Concetti Chiave
- La distinzione tra ordinamenti laici e confessionali si basa sul ruolo delle fonti divine e sull'accettazione di una specifica religione da parte dello stato.
- Le fonti necessitate sono create per garantire la conservazione dell'ordinamento statale e si configurano come strumento di salvaguardia in situazioni di crisi.
- La costituzione è considerata la fonte superprimaria di ogni ordinamento, stabilendo la base giuridica per le altre fonti di diritto.
- In situazioni di crisi, alcune costituzioni possono autorizzare modifiche temporanee della gerarchia delle fonti per permettere interventi urgenti da parte degli organi costituzionali.
- Le deroghe costituzionali possono sorgere in assenza di previsioni specifiche, giustificate dalla necessità di mantenere l'ordinamento legale in condizioni straordinarie.
Distinzione tra ordinamenti laici e confessionali
In base alla posizione che le fonti divine assumono all’interno di uno stato bisogna distinguere tra ordinamenti laici (che considerano rilevante solo il diritto prodotto dalle istituzioni politiche) e ordinamenti confessionali (che accettano ufficialmente una data religione). Queste due categorie generali sono affiancate da diverse variazioni: alcuni stati accettano la rilevanza del diritto canonico solo in parte; altri ordinamenti, in particolare quelli africani e asiatici, riconoscono la prevalenza del diritto divino solo in materia di diritto di famiglia; infine, in Israele il diritto ebraico è considerato la legge del popolo ebraico nonostante non coincida con le fonti politiche dello stato di Israele.
Ruolo delle fonti necessitate
Le fonti divine sono affiancate da quelle necessitate, giustificate dal principio di conservazione di ogni ordinamento. La loro creazione mira dunque alla salvaguardia dell’ordinamento statale in cui trovano attuazione.
Al di là della classificazione delle fonti primarie e secondarie, la fonte più preminente di ogni ordinamento è la costituzione. Essa, infatti, si configura come «fonte superprimaria».
Modifiche costituzionali in situazioni di crisi
In casi di particolare necessità e urgenza, le stesse costituzioni possono prevedere modifiche della struttura gerarchica delle fonti: la costituzione francese, ad esempio, demanda al presidente della Repubblica poteri di eccezione in caso di crisi degli organi costituzionali. In quest’ipotesi, dunque, è lo stesso testo a prevedere e autorizzare procedure derogatorie delle disposizioni costituzionali.
Deroghe costituzionali e fonti necessitate
Se, però, la costituzione non prevede alcuna deroga delle proprie disposizioni, qualora gli organi costituzionali adottino misure di intervento prive di base giuridica, queste si giustificano a causa dell’esigenza di conservazione dell’ordinamento (necessita). Le fonti necessitate operano soprattutto negli ordinamenti garantisti, che tendono cioè a offrire un’esauriente disciplina dei modi di produzione del diritto nei propri testi costituzionali, privilegiando la certezza e la conoscibilità preventiva degli organi preposti alla creazione dei precetti giuridici.
Domande da interrogazione
- Qual è la principale differenza tra ordinamenti laici e confessionali?
- Qual è la fonte più importante di ogni ordinamento giuridico?
- Cosa accade alle disposizioni costituzionali in situazioni di crisi?
Gli ordinamenti laici considerano solo il diritto prodotto dalle istituzioni politiche, mentre quelli confessionali accettano ufficialmente una religione specifica, come evidenziato nel testo.
La fonte più preminente di ogni ordinamento è la costituzione, definita nel testo come «fonte superprimaria», che guida la creazione delle altre fonti necessitate.
In situazioni di crisi, le costituzioni possono prevedere modifiche alla gerarchia delle fonti, come nel caso della costituzione francese, che conferisce poteri di eccezione al presidente della Repubblica per affrontare tali emergenze.