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Concetti Chiave

  • Gli atti unilaterali e le fonti previste da accordi non sono giuridicamente vincolanti, ma sono essenziali per la creazione di accordi multilaterali nel diritto internazionale.
  • Il soft law comprende atti come raccomandazioni e dichiarazioni, che, pur non avendo forza normativa, possono influenzare la formazione di regole giuridiche internazionali.
  • Le raccomandazioni delle Nazioni Unite sono un esempio di soft law che, se consolidate nel tempo, possono dar vita a nuove consuetudini e accordi internazionali.
  • La fonte comoda consente di ignorare quale potere giuridico interno possa concludere atti di forma internazionale, facilitando la cooperazione tra stati.
  • La violazione di documenti di soft law compromette il principio di buona fede, come stabilito dall'articolo 18 della Convenzione di Vienna, influenzando le relazioni tra stati contraenti.

Atti unilaterali e soft law

Gli atti unilaterali sopraccitati possono essere esperiti dai soggetti di diritto internazionale. Ad essi sono affiancate le cosiddette «fonti previste da accordi», che non costituiscono una forma autonoma di diritto (non sono giuridicamente vincolanti) ma che, allo stesso tempo, vengono adottate per elaborare la maggior parte degli accordi multilaterali. Si può trattare di un atto promulgato da un’organizzazione internazionale o redatto nel corso di una conferenza diplomatica (carta, dichiarazione, piano di azione, linee guida, ecc). Tali atti vengono definiti di soft law, cioè «atti quasi giuridici» che, pur non godendo di una propria forza normativa, costituiscono spesso un elemento significativo per la formazione o il consolidamento di regole giuridiche internazionali.

Raccomandazioni e consuetudine

Un esempio è costituito dalle raccomandazioni, atto politico non vincolante (soft-law). In particolare, le raccomandazioni delle Nazioni unite hanno un valore certamente fondamentale perché, se ripetute e consolidate nel corso del tempo, possono costituire il sorgere di una nuova consuetudine o formare oggetto di un accordo internazionale.

Si tratta di una cosiddetta «fonte comoda»: essa consente di non tener conto di quale potere giuridico interno è autorizzato a concludere quell’atto di forma internazionale.

Secondo l’internazionalista italiano Igor Forte, autore della teoria dell’effetto di liceità delle raccomandazioni delle Nazioni unite, qualora uno stato violi il contenuto di una fonte quasi giuridica di diritto internazionale per ottemperare un accordo internazionale, vincolante, non sarà ritenuto responsabile per tale violazione.

Principio di buona fede

Tuttavia, la mancata osservanza di un documento di soft law implica una violazione del principio di buona fede: nel caso in cui una dichiarazione bilaterale fra due stati non sia rispettata da uno dei due contraenti si dice che lo stato inosservante ha operato una violazione. L’articolo 18 della Convenzione di Vienna del 1969 dispone che nessuno stato contraente possa adottare comportamenti contrastanti con l’obiettivo dell’accordo anche se ancora non in vigore (principio di coerenza: articolazione del principio di buona fede).

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo degli atti unilaterali e del soft law nel diritto internazionale?
  2. Gli atti unilaterali e il soft law, come le raccomandazioni delle Nazioni Unite, non sono giuridicamente vincolanti ma possono influenzare la formazione di regole giuridiche internazionali, contribuendo alla creazione di consuetudini e accordi multilaterali.

  3. Come possono le raccomandazioni delle Nazioni Unite influenzare il diritto internazionale?
  4. Le raccomandazioni delle Nazioni Unite, pur essendo atti politici non vincolanti, possono, se consolidate nel tempo, dar vita a nuove consuetudini o diventare oggetto di accordi internazionali, come sottolineato dalla teoria di Igor Forte.

  5. Qual è l'importanza del principio di buona fede nel contesto degli atti di soft law?
  6. La mancata osservanza di documenti di soft law viola il principio di buona fede, come stabilito dall'articolo 18 della Convenzione di Vienna, che richiede coerenza tra le azioni degli stati e gli obiettivi degli accordi, anche se non ancora in vigore.

Domande e risposte

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