Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • I sunniti si definiscono "ahl al-sunna wa’l-jama’a" e riconoscono la Sunna del Profeta, mentre gli sciiti aggiungono la "sunna degli imam".
  • La dottrina sunnita prevede un califfo elettivo, mentre per gli sciiti l'imam è nominato da Dio e ha potere legislativo.
  • Il califfo sunnita detiene solo il potere esecutivo e non ha autorità religiosa, mentre l'imam sciita è considerato impeccabile e può modificare la shari’a.
  • Gli sciiti interpretano il Corano su due livelli: zahir (significato esteriore) e batin (significato interiore), mentre i sunniti hanno un approccio letteralista.
  • Il rapporto tra autorità politica e religiosa è complesso; per i sunniti, gli 'ulema legittimano il potere del califfo, senza che questi diventi mai un teocrate.

Differenze tra sunniti e sciiti

Apparentemente sono quelli che credono nella Sunna, ma è una definizione impropria, perché anche gli sciiti riconoscono il comportamento del Profeta, a cui aggiungono però la “sunna degli imam”, cioè ‘Ali e i suoi successori. I sunniti poi si definiscono “ahl al-sunna wa’l-jama’a”, cioè “quelli della sunna e della comunità.

La principale differenziazione con gli sciiti la si trova appunto nella dottrina dell’imamato. Anche i sunniti chiamano le loro guide politiche imam, ma non esiste tanto la figura del “califfo”, quanto piuttosto quella del amir al-mu’minin, il “principe dei credenti”.

Dottrina sunnita secondo Mawardi

Mawardi (m. 1058) teorizza questa dottrina sunnita:

a) Il califfo è elettivo, teoricamente da parte del popolo. Ciò accade in modo indirrtto per mezzo degli ‘ulema, cioè i rappresentanti del popolo. Quest ultimo offre poi al califfo il giuramento

di fedeltà. Una delle regole fondamentali del pensiero politico islamico è che il capo dello stato deve essere giusto e il governato deve obbedire. Il popolo promette di obbedirgli e, si presume, il califfo promette di essere giusto.

b) Il califfo deve essere un membro della tribù del Profeta, cioè un Quraysh. Inoltre deve essere uomo, maggiorenne, sano di corpo e di mente, capace di guidare l’esercito, e tutta una serie di altri prerequisiti

c) Detiene esclusivamente il potere esecutivo. Non può avere autorità religiosa, quindi non può nemmeno cambiare la legge, che è divina.

Ruolo del califfo e degli ulema

In questo senso il rapporto con gli ‘ulema, i detentori ufficiali dell’autorità religiosa, riveste un punto fondamentale. Nell’Islam l’autorità politica spesso strumentalizza la religione per legittimarsi il potere, in una forma di cesaropapismo. Nella storia islamica c’è sempre stato questo gioco politico: i capi dello stato hanno sempre cercato la legittimazione degli ‘ulema. Questa però non è la descrizione di una teocrazia: non è mai infatti accaduto che degli ‘ulema divenissero califfi.

In alcuni casi il califfo detiene anche una parte del potere giudiziario, cioè svolge il ruolo di giudice che applica la legge. Ma mai fa la legge.

Imamato sciita e poteri

Si è visto che l’imam, per gli sciiti, doveva essere un ahl al-bayt, cioè non solo della tribù di Muhammad ma della sua stessa famiglia.

Seconda differenza è che viene nominato dall’alto, cioè formalmente da Dio e praticamente nella successione padre-figlio. Inoltre, formalmente, ha anche potere legislativo, che in teoria opera su ispirazione divina. Può quindi cambiare la shari’a, perché è dotato della ‘isma, cioè è “impeccabile”. È un uomo perfetto, puro, non erra mai, come un profeta,

Califfo e imam sono quindi due personaggi con funzioni non solo diverse, ma quasi opposte.

Secondo punto nodale è la questione del rapporto con la Rivelazione, con il Corano. Se l’imam è perfetto, potenzialmente è migliore dello stesso Profeta. Quindi gli sciiti operano una distinzione:

a) natiq: “eloquente”, il profeta legislatore, cioè i rasul. Tra essi si vanno a collocare: Adamo, Noè, Abramo, Mosè, Gesù e Muhammad.

b) samit: “silente”, l’interprete segreto del natiq, è il suo wasi, l’erede. Tra loro si ricordano: Seth, Sem, Ismaele, Aronne, Simon Pietro e ‘Ali

Paradossalmente, in questo rapporto, il più importante è il samit, perché non si limita a portare la legge, ma la interpreta. Con tutto il conseguente rischio di divinizzazione e estremismi.

Interpretazione del Corano

Per quanto riguarda il rapporto con il Corano, gli sciiti differenziano tra zahir (esteriore) e batin (interiore). È lo stesso principio teologico che sta alla differenza tra natiq (che porta lo zahir) e samit, l’imam (che intepretano, con il batin). C’è un duplice livello in tutto il Corano: ogni frase ha un significato letterale (zahir) ed un significato nascosto (batin). Solo l’imam conosce il batin, è colui che possiede l’autentica e profonda conoscenza del Corano interiore. Però non la comunica, perché l’uomo è intellettualmente debole e necessita che qualcuno gliela insegni.

Nell’idea di Khomeini, gli ‘ulema possono avvicinarsi al vero batin, che però rimane prerogativa dell’imam nascosto. Si tratta del concetto di ta’lim, l’“insegnamento d’autorità”.

I sunniti invece hanno una tendenza quasi opposta, cioè quella letteralista. Il Corano dice ciò che dice, non ci sono significati reconditi. I suoi versetti sono “tutti chiari”.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è la principale differenza tra sunniti e sciiti riguardo all'imamato?
  2. La differenza principale risiede nella dottrina dell'imamato: per gli sciiti, l'imam deve essere un membro della famiglia del Profeta e viene nominato da Dio, mentre i sunniti considerano il califfo come una figura elettiva, senza potere legislativo, e scelto tra i membri della tribù del Profeta.

  3. Come viene eletto il califfo secondo la dottrina sunnita?
  4. Secondo Mawardi, il califfo è eletto indirettamente dal popolo tramite gli ‘ulema, che rappresentano il popolo stesso, e deve promettere di essere giusto, mentre il popolo promette di obbedirgli.

  5. Qual è il ruolo degli ‘ulema nell'Islam sunnita?
  6. Gli ‘ulema detengono l'autorità religiosa e legittimano il potere politico, ma non diventano mai califfi, mantenendo una separazione tra autorità politica e religiosa, come descritto nel testo.

  7. In che modo gli sciiti interpretano il Corano rispetto ai sunniti?
  8. Gli sciiti differenziano tra significato esteriore (zahir) e significato interiore (batin) del Corano, ritenendo che solo l'imam possa conoscere il batin, mentre i sunniti adottano un approccio letteralista, considerandolo chiaro e senza significati reconditi.

  9. Qual è la concezione dell'imamato sciita rispetto alla figura del profeta?
  10. Gli sciiti considerano l'imam come un "samit", un interprete della legge divina, potenzialmente migliore del profeta stesso, in grado di cambiare la shari’a, mentre i sunniti vedono il califfo come un leader politico senza autorità religiosa.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community