Concetti Chiave
- I sabiniani sostenevano che l'acquisto della proprietà per occupazione di una res nec mancipi fosse a titolo originario, considerandola una res nullius una volta abbandonata.
- I proculiani, al contrario, ritenevano che l'abbandono di una res nec mancipi fosse destinato a un soggetto indeterminato, negando l'acquisizione per occupazione.
- Le res nec mancipi potevano essere acquisite per occupazione, poiché l'abbandono le trasformava in beni privi di proprietario.
- Le res mancipi, invece, non potevano essere acquisite per occupazione; l'abbandono implicava solo la perdita del possesso, non della proprietà.
- La proprietà delle res mancipi derelicta poteva essere acquisita solo tramite usucapione, mantenendo il diritto di proprietà per il titolare originale.
Discussione tra sabiniani e proculiani
Le modalità tramite cui si acquisiva la proprietà per occupazione di una res nec mancipi sono state ampiamente discusse da sabiniani e proculiani:
- i sabiniani ritenevano che l’acquisto della proprietà per occupazione di una res nec mancipi fosse a titolo originario. Secondo i sabiniani, una res nec màncipi abbandonata diventava una res nullius, per cui l’acquisto di tale bene poteva avvenire per occupazione e dunque a titolo originario;
- i proculiani sostenevano invece che, colui che avesse abbandonato la propria res nec màncipi, lo avesse fatto al fine di destinarla a un soggetto indeterminato (traditio in incertam personam), e dunque non potesse avvenire l’acquisizione della proprietà per occupazione.
Acquisizione delle res nec mancipi
Le res nec màncipi (cose di minor valore) potevano essere acquistate per occupazione perché, nello scontro dottrinario tra sabiniani e proculiani prevalse la posizione dei sabiniani.
Il secondo caso riguarda invece la proprietà per occupazione delle res màncipi derelicta. A differenza di quanto accadeva per le cose di minor valore, però, secondo il diritto romano non era possibile acquisire una res màncipi per occupazione: l’abbandono della res màncipi da parte del proprietario non ne cagionava la perdita. L’abbandono della res mancipi, infatti, determinava la perdita del possesso (poiché veniva meno il corpus possessionis) ma mai la perdita della proprietà (in quanto persisteva l’animus possidendi). L’acquisizione della proprietà su una res màncipi derelicta, quindi, poteva avvenire solo per usucapione.
In sintesi, i romani consentivano l’occupazione delle res nec mancipi poiché ritenevano che una res nec mancipi abbandonata divenisse una res nullius; al contrario, le res mancipi non potevano, in alcun caso, essere acquistate per occupazione, poiché l’abbandono di una res mancipi determinava solo ed esclusivamente la perdita del possesso e mai il venir meno del diritto di proprietà che il titolare vantava sul bene.
Domande da interrogazione
- Qual è la differenza principale tra la posizione dei sabiniani e quella dei proculiani riguardo all'acquisizione della proprietà per occupazione?
- Cosa accadeva alle res nec mancipi abbandonate secondo il diritto romano?
- Come si differenzia l'acquisizione delle res mancipi da quella delle res nec mancipi?
I sabiniani sostenevano che l'acquisto della proprietà per occupazione di una res nec mancipi fosse a titolo originario, mentre i proculiani ritenevano che l'abbandono di una res nec mancipi non permettesse l'acquisizione per occupazione, poiché il bene era destinato a un soggetto indeterminato (traditio in incertam personam).
Secondo il diritto romano, le res nec mancipi abbandonate diventavano res nullius, permettendo così l'acquisizione della proprietà per occupazione, posizione sostenuta dai sabiniani.
Mentre le res nec mancipi potevano essere acquisite per occupazione, le res mancipi non potevano esserlo; l'abbandono di una res mancipi comportava solo la perdita del possesso, ma non della proprietà, che rimaneva al titolare.