Concetti Chiave
- Le istituzioni socialiste detenevano un potere maggiore rispetto a quelle liberali, grazie alla collettivizzazione dei beni e alla delegazione tramite i soviet.
- Il centralismo democratico nelle forme di stato socialista esclude il dibattito su opinioni minoritarie, riducendo il pluralismo politico.
- Le costituzioni socialiste si concentravano sui diritti e doveri collettivi piuttosto che sulla libertà individuale, influenzando anche la Costituzione italiana.
- Le costituzioni degli stati socialisti erano soggette a continue riscritture, come evidenziato dalla successione di carte costituzionali in Russia.
- Il concetto di «costituzionalismo dinamico» si riferisce alla natura sperimentale e in continua evoluzione delle costituzioni socialiste.
Il potere delle istituzioni socialiste
Nella forma di stato socialista, le istituzioni esercitavano un potere nettamente maggiore rispetto a quanto accadeva negli stati liberali. Ciò trova le proprie motivazioni nella collettivizzazione dei beni sul piano statale. Paradossalmente, dunque, nella forma di stato in cui il potere era detenuto dal popolo, il suo esercizio era in maniera rilevante demandato a istituzioni pubbliche.
Attraverso un meccanismo di delegazione a cascata realizzato mediante la formazione dei soviet, si riuscì a istituire una forma di stato apparentemente democratica.
Le istituzioni pubbliche a cui era demandato l’esercizio del potere legislativo sottostavano al cosiddetto «principio di doppia dipendenza»: ogni organo legislativo dipendeva orizzontalmente dalla comunità di soggetti da cui i membri dell’organo sono stati scelti; verticalmente dall’organo legislativo superiore.
Il centralismo democratico
Come nella forma di stato autoritaria, anche in quella socialista vigeva il cosiddetto «centralismo democratico», principio secondo cui la maggioranza politica in merito a un determinato argomento esclude in maniera efficace il dibattito su opinioni minoritarie. Socialismo e autoritarismo abbandonarono dunque ogni forma di pluralismo.
Costituzioni socialiste e pluralismo
A differenza del liberalismo, inoltre, le costituzioni socialiste non ponevano particolare attenzione alla libertà dei singoli in quanto tali, bensì ai loro diritti e doveri in funzione del raggiungimento del progetto sociale collettivo. Questa tendenza è stata in parte recepita anche dalla Costituzione della Repubblica italiana. L’articolo 41, ad esempio, parla di «utilità sociale» della proprietà, il cui esercizio è dunque finalizzato alla realizzazione di un progetto economico-sociale di natura collettiva.
Riscrittura delle costituzioni socialiste
Gli stati che aderirono al socialismo furono caratterizzati dalla continua riscrittura dei testi costituzionali. In Russia, ad esempio, si susseguirono diverse carte costituzionali: una nel 1918 (costituzione programma); poi nel 1924 (costituzione bilancio); ancora nel 1936 e infine nel 1976. A tal proposito si parla di «costituzioni sperimentali» e di «costituzionalismo dinamico».
Domande da interrogazione
- Qual è la principale differenza tra il potere esercitato dalle istituzioni socialiste e quello degli stati liberali?
- Che cos'è il "centralismo democratico" e come influisce sul dibattito politico?
- In che modo le costituzioni socialiste differiscono da quelle liberali riguardo ai diritti individuali?
Nella forma di stato socialista, le istituzioni esercitavano un potere nettamente maggiore rispetto agli stati liberali, poiché il potere era delegato a istituzioni pubbliche attraverso la collettivizzazione dei beni statali.
Il "centralismo democratico" è un principio che esclude il dibattito su opinioni minoritarie, permettendo alla maggioranza politica di dominare le decisioni, riducendo così il pluralismo sia nel socialismo che nell'autoritarismo.
Le costituzioni socialiste si concentrano sui diritti e doveri dei singoli in funzione del progetto sociale collettivo, piuttosto che sulla libertà individuale, come evidenziato dall'articolo 41 della Costituzione italiana che parla di "utilità sociale" della proprietà.