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Concetti Chiave

  • Le richieste referendarie sono inammissibili se contengono domande eterogenee che ostacolano una scelta chiara, come stabilito dalla sentenza costituzionale 16 del 1978.
  • La Corte considera un quesito omogeneo se è riconducibile a un principio abrogativo comune che unisce le disposizioni diverse.
  • Un quesito chiaro deve consentire all'elettore di comprendere l'oggetto dell'abrogazione, le sue conseguenze e il fine desiderato.
  • Le richieste abrogative non ammissibili includono quelle che non producono risultati utili o che presentano false alternative agli elettori.
  • Il referendum non deve essere usato per perseguire fini propositivi, evitando modifiche al contesto normativo tramite tecniche di "taglia e cuci".

Inammissibilità delle richieste referendarie

La richiesta referendaria è inammissibile quando contiene una pluralità di domande eterogenee che impediscono una scelta univoca. Così, nella sentenza costituzionale 16 del 1978, non fu ritenuta ammissibile la richiesta di abrogazione relativa a quasi cento articoli del codice penale aventi ad oggetto materie disparate (dalla pena dell’ergastolo ai reati commessi a mezzo stampa, dalla rivelazione dei segreti di stato all’interruzione di pubblico servizio), e così anche quella concernente l’intero codice penale militare.

In entrambi i casi la Corte giudicò che era impossibile estrarre un quesito razionalmente unitario. Allo stesso modo, fu giudicata inammissibile la richiesta relativa all’art. 842 del codice civile (passaggio nel fondo altrui per l’esercizio della caccia e della pesca), per il fatto che il quesito avrebbe inciso su due ipotesi distinte (caccia e pesca): ciò avrebbe precluso all’elettore favorevole all’abrogazione solo dell’una o dell’altra di operare una scelta fra le due (sent. 28/1987).

Principio di omogeneità e chiarezza

In buona sostanza, dunque, qualora il quesito riguardi una pluralità di disposizioni diverse, la Corte lo ritiene omogeneo se esso è riconducibile a un comune principio abrogativo in grado di tenerle tutte insieme. L’omogeneità diventa il presupposto per un quesito chiaro: un quesito è chiaro quando l’elettore è in grado di capire qual è l’oggetto dell’abrogazione, quali ne sono le conseguenze e qual è il fine che si intende perseguire.

Valutazione della Corte

Per questo la Corte valuta anche, da una parte, che il quesito sia idoneo al conseguimento del fine voluto dai promotori del referendum (non sono ammissibili richieste abrogative «da cui non consegue alcun utile risultato» o che propongono all’elettore «una falsa alternativa»: sentt. 36 e 43/2000, 5/2015); dall’altra, che il fine non sia perseguito in modo contrario alla natura dell’istituto referendario, trasformandolo surrettiziamente in un tipo di referendum, quello propositivo, che l’ordinamento non contempla (non sono ammissibili richieste che, mediante una tecnica di «taglia e cuci», producono risultati innovativi del tutto estranei al contesto normativo: sentt. 36/1997, 38, 40 e 50/2000, 43/2003, 26/2017).

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Domande da interrogazione

  1. Quali sono le condizioni di inammissibilità delle richieste referendarie?
  2. Le richieste referendarie sono inammissibili quando contengono domande eterogenee che impediscono una scelta univoca, come evidenziato nella sentenza costituzionale 16 del 1978, dove furono ritenute inammissibili richieste riguardanti articoli disparati del codice penale.

  3. Che cosa si intende per principio di omogeneità nei quesiti referendari?
  4. Il principio di omogeneità implica che un quesito è considerato omogeneo se può essere ricondotto a un comune principio abrogativo, il che è fondamentale per garantire la chiarezza del quesito stesso, come spiegato nel testo.

  5. Come valuta la Corte la validità di un quesito referendario?
  6. La Corte valuta se il quesito sia idoneo a conseguire il fine voluto dai promotori e se non trasformi il referendum in un tipo propositivo non contemplato dall'ordinamento, come indicato nelle sentenze 36 e 43/2000 e 36/1997.

Domande e risposte

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