Concetti Chiave
- Leon Battista Alberti elogia la lingua volgare, sostenendo la sua dignità paragonabile a quella del latino, utilizzato da tutti gli strati sociali.
- Alberti confuta l'idea che il latino fosse una lingua solo per dotti, dimostrando che era comunemente usata anche per argomenti quotidiani.
- Invita a emulare gli antichi attraverso l'uso del volgare, sottolineando l'importanza di perfezionarlo per renderlo più nobile e accessibile.
- La lingua toscana, secondo Alberti, ha potenziale per raggiungere il prestigio del latino, se corretta e arricchita dagli scrittori moderni.
- Alberti sostiene che scrivere in volgare è più utile per molti piuttosto che piacere a pochi, promuovendo la comprensione generale.
Indice
Elogio della lingua volgare
Nel proemio del III de I Libri della Famiglia (1435), Leon Battista Alberti fa l’elogio della lingua volgare, intesa come lingua d’uso.
Quando egli scrive, siamo in pieno Umanesimo ed egli formula una teoria il cui scopo è quello dare al volgare la stessa dignità che ha mantenuto il latino: le sue affermazioni sono equilibrate. A dimostrazione di ciò, in apertura del Proemio, egli ricorda quanto affermava il proprio padre a proposito della lingua latina: perdere l’uso della lingua latina è più grave della perdita dell’Impero romano. Leon Battista Alberti, però, confuta la tesi di quanti sostenevano che la lingua latina fosse una lingua usata solo dai dotti: invece, essa fu una lingua di uso comune, utilizzata da persone appartenenti a tutti gli strati sociali e in ogni circostanza del vivere civile. Pertanto, gli antichi scrivevano in una lingua usata e compresa da tutti, perché il loro scopo era proprio quello di farsi comprendere da tutti.
Confutazione della superiorità del latino
Gli argomenti di appoggio alla teoria dell’Alberti sono affini a quelli di Lorenzo Valla, quali il paragone fra il latino e l’impero. Al disprezzo del volgare dei suoi contendenti, Alberti non oppone un atteggiamento analogo, bensì egli vuole dimostrare l’inconsistenza di detto disprezzo. Come sostenevano in molti, a partire da Dante, il latino “non è un’arte e invenzione scolastica”, cioè qualcosa di artificiale utilizzato dai dotti per trattare di argomenti nobili; pertanto essa non è più elevata delle altre per la sua stessa natura e non è nemmeno la lingua letteraria per eccellenza. Infatti al tempo degli antichi Romani, il latino era adoperato per ogni evenienza, anche per esprimere i contenuti più futili, quotidiani e persino volgari. Con il tempo, esso si è trasformato, è decaduto e ha dato origine ai volgari in uso oggi. Questa tesi è molto importante perché afferma sostanzialmente che gli antichi scrivevano per essere compresi da tutti e non da pochi per i quali, invece, il latino sarebbe stato inventato “ a tavolino” o “ad usum delphini”, come si direbbe oggi.
Emulazione degli antichi e uso del volgare
Continuando la sua argomentazione, l’Alberti sostiene che è oggi è necessario emulare gli antichi come i classicisti in genere sostenevano, ma, mantenendo la coerenza che lo distingue, afferma che emulare gli Antichi significa in primo luogo utilizzare la lingua dell’uso comune, potenzialmente capita da tutti (ossia il volgare). In secondo luogo bisogna cercare di perfezionarla, di correggerla e di renderla più bella, un compito, questo, che spetta ai dotti se tratteranno tematiche nobili. La lingua toscana non è ancora assurta ai livelli del latino, ma ne ha le qualità per poterlo fare. In questo modo l’Alberti, sinteticamente sostiene la pari dignità del latino e del toscano nella speranza che quest’ultimo abbia lo sviluppo a cui è destinato e che si merita.
In sintesi, l’Alberti invita gli intellettuali a scrivere in volgare per renderlo più nobile, per farsi capire da tutti anche perché è meglio essere utile a molti che piacere a pochi. Per dimostrare la sua teoria sostiene che se la lingua latino aveva prestigio perché utilizzata dai grandi scrittori dell’epoca, nello stesso modo, il volgare se usato, corretto ed arricchito dagli scrittori moderni potrà arrivare a ricoprire lo stesso ruolo del latino.
Domande da interrogazione
- Qual è l'obiettivo principale di Leon Battista Alberti nell'elogio della lingua volgare?
- Come Alberti confuta l'idea che il latino sia superiore al volgare?
- Qual è il ruolo degli intellettuali secondo Alberti nella promozione del volgare?
- In che modo Alberti propone di emulare gli antichi?
- Qual è la visione di Alberti riguardo al futuro del volgare?
Alberti mira a dare al volgare la stessa dignità del latino, sostenendo che entrambi possono essere utilizzati per comunicare efficacemente con tutti, come affermato nel proemio del III de I Libri della Famiglia.
Alberti sostiene che il latino, in passato, era una lingua di uso comune e non solo per i dotti, e che gli antichi scrivevano per essere compresi da tutti, contrariamente all'idea che fosse un linguaggio esclusivo.
Alberti invita gli intellettuali a scrivere in volgare per nobilitarlo, correggerlo e arricchirlo, affinché possa raggiungere la dignità del latino e servire un pubblico più ampio.
Alberti propone di emulare gli antichi utilizzando la lingua dell'uso comune, il volgare, e perfezionandola, per renderla più bella e comprensibile a tutti.
Alberti crede che il volgare, se utilizzato e sviluppato dagli scrittori moderni, possa raggiungere lo stesso prestigio del latino, diventando una lingua nobile e rispettata.