritto di ottenere il mantenimento, l’istruzione e l’educazione: sentt. 297/1996, 120/2001 e 494/2002); nonché il diritto a essere identificato, sin dalla nascita, attraverso l’attribuzione del cognome di entrambi i genitori (sent. 286/2016.
Origini familiari e adozione
Il diritto all’identità personale comprende anche il diritto alla ricerca delle proprie origini familiari da parte del figlio adottivo, che deve però essere bilanciato con il diritto all’anonimato eventualmente esercitato dalla madre naturale. La Corte costituzionale ha pertanto dichiarato illegittima una disposizione della legge sull’adozione (l. 184/1983, intitolata dopo la riforma del 2001 «diritto del minore ad una famiglia»), nella parte in cui non consentiva alla persona adottata l’accesso alle informazioni relative alle sue origini senza una previa verifica giudiziale della persistenza della volontà della madre biologica a non essere nominata (sent. 278/2013).
Rettifica e tutela giuridica
Il diritto all’identità personale trova un parziale riconoscimento legislativo nella previsione del diritto alla rettifica, cioè il diritto di ciascuno a che il mezzo di informazione corregga eventuali affermazioni non veritiere sul proprio conto (art. 8 l. 47/1948).
In sostanza, la tutela giuridica dell’identità personale è volta a preservare diversi aspetti della personalità e dell’integrità morale, sin dalla tutela delle informazioni d’identità per giungere alla salvaguardia delle notizie relative all’operato di un determinato soggetto.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato dell'identità personale secondo la Corte costituzionale?
- Quali diritti sono associati allo status filiationis?
- Come si bilancia il diritto alla ricerca delle origini familiari con il diritto all'anonimato della madre naturale?
L'identità personale è considerata un bene intrinseco, che deve essere preservato indipendentemente dalle condizioni personali e sociali, riconoscendo a ciascuno il diritto alla propria individualità (sent. 13/1994).
Il diritto allo status filiationis include il riconoscimento della paternità e maternità, l'assunzione del cognome familiare e il diritto a ricevere mantenimento, istruzione ed educazione (sentt. 297/1996, 120/2001 e 494/2002).
Il diritto alla ricerca delle origini familiari per i figli adottivi deve essere bilanciato con il diritto all'anonimato della madre naturale, come stabilito dalla Corte costituzionale, che ha dichiarato illegittima una legge che limitava l'accesso alle informazioni senza verifica della volontà della madre (sent. 278/2013).