Concetti Chiave

  • Il disturbo dell'attaccamento infantile si manifesta con una mancanza di attaccamento verso i genitori, portando a comportamenti disfunzionali e emotività negativa.
  • I sintomi includono eccessiva irritabilità, tristezza e paura, con scarse manifestazioni emotive positive, anche in presenza dei genitori.
  • È comune nei bambini adottati che hanno vissuto gravi trascuratezze nelle cure primarie durante i primi mesi di vita.
  • Le benzodiazepine sono utilizzate in psichiatria principalmente per trattare disturbi d'ansia e sintomi associati come insonnia e agitazione psicomotoria.
  • Le benzodiazepine possono avere emivite brevi o lunghe, influenzando la durata dell'effetto farmacologico e la scelta terapeutica in base alle esigenze del paziente.

Indice

  1. Disturbo dell'attaccamento infantile
  2. Sintomi e cause del disturbo
  3. Trattamenti con benzodiazepine
  4. Utilizzo delle benzodiazepine in psichiatria
  5. Classificazione e farmacocinetica delle bdz

Disturbo dell'attaccamento infantile

È un disturbo dell’infanzia che si verifica quando un bambino ha una sorta di mancato attaccamento verso le figure genitoriali. Nei bambini piccoli solitamente si descrive una paura dell’abbandono da parte di mamma e papà, invece, in questo disturbo il bambino ha un’emotività negativa rispetto ai genitori. Nonostante i genitori li accudiscano, i bambini piangono inconsolabili perché sono presenti schemi di comportamento e di attaccamento marcatamente disfunzionali e inadeguati (scarsa interazione con le figure genitoriali di riferimento, non ricerca dei genitori nei momenti di bisogno, emotività negativa insensibile agli sforzi dei caregiver di consolarli…).

Sintomi e cause del disturbo

I bambini possono presentare anche eccessiva irritabilità, tristezza e paura nonostante la presenza dei genitori, e mostrano poche o nulle manifestazioni emotive positive nell’interazione con le figure di riferimento.

Questo disturbo si verifica frequentemente nei bambini adottati (considerando come figure genitoriali quelle adottive) che hanno subito nella prima fase di vita (spesso nel corso del primo mese di vita) episodi di grave trascuratezza delle cure primarie: ad esempio sono stati affidati o hanno vissuto in ambienti particolarmente difficili, e poi faranno fatica ad attaccarsi alle figure genitoriali. La diagnosi non viene fatta prima dei 9 mesi di età.

Trattamenti con benzodiazepine

Diverse sono le condizioni cliniche per cui è indicato il trattamento con bdz. Sono infatti utilizzate come:

Ansiolitici: nei disturbi d’ansia (gad– disturbo d’ansia generalizzato, ptsd – disturbo da stress post-traumatico, ocd – disturbo ossessivo compulsivo), attacchi di panico e fobie.

Ipnoinducenti: per indurre o mantenere il sonno.

Miorilassanti.

Anticonvulsivanti (crisi epilettiche).

− Anestetici (anestesia preoperatoria).

Delirium tremens (crisi astinenziali da alcol).

Colloquialmente, quando si parla di “tranquillanti”, “ansiolitici”, “sedativi”, si intendono sempre le benzodiazepine e non gli antipsicotici.

Utilizzo delle benzodiazepine in psichiatria

In psichiatria, le bdz hanno come target principale i disturbi d’ansia e possono essere utilizzati anche nelle forme miste ansioso-depressive. Trovano impiego anche nella gestione di sintomi come insonnia, agitazione psicomotoria, angoscia, irritabilità, collegate ad altre situazioni psicopatologiche.

Classificazione e farmacocinetica delle bdz

La classificazione delle bdz basata sulla loro struttura chimica è di competenza della farmacologia e non ha una traduzione nella pratica clinica.

Ciò che invece guida la scelta terapeutica delle Bdz ha a che fare con la farmacocinetica e consiste nella diversa

emivita, ossia il tempo di eliminazione del farmaco, da cui dipende la durata dell’effetto farmacologico.

Bdz a eliminazione rapida:

− Hanno emivita breve (

− L’effetto clinico ansiolitico dura poco nel tempo;

− Un esempio è il lorazepam (principio attivo del

Tavor) e l’alprazolam (Xanax);

− Sono indicate nel trattamento dell’insonnia (in particolare in pz che hanno difficoltà a prendere sonno, ma che una volta addormentati dormono senza problemi e in cui non è desiderabile alcuna forma di sedazione residua il giorno successivo).

Ci sono poi bdz a eliminazione lenta:

− Hanno emivita più lunga, di 24-48 ore;

− Rimangono più a lungo nell’organismo perché i fenomeni di coniugazione e metabolizzazione epatici sono più complessi;

− L’effetto sedativo è più duraturo;

− Esempio: diazepam (principio attivo del Valium);

− Sono indicate per esempio in pz con frequenti risvegli notturni e per il trattamento degli stati ansiosi (che perdurano nel corso della giornata).

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la principale caratteristica del disturbo dell'attaccamento infantile?
  2. Il disturbo dell'attaccamento infantile si manifesta quando un bambino mostra una mancata connessione emotiva con le figure genitoriali, evidenziando comportamenti disfunzionali e una paura dell'abbandono, nonostante le cure ricevute (testo).

  3. Quali sintomi possono presentare i bambini affetti da questo disturbo?
  4. I bambini possono mostrare eccessiva irritabilità, tristezza e paura, con scarse manifestazioni emotive positive verso i genitori, anche in loro presenza (testo).

  5. In quali situazioni si verifica frequentemente il disturbo dell'attaccamento infantile?
  6. Questo disturbo è comune nei bambini adottati che hanno subito gravi trascuratezze nelle cure primarie durante i primi mesi di vita, rendendo difficile l'attaccamento alle figure genitoriali (testo).

  7. Qual è l'uso principale delle benzodiazepine in psichiatria?
  8. Le benzodiazepine sono principalmente utilizzate per trattare i disturbi d'ansia e possono essere impiegate anche per gestire sintomi come insonnia e irritabilità in contesti psicopatologici (testo).

  9. Qual è la differenza tra benzodiazepine a eliminazione rapida e lenta?
  10. Le benzodiazepine a eliminazione rapida hanno un'emivita breve e un effetto ansiolitico di breve durata, mentre quelle a eliminazione lenta hanno un'emivita più lunga e un effetto sedativo duraturo, adatte per trattamenti prolungati (testo).

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