Concetti Chiave
- Nel terzo romanticismo, la poesia diventa uno strumento per esplorare il mistero dell'uomo, rivelando l'ignoto e l'inconscio.
- La figura del poeta veggente emerge come esploratore dell'assoluto, attraverso intuizioni che collegano oggetti e soggetti.
- La poesia decadente si distacca dalle forme tradizionali, abbracciando strutture libere e aperte per esprimere l'ignoto.
- Il ritmo della poesia decadente è interno e libero, enfatizzando l'aspetto musicale e evocativo delle parole.
- Il linguaggio oscuro e polisemico della poesia decadente sfida la comprensione comune, portando a molteplici interpretazioni.
La Poesia come Strumento Conoscitivo
Durante il terzo romanticismo la poesia veniva concepita come strumento conoscitivo del mistero che avvolge l’uomo (Baudelaire parla ad esempio di «foresta di simboli»). Dopo il fallimento della filosofia, rivelatasi incapace di dare certezze e di mantenere le sue promesse, in un mondo irrazionale e senza luce, la poesia, secondo i poeti decadenti, era l’unico tramite in grado di mettere l’uomo in contatto con l’assoluto. Per cui, con i decadenti, la poesia assunse una funzione conoscitiva diversa dal tradizionale: essa non era più sentimentale o esteriore, ma illuminazione, rivelazione dell’ignoto e dell’inconscio e, quindi, dell’assoluto.
Il Poeta Veggente e l'Assoluto
Nacque in questo modo la figura del poeta veggente: il poeta non era più il maestro di equilibrio e di moderazione, come veniva considerato durante l’età classica, qualcuno da prendere dunque come punto di riferimento, ma divenne l’esploratore del mistero, dell’inconscio e dell’assoluto, a cui egli perveniva mediante delle folgorazioni istantanee: intuizioni improvvise che gli consentivano di scoprire le corrispondenze e le analogie che esistono tra oggetti e soggetti. In tutto (in ogni cosa) c’è il Tutto (l’assoluto) e poiché la funzione del poeta è quella di svelare l’ignoto, il poeta veggente, invece di fare della poesia una sorta di dialogo con altre persone, la riduce ad un monologo, ad una rassegna delle sue sensazioni, avvalendosi di un linguaggio oscuro e polisemico, che solamente gli spiriti affini sono in grado di percepire. Per la sua oscurità, la poesia dei decadenti sfugge infatti alla comprensione del lettore comune, per questo motivo essa è soggetta a molteplici interpretazioni.
Mutamenti nelle Forme Poetiche
Cambiando il genere poetico, avviene anche un mutamento delle forme. La poesia del decadentismo rifiuta gli schemi e le strutture ordinarie (strofe), a cui preferisce le forme libere e aperte, poiché, essendo la poesia lo strumento per giungere all’ignoto e all’assoluto, deve essere immune alle convenzioni e alle strutture rigide. Al ritmo cadenzato e orecchiabile della metrica tradizionale, si sostituisce un ritmo interno e libero, creato volta per volta dal poeta, che si basa sul potere evocativo della parola, non tanto per il suo significato logico e discorsivo, quanto per la suggestione musicale che essa suggerisce. Infatti Verlaine scriveva: “la musica prima di tutto”. Perciò la poesia decadente è poesia di sensazione, di suono senza intreccio: la parola ha un significato non discorsivo, ma musicale ed evocativo.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della poesia secondo i poeti decadenti?
- Come viene definita la figura del poeta veggente?
- Quali mutamenti si osservano nelle forme poetiche del decadentismo?
La poesia, per i poeti decadenti, diventa l'unico strumento in grado di mettere l'uomo in contatto con l'assoluto, assumendo una funzione conoscitiva che va oltre il sentimentale, diventando illuminazione e rivelazione dell'ignoto e dell'inconscio.
Il poeta veggente è visto come un esploratore del mistero e dell'assoluto, che attraverso intuizioni improvvise scopre le corrispondenze tra oggetti e soggetti, riducendo la poesia a un monologo personale e utilizzando un linguaggio oscuro e polisemico.
La poesia del decadentismo rifiuta le strutture ordinarie e preferisce forme libere e aperte, con un ritmo interno creato dal poeta, enfatizzando il potere evocativo della parola piuttosto che il suo significato logico, come affermato da Verlaine: “la musica prima di tutto”.