Concetti Chiave
- La traduzione dell'Iliade di Vincenzo Monti offre una reinterpretazione moderna del testo, amplificando le emozioni e i personaggi attraverso l'uso di epiteti descrittivi.
- Crise, sacerdote di Apollo, chiede ai Greci di liberare sua figlia Criseide, ma la sua richiesta viene rifiutata in modo brusco da Agamennone.
- In seguito al rifiuto, Crise si allontana in silenzio e prega Apollo di vendicare il suo pianto contro i Greci con le sue frecce.
- Apollo, infuriato dalla preghiera di Crise, scende dall'Olimpo e inizia a colpire l'esercito greco, causando una pestilenza che dura nove giorni.
- Il decimo giorno, Achille, ispirato da Giunone, convoca un'assemblea per affrontare la crisi causata dall'ira di Apollo e la morte dei Greci.
La Traduzione di Monti
Fra gli scritti di Vincenzo Monti degni di nota, abbiamo la traduzione in italiano dell’Iliade di Omero, che non è traduzione come di solito intendiamo, ma una versione tutta particolare dell’opera come l’avrebbe sentito un poeta moderno. Di fronte ai vari personaggi le vicende vengono ingrandite. Per esempio, se Omero doveva descrivere Apollo adirato che discendeva sulla Terra per scagliate le sue frecce contro gli Achei e vendicare Crise, bastava citasse il nome del dio affinché i contemporanei ne afferrassero tutto l’aspetto tremendo della vicenda. Per il Monti questo non basta ed ha bisogno di aggiungere degli epiteti per darci un impressione più veritiera dei fatti corrispondente ai sentimenti che provavano i contemporanei di Omeri. Infatti, il disdegno diventa grande disdegno, il tintinnio delle frecce diventa orrendo tintinnio, la notte, diventa simile a fosca notte.
Il Sacerdote Crise
Crise, sacerdote di Apollo, è giunto, con molti doni, davanti alle navi [prore] dei Greci per riscattare la figlia Criseide [fatta prigioniera e assegnata come schiava al re Agamennone]. Nel testo di Omero si parla semplicemente di navi, mentre il Monti utilizza il termine prore, cioè egli ricorre ad una sineddoche (= indica una parte della nave tutta la nave) per dare un aspetto più solenne all’immagine. Apollo è chiamato arciere perché si dimostra terribile nella vendetta, è lungisaettante in quanto in grado di scagliare da molto lontano le sue frecce. Più avanti al verso 26 Apollo è indicato con il termine “saettante”, attributo consueto e stereotipato. In mano portava le bende sacre [simbolo della sua dignità sacerdotale] e lo scettro d’oro di Apollo, armato di un arco (=arciere); e supplicando tutti gli Achei ed in primo luogo i dure supremi condottieri, figli di Atreo (= Agamennone e Menelao): - O Atridi (= o figli di Atreo) – disse – o Achei che calzate i coturni (= antica calzatura, simile ad un piccolo stivale con strisce di cuoio intrecciate), che i Numi, abitatori dell’Olimpo, vi concedano di vincere la città del re Priamo (=Troia) per ritornare poi in patria, sani e salvi. Vi prego (=Deh!) liberate e riconsegnatemi la mia figlia diletta; in cambio accettate il relativo riscatto e rispettate la volontà del figlio di Giove. A questa preghiera tutti acconsentirono acclamando ed affermando che il sacerdote doveva essere rispettato ed il prezzo del riscatto accettato. Ma la proposta non piacque ad Agamennone per cui egli congedò il vecchio in modo brusco e minaccioso, aggiungendo: “Vecchio, fa’ in modo di non ti possa trovare, né ora, né mai più nelle vicinanze di queste navi; forse, non riuscirà a salvarti dalla mia ira né benda sacra (= infula), né lo scettro del Dio. Costei (= Criseide) non sarà libera se prima non sarà stata sfiorata dalla vecchiaia, lontana dalla patria, in Argolide, nel nostro palazzo reale (= plurale maiestatis, segno di regalità), intenta alla tessitura ed accolta fra le mie concubine. Ora, vatte, ne, non mi irritare se desideri aver salva la vita. -
La Preghiera di Crise
Il vecchio si impaurì ed obbedì all’ordine. In silenzio si incamminò lungo la riva del mare rumoroso [per il fragore delle onde] e, giunto in un luogo appartato, rivolse ad dio Apollo, figlio di Latona, questa preghiera: O Dio dall’arco d’argento, tu che sei il protettore di di Crisa e dell’alma Cilla e potente imperatore di Ténedo, o Smintèo (= epiteto tradizionalmente attribuito ad Apollo), ti prego, ascoltami!: Se qualche volta io adornai devotamente di corone un tuo tempio leggiadro, se qualche volta io arsi in tuo onore i fianchi grassi di giovenchi e di capretti, adempi le mie preghiere: che i Greci paghino il mio pianto per opera delle tue frecce. - Pregando, si espresse in questo modo.
L'Ira di Apollo
Febo Apollo lo udì e scese dalle vette dell’Olimpo in preda all’ira, con sulle spalle l’arco e la faretra ben chiusa. Ad ogni passo, le frecce, urtando sugli omeri di Apollo producevano un tintinnio ed egli avanzava come una notte fitta che avanza improvvisamente ed incute timore. Si piantò proprio di fronte alle navi: quindi scagliò una freccia dalla corda e l’arco d’argento emise un sibilìo terribile. Prima prese d’assalto le giumenta ed i veloci cani, poi cominciò a ferire l’esercito, facendo vibrare le punte delle frecce portatrici di morte; per questo motivo ardevano ovunque le cataste di legna sulle quali venivano bruciati i cadaveri. Le frecce scagliate da Apollo volarono nell’accampamento per nove giorni. Il decimo giorno, Achille riunì i soldati in assemblea; tale decisione gli fu ispirata da Giunone dalle bianche braccia, impietosita della sorte degli Achei che altrimenti avrebbero dovuto tutti morire.
Domande da interrogazione
- Qual è la peculiarità della traduzione dell'Iliade di Monti rispetto all'originale di Omero?
- Come viene descritto il sacerdote Crise nella traduzione di Monti?
- Qual è la reazione di Agamennone alla richiesta di Crise?
- Qual è il contenuto della preghiera di Crise a Apollo?
- Come si manifesta l'ira di Apollo nella narrazione?
La traduzione di Monti non è una semplice traduzione, ma una versione che riflette la sensibilità di un poeta moderno, arricchendo le descrizioni con epiteti e dettagli per rendere più vivida l'esperienza emotiva dei personaggi (come evidenziato nel testo).
Monti utilizza il termine "prore" per conferire un aspetto solenne all'immagine delle navi, e descrive Crise come un sacerdote dignitoso, armato di simboli sacri, che supplica gli Achei per la liberazione della figlia Criseide (come riportato nel testo).
Agamennone respinge bruscamente la richiesta di Crise, minacciandolo e affermando che Criseide non sarà liberata fino a quando non sarà invecchiata e diventata una delle sue concubine (come descritto nel testo).
Crise prega Apollo, ricordando i suoi atti di devozione, e chiede che i Greci paghino per il suo dolore attraverso le frecce del dio, esprimendo così la sua disperazione (come riportato nel testo).
Apollo, infuriato, scende dall'Olimpo e inizia a scagliare frecce contro gli Achei, causando morte e distruzione nell'accampamento, un'azione che dura per nove giorni fino a quando Achille convoca un'assemblea (come descritto nel testo).