Concetti Chiave
- La mistica musulmana, conosciuta come tasawwuf, rappresenta un'importante dimensione del culto tradizionale, offrendo una via di fuga dalla rigidità del legalismo giuridico.
- Le confraternite, o turuq, sono fondamentali nella mistica islamica, poiché i discepoli apprendono le tecniche mistiche attraverso un percorso strutturato con un shaykh.
- La pratica del dhikr è centrale per i mistici, permettendo di perdere la coscienza di sé e raggiungere l'estasi divina, attraversando vari stadi come ittisal e itihad.
- La formula della shahada esprime la tensione tra estinzione e permanenza, evidenziando il ruolo della mistica nella ricerca della comunione con Dio.
- Al-Ghazali ha cercato di armonizzare il sufismo con l'ortodossia sunnita, enfatizzando l'importanza dell'azione rispetto alla scienza nel percorso spirituale.
La mistica musulmana (tasawwuf) è un aspetto molto presente nel culto tradizionale. Il rifugio nella mistica e nella spiritualità potrebbe essere una necessità sentita per sfuggire all’eccessivo rigore e all’eccessiva aridità del legalismo giuridico e del kalam dialettico. Il culmine delle “dottrina” islamica è rappresentanto dall’ishan, il “praticare il bene”, che rappresenta la virtù e la prefezione spirituale, ricercata dal mistico in un rapporto esclusivo con Dio.
Confraternite e pratiche mistiche
Nella mistica è previsto che i suoi adepti si riuniscano in confraternite, turuq (“strada”, via”. Al singolare tariqa). La mistica islamica si differenzia da quella cristiana, perché essa si “impara”, mistici si diventa in un modo preciso, andando a “scuola”. Non esiste quindi la solitudine del mistico cristiano, “predisposto” al misticismo per dono divino.
Organizzazione delle confraternite
Le confraternite sono organizzate in “cellule” locali più piccole, a mò di ordine religioso. Ogni confraternita ha al vertice uno shaykh, presso il quale i discepoli (murid, il novizio) imparano ad essere mistici. Ogni tariqa si differenzia nei riti, nei comportamenti, mentre il fine è sempre quello di imparare le tecniche che consentono l’estinzione in Dio, l’estasi (fana’, “annullamento”). Una tecnica è il dhikr, o “rammentazione del nome divino”: ripetizione del nome di Dio più e più volte al fine di perdere coscienza di se stessi e raggiungere il contatto con Dio e l’estasi. Il fana’ si realizza in vari stadi e gradi: ittisal (congiunzione), itihad (unificazione) e hulul (inabitazione, di Dio nel mistico).
Importanza della shahada
La formula della shahada è importantissima per la pratica mistica: in essa si esprime la dialettica tra l’estinzione (fana’), obiettivo ultimo della ricerca spirituale, e la permanenza (baqa’) di Dio quale suprema realtà e del cercatore di Dio che in Lui naufraga come nel suo infinito.
Nel mondo arabo-islamico la mistica non è vista di buon viso, perché tende molto alla superstizione: si hanno per esempio i mrabet (i “marabutti”, anticamente erano una setta di mistici guerrieri), che sono shaykh di villaggio, dotati di poteri magici. In molti casi, le turuq erano anche organizzazioni politiche che hanno lottato contro il colonialismo occidentale. Per esempio, la Sanusiyya era la confraternita che ha combattuto l’Italia in Libia.
Riconciliazione tra sufismo e ortodossia
al-Ghazali ha tentato una riconciliazione tra sufismo e ortodossia sunnita, tracciando una distinzione tra scienza e azione. La prima rappresenta il fondamento della seconda e il suo presupposto, ma l’azione è elevata a un grado più alto della scienza. La scienza si consta in dieci elementi, come l’essenza di Dio, la sua santità, la Profezia, etc. L’azione si consta invece in trenta elementi, che si suddividono in atti esteriori (i pilastri dell’Islam e del culto…) e atti interiori, che a loro volta si dividono in atti biasimevoli (che denunciano i vizi dell’anima), da cui bisogna purificarsi prima di intraprendere quell’ascese dell’anima verso il Creatore che è esemplificata da dieci atti lodevoli. Sono altrettanti stadi (maqamat) di un percorso che allontana dalla materia e avvicina allo spirito, un percorso caratteristico del viaggio del sufi verso la comunione con Dio.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della mistica musulmana nel culto tradizionale?
- Come sono organizzate le confraternite nella mistica islamica?
- Qual è l'importanza della shahada nella pratica mistica?
- Come si differenzia la mistica islamica da quella cristiana?
- Qual è il contributo di al-Ghazali alla riconciliazione tra sufismo e ortodossia sunnita?
La mistica musulmana, o tasawwuf, offre un rifugio spirituale per sfuggire al rigore del legalismo giuridico, culminando nell'ishan, che rappresenta la virtù e la perfezione spirituale in un rapporto esclusivo con Dio.
Le confraternite, o turuq, sono strutturate in cellule locali e guidate da uno shaykh, dove i discepoli (murid) apprendono le tecniche mistiche, come il dhikr, per raggiungere l'estasi (fana').
La shahada esprime la dialettica tra l'estinzione (fana') e la permanenza (baqa') di Dio, rappresentando l'obiettivo ultimo della ricerca spirituale del mistico.
A differenza della mistica cristiana, che è spesso un dono divino, la mistica islamica si "impara" attraverso un percorso formativo preciso, senza la solitudine tipica del mistico cristiano.
Al-Ghazali ha cercato di unire sufismo e ortodossia distinguendo tra scienza e azione, elevando l'azione a un grado superiore e delineando un percorso di purificazione e ascensione verso Dio.