Concetti Chiave
- Le disposizioni penali contro lo sciopero dei dipendenti pubblici sono state abrogate dalla legge 146/1990, introducendo regole più moderne.
- Il diritto di sciopero è riconosciuto a livello internazionale attraverso varie convenzioni, come quella OIL e la Carta sociale europea.
- A livello comunitario, il diritto di sciopero è sancito dall'art. 28 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE, che protegge le azioni collettive dei lavoratori.
- In Italia, lo sciopero è tutelato dall'art. 40 della Costituzione, che stabilisce che deve essere esercitato secondo le leggi vigenti, in particolare per i servizi pubblici essenziali.
- La giurisprudenza italiana ha ulteriormente sviluppato la disciplina del diritto di sciopero, garantendo un quadro normativo solido e articolato.
Abrogazione delle disposizioni penali
L’art. 330 del Codice penale puniva con la reclusione fino a 2 anni lo sciopero dei dipendenti pubblici e degli addetti ai pubblici servizi. L’art. 333 sanzionava invece il singolo lavoratore pubblico che abbandonasse l’ufficio cui era addetto al fine di turbare la continuità o la regolarità del servizio. Queste disposizioni sono state abrogate dalla legge 146/1990 sullo sciopero dei servizi pubblici essenziali, che ha dettato regole innovative e discoste dalle suddette disposizioni penali.
Qual è la tutela internazionale del diritto di sciopero?
Lo sciopero è tutelato anche a livello internazionale e comunitario. Sul piano internazionale. Le fonti internazionali più rilevanti a tal proposito sono:
- la convenzione OIL 98/1949 sulla libertà sindacale e la protezione dei lavoratori;
- i pareri del comitato internazionale CACR che ha declinato lo sciopero come diritto fondamentale;
- la Carta sociale europea firmata a Torino nel 1966, che tutela il diritto di sciopero e la sua attuazione;
- la Convenzione EDU, secondo la quale il diritto di sciopero costituisce un’esternazione necessaria dei diritti di associazione e negoziazione collettiva garantiti dall’art. 11 Cedu.
Tutela comunitaria e italiana del diritto di sciopero
A livello comunitario, invece, il diritto di sciopero ha acquisito una prima forma di tutela solo a partire dal 2000 con l’entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue. L’art. 28 prevede il diritto di datori e lavoratori di ricorrere ad azioni collettive per la difesa dei loro interessi, quindi compresi sciopero e serrata, nonché boicottaggio, ecc.
Nel diritto italiano, infine, lo sciopero è tutelato dall’art. 40 Cost, secondo cui questo deve essere esercitato nell’ambito delle leggi che lo regolano. Tuttavia, l’unica emanata fino ad oggi riguarda lo sciopero dei servizi pubblici essenziali. Ciononostante la disciplina non è lacunosa: negli anni la materia è stata regolata dai giuristi e, soprattutto, dalla giurisprudenza comune e costituzionale.
Domande da interrogazione
- Quali erano le sanzioni previste dal Codice penale per lo sciopero dei dipendenti pubblici?
- Quali sono le principali fonti internazionali che tutelano il diritto di sciopero?
- Come è tutelato il diritto di sciopero a livello comunitario e italiano?
L’art. 330 del Codice penale prevedeva la reclusione fino a 2 anni per lo sciopero dei dipendenti pubblici, mentre l’art. 333 puniva il singolo lavoratore pubblico che abbandonava l'ufficio per turbare il servizio. Queste disposizioni sono state abrogate dalla legge 146/1990.
Le fonti internazionali più rilevanti includono la convenzione OIL 98/1949, i pareri del comitato internazionale CACR, la Carta sociale europea del 1966 e la Convenzione EDU, che riconosce lo sciopero come un diritto fondamentale.
A livello comunitario, il diritto di sciopero è tutelato dall’art. 28 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue dal 2000. In Italia, è garantito dall’art. 40 della Costituzione, ma la regolamentazione specifica riguarda principalmente lo sciopero nei servizi pubblici essenziali.