Concetti Chiave
- La Costituzione italiana garantisce la libertà dell'iniziativa economica privata, a condizione che rispetti le leggi sulla concorrenza.
- Gli atti di concorrenza sleale includono la confusione tra prodotti, la denigrazione e altri comportamenti scorretti verso i concorrenti.
- Tra le pratiche sleali, si evidenziano lo storno di dipendenti qualificati e la réclame comparativa, che copia le strategie pubblicitarie altrui.
- L'imprenditore danneggiato può richiedere un'azione inibitoria per fermare gli atti sleali e ottenere un risarcimento, incluso la pubblicazione della sentenza.
- In caso di atti di concorrenza sleale che configurano reato, l'imprenditore può anche perseguire l'azione in sede penale.
Principi costituzionali e concorrenza
La Costituzione italiana afferma il principio secondo il quale l’iniziativa economica privata è libera, ma deve essere svolta secondo disposizioni di legge.
In particolare l’imprenditore deve rispettare le regole della concorrenza previste dal codice civile.
Di conseguenza l’imprenditore non deve porre in essere atti di concorrenza sleale che sono:
1. La confusione;
2. La denigrazione;
3. Ogni altro atto comunque contrario alla correttezza professionale.
Secondo atti di concorrenza sleale, quelli con i quali l’imprenditore tende a creare una vera e propria confusione in tutto o in parte dei propri prodotti con quelli del concorrente, per approfittare del successo di quest’ultimo.
Egualmente sono di confusione gli atti di denigrazione, con i quali l’imprenditore scorretto diffonde notizie false che mettono in cattiva luce i prodotti del concorrente al fine di sottrargli fette di consumatori.
Nella terza categoria, rientrano tutti gli altri atti che potenzialmente possono danneggiare il concorrente.
Tra questi, due meritano attenzione:
1. Lo storno di dipendente;
2. La réclame comparativa.
Nel primo caso, l’imprenditore scorretto cerca di sottrarre al concorrente un suo dipendente che sarà particolarmente qualificato.
La réclame comparativa è invece la copia della pubblicità del concorrente.
Strumenti di tutela legale
L’atto di concorrenza sleale concretizza sempre un illecito atto di natura civile che deve essere sanzionato. Ciò significa che l’imprenditore danneggiato, deve avere nei confronti dell’atto di concorrenza sleale uno strumento di tutela. È tale l’azione “inibitoria”, con la quale l’imprenditore danneggiato chiede al giudice che vengano meno gli effetti dell’atto di concorrenza sleale. Il giudice, eventualmente, ordinerà la cessazione degli effetti e ad esempio il ritiro del commercio della merce simile in tutto o in parte a quella dell’imprenditore danneggiato.
Pubblicazione della sentenza
Successivamente, il giudice potrà disporre il risarcimento del danno in favore del danneggiato e la pubblicazione della sentenza di condanna su uno o più quotidiani aventi tiratura nazionale. La pubblicazione della sentenza su uno o più giornali, ha il chiaro scopo di portare a conoscenza della pubblica opinione il comportamento non rispettoso delle regole da parte dell’imprenditore scorretto. In questa maniera il c.c. assicura all’imprenditore virtuoso una tutela urgente che impedisce sia il maturare di un danno sia l’eventuale aggravamento dei danni o di parte di essi.
Possibili azioni penali
Naturalmente, nulla vieta all’imprenditore di sollevare questione anche in altre sedi (la sede penale) se l’atto di concorrenza sleale dovesse configurare l’ipotesi del reato punito dal codice civile.
Domande da interrogazione
- Qual è il principio fondamentale riguardante l'iniziativa economica privata in Italia?
- Quali sono gli atti di concorrenza sleale che un imprenditore deve evitare?
- Quali strumenti legali ha a disposizione un imprenditore danneggiato da atti di concorrenza sleale?
La Costituzione italiana stabilisce che l'iniziativa economica privata è libera, ma deve essere esercitata nel rispetto delle disposizioni di legge, in particolare quelle relative alla concorrenza.
Gli atti di concorrenza sleale includono la confusione, la denigrazione e altri atti contrari alla correttezza professionale, come lo storno di dipendente e la réclame comparativa.
L'imprenditore danneggiato può intraprendere un'azione inibitoria per chiedere la cessazione degli effetti dell'atto sleale e, successivamente, richiedere il risarcimento del danno e la pubblicazione della sentenza su quotidiani nazionali.