Concetti Chiave

  • I marker di formazione osteoblastica includono la fosfatasi alcalina specifica dell'osso, l'osteocalcina e il propeptide del collagene di tipo I, quest'ultimo utilizzato regolarmente a Verona.
  • Gli esami di primo livello per la salute ossea comprendono indici di flogosi, emocromo completo, calcemia e fosforemia, e calciuria delle 24 ore, quest'ultima considerata molto attendibile.
  • Gli esami di secondo livello si basano sul sospetto di patologie e comprendono test ormonali e marker specifici di turnover osseo per monitorare la risposta alla terapia.
  • Valori di calcio e fosforo normali ma non adeguati possono indicare problemi di assunzione o assorbimento, suggerendo la necessità di un'integrazione di calcio più costante.
  • L'attività osteoblastica è la parte più incerta nella gestione dei pazienti con fragilità ossea, rendendo i marker di riassorbimento osseo più attendibili per l'interpretazione clinica.

Indice

  1. Marker di formazione degli osteoblasti
  2. Esami di primo livello
  3. Esami di secondo livello

Marker di formazione degli osteoblasti

I marker di formazione/attività degli osteoblasti sono:

- Fosfatasi alcalina specifica dell’osso (Bsap): un tempo in alternativa all’osteocalcina veniva utilizzata molto la fosfatasi alcalina totale, in presenza di una normale funzionalità epatica; altriment i si poteva fare riferimento all’isoenzima osseo, che è più specifico;
- Osteocalcina (Oc): utilizzata un tempo, ha però una variabilità preanalitica (il tempo tra il prelievo del campione e l’analisi) enorme, questo significa che ci sono troppi fattori ambientali che possono influenzare il risultato. Rimane ancora molto usata negli studi clinici, perché lì risulta essere standardizzata la raccolta e la gestione dei campioni, per cui si evitano quest i problemi;

- Propeptide del collagene di tipo I (P1np): a Verona rientra nella routine degli esami.

L’attività osteoblastica è la zona più grigia nella gestione del paziente con fragilità.

Mentre quelli di riassorbimento/attività degli osteoclasti sono:

- Dpd;

- N-telopeptide del collagene (Ntx);

I più attendibili sono questi ultimi, infatti, ci sono casi in cui la parte di attività osteoblastica non aiuta nell’interpretazione, cioè il turnover

che spesso ha (e questo determina un diverso atteggiamento dal punto di vista terapeutico).

Esami di primo livello

È possibile sottoporre il paziente ad esami di primo e secondo livello.

Gli esami di 1° livello sono:

- indici di flogosi;

- emocromo completo;

- protidemia frazionata;

- calcemia e fosforemia;

- fosfatasi alcalina totale;

- creatininemia;

- calciuria delle 24h: è un esame un po’ laborioso per il paziente, ma molto attendibile.

Esami di secondo livello

Quelli di secondo livello sono invece (eseguiti sulla base del sospetto della patologia che ho di fronte):

- transaminasi;

- Tsh, fT3, fT4;

- Pth;

- vitamina D;

- cortisoluria/24h

- testosterone libero nei maschi;

- elettroforesi proteica urinaria;

- Ab anti-gliadina, anti-endomisio, anti-transglutaminasi;

- altri esami specifici per patologie associate;

- marker specifici di turnover osseo (approfonditi più avanti): non servono tanto per la diagnosi, quanto per il follow-up e per valutare la risposta, o la compliance del paziente, alla terapia. Se, ad esempio, dopo la somministrazione di un farmaco che riduce il metabolismo osseo si fa un controllo del paziente e questo non presenta un’alterazione corrispondente all’atteso, o il farmaco non funziona, e quindi si deve rivalutare la diagnosi, o il paziente non lo assume correttamente.

Viene sottolineato come calcio e fosforo, pur essendo entro i range di normalità, hanno dei valori non proprio adeguati. Un valore di calcemia di 8.8 mg/dl, ad esempio, implica che l’assunzione e/o l’assorbimento intestinale non sono ottimali. Questo potrebbe essere già un motivo per incentivare l’assunzione di calcio, in qualche forma, in maniera più costante.

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Domande da interrogazione

  1. Quali sono i principali marker di formazione degli osteoblasti?
  2. I principali marker di formazione degli osteoblasti includono la fosfatasi alcalina specifica dell’osso (Bsap), l'osteocalcina (Oc) e il propeptide del collagene di tipo I (P1np), con quest'ultimo che è parte della routine degli esami a Verona.

  3. Quali esami di primo livello sono raccomandati per la valutazione della fragilità ossea?
  4. Gli esami di primo livello comprendono indici di flogosi, emocromo completo, protidemia frazionata, calcemia e fosforemia, fosfatasi alcalina totale, creatininemia e calciuria delle 24 ore, quest'ultimo considerato molto attendibile.

  5. Qual è l'importanza degli esami di secondo livello nella gestione delle patologie ossee?
  6. Gli esami di secondo livello, come transaminasi, vitamina D e marker specifici di turnover osseo, sono fondamentali per il follow-up e per valutare la risposta alla terapia, piuttosto che per la diagnosi iniziale.

  7. Come influiscono i valori di calcemia e fosforemia sulla gestione del paziente?
  8. Anche se calcio e fosforo sono entro i range di normalità, valori non adeguati possono indicare problemi di assunzione o assorbimento, come un calcemia di 8.8 mg/dl, suggerendo la necessità di incentivare l'assunzione di calcio in modo più costante.

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