Concetti Chiave

  • Il fattore V di Leiden è una mutazione genetica, identificata nel 1994, che rappresenta un importante fattore di rischio trombofilico nella popolazione indoeuropea.
  • Il test per il fattore V di Leiden è uno dei più richiesti per la valutazione del rischio trombofilico e si basa su analisi di melting curve tramite realtime PCR.
  • La scoperta della mutazione 20.210 nel 1996 ha portato all'identificazione di un'iperproduzione di protrombina, aumentando il rischio di ipercoagulabilità nei pazienti.
  • La resistenza alla proteina C attivata (APC resistance) può essere non correlata a Leiden e richiede test specifici in laboratorio per la valutazione dei pazienti.
  • I test di laboratorio per il rischio trombofilico includono il fattore V di Leiden, il fattore II e l'anticoagulante lupico, con considerazioni cliniche sulla prevalenza e il rischio relativo.

Degli scienziati olandesi (R. Bertina dell’università di Leiden) non si focalizzarono sulla presenza di un cofattore della proteina C, bensì sequenziarono il bersaglio della proteina C, cioè il fattore V. Sapendo che esso ha tre punti di taglio per la proteina C, trovarono il fattore V di Leiden, che consiste nella mutazione VR506Q. Essa rappresenta la sostituzione amminoacidica dell’arginina con la glutammina, in quanto si è in presenza di un deficit genetico sul nucleotide 1691.

Essi evidenziarono che la maggior parte della APC resistance descritta dai colleghi del paper precedente, erano imputabili a questo deficit genetico.

Importanza del fattore V di Leiden

Nel 1994 ci fu quindi la scoperta del fattore di rischio trombofilico più diffuso nella popolazione indoeuropea, con oscillazioni in forma eterozigote fra 3-5%. Il fattore V di Leiden è un esame che viene eseguito in moltissimi laboratori.
Le curve di melting si ottengono il realtime PCR, e consentono di evidenziare la forma eterozigote, nel caso in cui vi siano due picchi o la forma omozigote, nel caso vi sia un picco solo.

Il fattore V di Leiden è il test più richiesto per fare una valutazione del rischio trombofilico.

L’APC resistance può essere anche non Leiden correlata (10%). Questi pazienti presentano aumentati livelli di fattore VIII e devono essere studiati tramite APC resistance nei laboratori.

Questo test non va richiesto durante evento acuto, nè durante una terapia anticoagulante.

Esso è un test coagulativo, cioè c’è sempre un test di base PT, aPTT. La APC resistance è un test dell’aPTT modificato, in cui si aggiunge della proteina C attivata.

Leiden invece è un test genetico, su cui non ha influenza lo stato del paziente.

Scoperta della mutazione 20.210

Nel 1996 lo stesso gruppo di scienziati, con a capo Bertina fece un’altra grande scoperta: la presenza della mutazione 20.210 della porzione terminale del gene della protrombina, che si localizza in una zona non codificante (intronica), ma essa è la zona di stop della DNA polimerasi. Pertanto, questa mutazione intronica fa sì che la DNA polimerasi continui a replicare. Questa mutazione comporta uno stato di iperproduzione di protrombina. Il paziente risulta dunque con aumentati livelli circolanti di protrombina (iperprotrombinemia). Ciò comporta avere un rischio di ipercoagulabilità.

Test di laboratorio e considerazioni cliniche

I test base di laboratorio sono quindi il fattore V di Leiden, il fattore II, lo studio della APC resistenza, l’anticoagulante lupico, l’anticardiolipina e l’anti beta2.

Quando si chiedono gli esami di laboratorio il clinico deve chiedere: prevalenza, numero di casi su popolazione generale, rischio relativo.

L’anticoagulante lupico ha una prevalenza significativa e ha anche un alto rischio relativo.

Domande da interrogazione

  1. Qual è la mutazione associata al fattore V di Leiden e quale impatto ha sulla coagulazione?
  2. La mutazione associata al fattore V di Leiden è la VR506Q, che comporta la sostituzione dell'arginina con la glutammina a causa di un deficit genetico sul nucleotide 1691. Questa mutazione è il fattore di rischio trombofilico più diffuso nella popolazione indoeuropea, con un'incidenza eterozigote del 3-5%.

  3. Come viene eseguito il test per il fattore V di Leiden?
  4. Il test per il fattore V di Leiden viene eseguito tramite curve di melting ottenute con realtime PCR, che permettono di identificare la forma eterozigote (due picchi) o omozigote (un picco) del fattore.

  5. Qual è la differenza tra il test di APC resistance e il test genetico per il fattore V di Leiden?
  6. Il test di APC resistance è un test coagulativo che modifica l'aPTT aggiungendo proteina C attivata, mentre il test per il fattore V di Leiden è un test genetico che non è influenzato dallo stato clinico del paziente.

  7. Qual è la scoperta relativa alla mutazione 20.210 e quali sono le sue implicazioni cliniche?
  8. La mutazione 20.210, scoperta nel 1996, si trova in una zona intronica del gene della protrombina e causa un'iperproduzione di protrombina, portando a livelli circolanti elevati e aumentando il rischio di ipercoagulabilità nei pazienti.

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