Concetti Chiave
- Il bilanciamento tra diritto di sciopero e libertà di iniziativa economica è stato evidenziato dalle sentenze Laval e Viking della Corte di giustizia nel 2007.
- La Corte ha riconosciuto il diritto di azione collettiva come un diritto fondamentale, ma ha sottolineato la necessità di bilanciarlo con altre libertà economiche.
- L’azione collettiva deve essere giustificata da ragioni di interesse generale e proporzionata, senza superare gli obiettivi prefissati.
- Le prerogative datoriali possono espandersi, purché non compromettano il contenuto essenziale dell'azione collettiva.
- Il diritto comunitario, in particolare l’art. 28 CDFUE, richiede un equilibrio che tuteli sia gli interessi dei lavoratori che quelli degli imprenditori.
Il problema del bilanciamento
A livello europeo, il problema del bilanciamento fra diritto di sciopero e libertà di iniziativa economica datoriale è emerso grazie a due sentenze emesse dalla Corte di giustizia nel dicembre 2007: sentenze Laval e Viking. Analizzando le due vicende, la Corte si è interrogata sulla legittimità dell’azione collettiva dei lavoratori di uno stato membro diretta a imporre a un’impresa appaltatrice con sede in un altro Paese le condizioni di lavoro previste dal CCL valido nell’impresa appaltante.
La Corte ha stabilito che, in virtù delle tradizioni costituzionali comuni, il diritto di azione collettiva (sciopero, boicottaggio, ecc.) rientra fra i diritti fondamentali riconosciuti e garantiti dall’Ue nei rispetto degli altri diritti ugualmente assicurati. Per questo è necessario operare un bilanciamento.
Il bilanciamento dei diritti
Secondo la Corte, l’azione collettiva può costituire una restrizione delle libertà economiche solo se è giustificata da ragioni imperative di interesse generale e, sopratutto, se è proporzionata: i suoi effetti non devono andare oltre al raggiungimento del fine prefissato (divieto di arrecare danno alla produttività). Allo stesso modo, l’iniziativa economica del datore può espandersi a patto che non intacchi il contenuto essenziale dell’azione collettiva.
Il diritto comunitario e l'equilibrio
In definitiva, il diritto comunitario, soprattutto l’art. 28 CDFUE) impone il bilanciamento fra diritto di sciopero e prerogative datoriali: l’equilibrio mira a proteggere in egual misura gli interessi dei lavoratori e quelli degli imprenditori.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale tema emerso dalle sentenze Laval e Viking della Corte di giustizia europea?
- Quali sono le condizioni necessarie affinché l'azione collettiva sia considerata legittima secondo la Corte?
- Qual è l'obiettivo del bilanciamento tra diritto di sciopero e prerogative datoriali secondo il diritto comunitario?
Le sentenze hanno messo in luce il problema del bilanciamento tra il diritto di sciopero e la libertà di iniziativa economica, evidenziando la necessità di operare un bilanciamento tra i diritti fondamentali riconosciuti dall'UE (come l'azione collettiva) e le libertà economiche.
L'azione collettiva può essere una restrizione delle libertà economiche solo se giustificata da ragioni imperative di interesse generale e se proporzionata, senza superare gli effetti necessari per raggiungere il fine prefissato, come il divieto di arrecare danno alla produttività.
L'obiettivo del bilanciamento, come stabilito dall'art. 28 CDFUE, è quello di proteggere in egual misura gli interessi dei lavoratori e quelli degli imprenditori, garantendo così un equilibrio tra i diritti e le libertà in gioco.