Concetti Chiave
- La seconda metà del XIII secolo segna la specializzazione della scientia iuris, con un focus su diritto penale e arte notarile, affiancando la tradizione accursiana.
- Si sviluppa un rapporto collaborativo tra scuole di diritto e tribunali nei comuni del Regnum Italiae, dove i magistrati non sempre possedevano competenze giuridiche.
- I legum doctores offrivano consilium sapientis iudiciale ai magistrati, creando uno scambio di competenze in cambio di remunerazione.
- Gli statuti comunali formalizzarono la pratica di richiesta di consilium, stabilendo la trasmissione della documentazione al legum doctor e la restituzione con parere giuridico.
- Le raccolte manoscritte di consilia sapientis iudiciale, come quella di San Giminiano, documentano le consulenze giuridiche dell'epoca e il loro valore per la giurisprudenza.
Evoluzione della scientia iuris
La seconda metà del XIII secolo fu caratterizzata dalla progressiva specializzazione nelle varie branche della scientia iuris: i legum doctores scelsero di non opporre, bensì di affiancare alla predominante linea accursiana percorsi specialistici e monotematici, con particolare riferimento all’insegnamento del diritto penale e dell’arte notarile. Mentre nei tribunali avevano luogo le dissentiones dominorum relative a quaestiones emergentes e de facto, Accursio diede vita alla Magna Glossa: nacque così una nuova realtà giuridica europea, nella quale i giuristi operarono una commistione tra la formazione teorica impartita nelle scuole e la discussione pratica a cui si dava rilievo nei tribunali.
Collaborazione tra scuola e foro
Ciò favorì il sorgere di un rapporto collaborazionistico tra scuola e foro all’interno dei comuni del Regnum Italiae, dove ai magistrati non era necessariamente richiesta una formazione di impronta giuridica. I vertici del comune amministravano dunque la giustizia senza essere muniti di una stretta conoscenza della scientia iuris. La sostanziale incompetenza dei magistrati, prima dei consoli e poi dei podestà, determinò il sorgere di un rapporto di scambio di competenze tra le scuole dei legum doctores e le figure politiche poste ai vertici delle realtà comunali: in pratica, i docenti giuravano al console o al podestà di prestargli auxilium e auditorium e questi poteva richiedere a ognuno di loro di dare il proprio autorevole e competente consilium sapientis iudiciale in merito a una causa civilistica o penalistica oggetto di discussione presso il tribunale del comune.
Consilia sapientis e statuti comunali
La possibilità di chiedere il suddetto consilium, ampiamente remunerato, inizialmente si consolidò sotto forma di consuetudine ma trovò ben presto una formale disciplina all’interno degli stessi statuti comunali, i quali prevedevano la trasmissione al legum doctor della documentazione relativa al caso, la restituzione della stessa corredata del consilium, reso cogente dall’autorità del magistrato, del console o del podestà. Talvolta lo statuto poteva persino prevedere il quantum, cioè la parcella da corrispondere al sapiens.
I più autorevoli consilia sapientis iudiciale confluirono in vere e proprie raccolte manoscritte, delle quali la più nota è quella di San Giminiano, al cui interno sono annoverate diverse decine di consilia richiesti dal podestà fiorentino ai più eminenti legum doctores.
Domande da interrogazione
- Qual è stata l'importanza della Magna Glossa di Accursio nella formazione giuridica europea?
- Come si è sviluppato il rapporto tra scuole di legum doctores e magistrati nei comuni del Regnum Italiae?
- In che modo gli statuti comunali hanno formalizzato la pratica dei consilia sapientis?
La Magna Glossa di Accursio ha rappresentato un punto di svolta nella scientia iuris, combinando la formazione teorica delle scuole con la pratica giuridica dei tribunali, creando così una nuova realtà giuridica europea (testo).
Nei comuni del Regnum Italiae, si è instaurato un rapporto collaborativo tra scuole e magistrati, dove i legum doctores fornivano consulenze ai magistrati, che spesso non avevano una formazione giuridica adeguata, creando uno scambio di competenze (testo).
Gli statuti comunali hanno disciplinato formalmente la richiesta di consilia sapientis, prevedendo la trasmissione della documentazione al legum doctor e la restituzione del consilium, che acquisiva valore legale grazie all'autorità del magistrato (testo).