Concetti Chiave
- Il sonetto, scritto nel 1800, esprime l'amore sfortunato del poeta per Isabella Roncioni, con una riflessione profonda sul passare del tempo e sulla giovinezza perduta.
- La vita del poeta è rappresentata come priva di fama e immortalità, paragonata alla morte, e il desiderio di lasciare un esempio per le future generazioni emerge con forza.
- Il poeta si descrive come un orfano, amante disperato e senza patria, evidenziando una condizione esistenziale tragica che riflette il suo profondo sentimento di perdita.
- Nell'ultima terzina, il poeta confronta la brevità della vita con la longevità dell'arte, auspicando che i suoi versi possano garantirgli fama anche se non può realizzare grandi imprese.
- La sua estetica si manifesta attraverso la descrizione di un aspetto giovanile ma rugoso, enfatizzando una bruttezza precoce e un contrasto con un ideale di bellezza più sereno.
Il contesto storico e personale
Il sonetto è stato scritto nel 1800, come possiamo desumere dal primo verso e dall’espressione « disperato amante » del v.9 che fa allusione all’amore sventurato per Isabella Roncioni che nel gennaio 1801 andò promessa sposa a un altro. Il poeta inizia il componimento, ponendosi una domanda Che cosa stai facendo, Perché stai indugiando? E continua con una constatazione. Il secolo (il Settecento) sta lasciando dietro di sé l’ultima orma [cioè volge al termine], esso sta precipitando laddove non esistono più le leggi del tempo [si tratta dell’eternità] e porta con sé dentro la notte i quattro tuoi lustri [il poeta nel 1800 aveva 20 anni] e li avvolge in una fascia di freddo [di morte].
Riflessioni sulla vita e l'arte
La vita finora vissuta da poeta non è stata tale da risplendere per fama e per guadagnarsi l’immortalità per cui essa è paragonabile alla morte. La personificazione del secolo rientra nel gusto del tempo. Basti pensare al Manzoni che, a proposito dei due secoli – XVIII e XIX - scrive nel Cinque maggio: “L’un contro l’altro armato” e per il Parini il secolo, paragonato a un carro, scendeva a incontrar le tenebre. Veramente anche il verbo “precipita” adoperato dal Foscolo suggerisce l’idea delle ruote del tempo, ma la metafora è più rapida e meno ricercata. Nella quartina seguente, si ritrova un motivo frequente negli scritti del Foscolo: la vita vista come passione e come pensiero, riflessione e saggezza.
Infatti, se vivere è commettere errori, lasciarsi prendere dall’ira o dall’accoramento assiduo e struggente (= ambascia) allora il poeta ha vissuto anche troppo. Per questo, ora è meglio vivere più degnamente e dedicarsi a studi eruditi per lasciare un esempio da imitare a chi verrà dopo di lui (a chi diratti antico).
La condizione esistenziale del poeta
Nelle due terzine, il poeta si sofferma a dipingere un quadro della sua tragica situazione esistenziale. Egli si definisce, innanzitutto, figlio orfano di padre e costretto a vivere lontano dalla madre, nonché amante disperato [per i suoi amori con Isabella Roncioni] e in più senza patria [Questo è un chiaro riferimento alla vendita di Venezia – patria adottiva di Foscolo - all’Austria da parte di Napoleone a seguito del trattato di Campo formio del 1796]. Lo stesso sentimento di disperazione è presente in Jacopo Ortis nella lettera Da’ colli Euganei, 11 ottobre 1797. Inoltre, egli si definisce duro con tutti e anche con se stesso, giovane di età, ma dall’aspetto rugoso. In questa precisazione, c’è l’accentuazione estetica di una bruttezza precoce, mentre nell’autoritratto si nota una maggiore idealità e quasi un compiacimento sereno di alcuni particolari simili. L’ultima terzina riprende la domanda iniziale con l’aggiunta della considerazione che la vita è breve mentre l’arte ha una lunga durata e con l’augurio che a colui a cui non è concesso di compiere alte cose, che almeno i liberi versi procurino la fama. Anche questo concetto si ispira a Vittorio Alfieri in cui prevaleva il sentimento che lo scrittore di alte cose fosse superiore al grande uomo di azione.
Domande da interrogazione
- Qual è il contesto storico che ha ispirato il sonetto di Foscolo?
- Come Foscolo percepisce la sua vita e la sua arte?
- Qual è la condizione esistenziale del poeta descritta nel sonetto?
- Quale metafora utilizza Foscolo per descrivere il passare del tempo?
- Qual è l'augurio finale del poeta riguardo all'arte?
Il sonetto è stato scritto nel 1800, in un periodo di transizione tra il Settecento e l'Ottocento, e riflette l'amore sventurato del poeta per Isabella Roncioni, che si è promessa sposa a un altro nel gennaio 1801.
Foscolo considera la sua vita come priva di fama e immortale, paragonandola alla morte, e riflette sulla necessità di vivere degnamente e dedicarsi a studi eruditi per lasciare un esempio per le generazioni future.
Il poeta si definisce orfano, amante disperato e senza patria, evidenziando la sua tragica situazione esistenziale e il sentimento di disperazione, simile a quello di Jacopo Ortis.
Foscolo utilizza la personificazione del secolo e il verbo "precipita" per suggerire l'idea delle ruote del tempo, evidenziando la transitorietà della vita e l'inevitabilità della morte.
Foscolo auspica che, anche se non è concesso a tutti di compiere grandi opere, i liberi versi possano comunque procurare fama, sottolineando l'importanza dell'arte rispetto alla brevità della vita.