Concetti Chiave
- L'articolo 21 della Costituzione tutela la libertà di stampa, ma stabilisce limiti legati al buon costume, vietando contenuti contrari a questo principio.
- Il buon costume è definito dal comune senso del pudore, con particolare riferimento alla sfera sessuale, e varia secondo il sentimento collettivo.
- Negli ambiti artistico, letterario e didattico, il buon costume non impone limitazioni rigide, consentendo la rappresentazione di opere d'arte anche nella loro nudità.
- La libertà di espressione deve sempre rispettare i diritti inalienabili dell'uomo e il senso di umanità, evitando comportamenti oscenità.
- Il concetto di buon costume è in continua evoluzione e soggetto a interpretazioni che si adattano ai cambiamenti sociali e culturali.
Libertà di stampa e limiti
Mentre il primo e l’ultimo comma dell’articolo 21 riguardano ogni forma di espressione di pensiero, i commi centrali (2, 3, 4) si soffermano, in particolare, sulla tutela della libertà di stampa. l’ultimo comma stabilisce un limite esplicito alla libertà di manifestazione di pensiero: sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume.
Evoluzione del buon costume
Il concetto di buon costume si riferisce al comune senso del pudore. Sul piano del diritto costituzionale e, in particolare, alla luce dell’articolo 21, il concetto di buon costume implica un significato in senso stretto: il codice penale definisce buon costume «il comune senso del pudore (che attiene alla sfera sessuale) secondo sentimento medio della collettività». Il concetto di buon costume evocato nel 1948 ha subito, nel corso degli ultimi decenni, modificazioni e interpretazioni più elastiche. L’ambito artistico, letterario e didattico non sono soggetti alle strette limitazioni imposte dal concetto di buon costume: sulla base di quanto stabilito dal costituente, la rappresentazione di statue e opere d’arte nude, evocanti la bellezza naturale, o di spettacoli teatrali in cui sia prevista la presenza di personaggi nudi, non sono contrarie al concetto di buon costume poiché, ai sensi dell’articolo 33, l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento. L’assenza del limite di oscenità e di buon costume deve essere sempre conforme al senso di umanità e ai diritti inalienabili, indisponibili e imprescrittibili di cui ogni uomo è titolare. SI pensi, ad esempio, a una lezione di medicina: qualora un docente di anatomia facesse vedere ai suoi studenti un corpo umano nudo per spiegare le caratteristiche degli organi sessuali, tale azione non sarebbe soggetta ad alcun senso di contrarietà al concetto di buon costume; se egli chiedesse però ad uno dei suoi studenti di denudarsi per raggiungere il medesimo fine, quest’azione sarebbe invece contraria ai limiti di oscenità e al senso di umanità.
Il concetto di buon costume è in continua evoluzione: esso, dunque, è soggetto a nuove e costanti interpretazioni.
Domande da interrogazione
- Qual è il limite esplicito alla libertà di manifestazione di pensiero secondo l'articolo 21?
- Come si è evoluto il concetto di buon costume nel tempo?
- Qual è la distinzione tra le rappresentazioni artistiche e le azioni contrarie al buon costume?
L'ultimo comma dell'articolo 21 stabilisce che sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le manifestazioni contrarie al buon costume.
Il concetto di buon costume, inizialmente definito in modo rigido, ha subito modifiche e interpretazioni più elastiche, specialmente in ambito artistico e didattico, dove opere d'arte e rappresentazioni non sono considerate contrarie al buon costume, come stabilito dall'articolo 33.
Le rappresentazioni artistiche, come statue o spettacoli teatrali con nudità, non violano il buon costume, mentre azioni come chiedere a uno studente di denudarsi per scopi didattici sarebbero contrarie ai limiti di oscenità e al senso di umanità.