Concetti Chiave
- La responsabilità civile del datore di lavoro può essere invocata dai lavoratori per risarcimenti non coperti da Inail, inclusi danni morali e differenziali.
- L'Inail può agire in regresso per recuperare le somme erogate ai lavoratori in caso di inabilità, chiedendo il rimborso al datore di lavoro.
- L'articolo 2087 c.c. obbliga il datore di lavoro a proteggere la dignità e l'integrità morale dei lavoratori, prevenendo atti di mobbing e molestie.
- Il mobbing è definito come comportamenti persecutori sistematici nei confronti di un lavoratore, che causano emarginazione e disagio.
- Per configurare il mobbing, è necessario che gli atti vessatori siano ripetuti per almeno sei mesi e lesivi della salute o dignità del dipendente.
Responsabilità civile del datore di lavoro
La responsabilità civile del datore di lavoro può essere fatta valere su due piani:
- da parte del lavoratore, come azione di responsabilità volta a richiedere il risarcimento dei danni non coperti dalle prestazioni assicurative dell’Inail (danni complementari, fra i quali rientrano il danno morale è quello esistenziale), e per ottenere il risarcimento del cosiddetto danno differenziale, cioè il danno biologico eccedente l'importo erogabile dall'Inail;
- da parte dell’Inail, sotto forma di azione di regresso, volta a richiedere al datore di lavoro il rimborso delle somme corrispondenti alle prestazioni economiche erogate al lavoratore durante il periodo di inabilità lavorativa.
Tutela della dignità del lavoratore
Inoltre, l’articolo 2087 c.c. impone al datore di lavoro di proteggere, oltre all'integrità fisica, la personalità morale del lavoratore. La norma mira a tutelare la dignità del lavoratore di fronte a fenomeni quali il mobbing o le molestie sessuali. Il termine «mobbing» deriva dal verbo inglese to mob, utilizzato dalla scienza per descrivere il comportamento di quei branchi animali che emarginano un componente, mettendolo in una situazione di disagio e sofferenza. Nel diritto del lavoro, il mobbing indica gli atti vessatori o persecutori posti in essere nei confronti di un dipendente dal datore di lavoro (mobbing verticale o strategico) o dai colleghi (mobbing orizzontale).
Partendo dalla definizione scientifica di mobbing, la giurisprudenza ha sviluppato in modo preciso le caratteristiche degli atti vessatori sul luogo di lavoro. Dal punto di vista giuridico, si ha mobbing quando sono commessi a danno di un lavoratore, in modo sistematico e reiterato per un certo periodo di tempo (almeno sei mesi), comportamenti persecutori finalizzati all’emarginazione. I suddetti atti costituiscono mobbing se sono lesivi della salute, della personalità o della dignità del dipendente.
Domande da interrogazione
- Quali sono le responsabilità civili del datore di lavoro nei confronti dei lavoratori?
- Come viene tutelata la dignità del lavoratore secondo la legge?
- Quali sono le caratteristiche del mobbing nel contesto lavorativo?
La responsabilità civile del datore di lavoro può essere fatta valere sia dal lavoratore, per richiedere il risarcimento di danni non coperti dall'Inail, sia dall'Inail stesso, che può chiedere il rimborso delle somme erogate al lavoratore durante l'inabilità lavorativa.
L'articolo 2087 c.c. impone al datore di lavoro di proteggere non solo l'integrità fisica, ma anche la personalità morale del lavoratore, tutelandolo da fenomeni come il mobbing e le molestie sessuali.
Il mobbing si verifica quando un lavoratore subisce, in modo sistematico e reiterato per almeno sei mesi, comportamenti persecutori che mirano all'emarginazione e che risultano lesivi della sua salute, personalità o dignità.