Concetti Chiave
- Per contestare giuridicamente il mobbing, è fondamentale provare il nesso di causalità tra le azioni persecutorie e il danno subito dalla vittima.
- Il mobbing verticale, attuato dal datore di lavoro, è considerato particolarmente grave e può comprendere atti legittimi con fini vessatori.
- Comportamenti come il demansionamento diventano mobbing solo se accompagnati da ulteriori azioni che indicano una strategia persecutoria.
- Il lavoratore ha diritto al risarcimento dei danni se l'illecito viene accertato, con responsabilità contrattuale che varia a seconda della forma di mobbing.
- La giurisprudenza recente ha riconosciuto l'illiceità dello straining, una forma attenuata di mobbing che comunque danneggia l'integrità del lavoratore.
Requisiti legali del mobbing
Affinché il mobbing sia giuridicamente contestabile, in fase giurisprudenziale deve essere dimostrato il nesso di causalità fra le condotte persecutori e il danno subito dalla vittima. Bisogna inoltre dimostrare l’elemento soggettivo, cioè l’intento dell’imputato di ledere la persona cui il mobbing è diretto.
Mobbing verticale e atti illeciti
Il mobbing verticale, in quanto posto in essere dal datore di lavoro, è considerato particolarmente grave. Nella maggior parte dei casi, esso consta di atti già il legittimi sulla base delle regole disciplinari del contratto di lavoro, come un demansionamento, un trasferimento o persino il licenziamento. Questi atti, di per sé illeciti, costituiscono mobbing quando risultano affiancati da un fine vessatorio. Ad esempio, un demansionamento non è sempre mobbing, ma viene considerato tale se ad esso si aggiungono ulteriori comportamenti aggravanti, come il ritiro di un benefit, che lasciano intendere una strategia persecutoria nei riguardi del dipendente oggetto delle suddette restrizioni. Possono costituire mobbing persino atti in sé legittimi, come l'effettuazione di più visite mediche su un lavoratore in malattia, la cui reiterazione sia considerata vessatoria.
Risarcimento e responsabilità contrattuale
Se l'illecito viene accertato dal giudice, il lavoratore ha diritto al risarcimento dei danni per violazione dell'articolo 2087 c.c., quindi per responsabilità contrattuale. Questa può essere diretta, se il mobbing è verticale, o indiretta, in caso di mobbing orizzontale.
Talvolta, le fattispecie in cui ricorre il mobbing possono essere aggravate dalle molestie sessuali sul luogo di lavoro.
Infine, negli anni recenti la giurisprudenza ha ammesso l’illiceità del cosiddetto «straining». Si tratta di una forma attenuata di mobbing, considerata tale perché in essa non si riscontra la continuità delle azioni vessatorie, le quali sono comunque lesive di beni come l'integrità fisica e morale.
Domande da interrogazione
- Quali sono i requisiti legali per dimostrare il mobbing?
- In che modo il mobbing verticale si differenzia da altre forme di mobbing?
- Qual è il diritto al risarcimento in caso di mobbing accertato?
Per contestare giuridicamente il mobbing, è necessario dimostrare il nesso di causalità tra le condotte persecutorie e il danno subito dalla vittima, oltre all'elemento soggettivo, ovvero l'intento di ledere da parte dell'imputato.
Il mobbing verticale, attuato dal datore di lavoro, è considerato particolarmente grave e può includere atti legittimi come demansionamenti o trasferimenti, che diventano mobbing solo se accompagnati da un fine vessatorio, come il ritiro di benefit.
Se il mobbing è accertato dal giudice, il lavoratore ha diritto al risarcimento dei danni per responsabilità contrattuale, che può essere diretta nel caso di mobbing verticale o indiretta in caso di mobbing orizzontale.