Concetti Chiave
- Elio Vittorini fondò la rivista "Politecnico" nel secondo dopoguerra, onorando il lavoro di Carlo Cattaneo e diventando un importante intellettuale del suo tempo.
- Il cambiamento di prospettiva di Vittorini, influenzato dal viaggio a Milano nel 1933, lo porta a vedere una nuova realtà e a riflettere sulla felicità umana.
- Milano viene descritta da Vittorini come una città politecnica, simile a New York, un luogo di confronto di idee e progettualità sociali.
- La sua opera "Città del mondo" esplora l'urbanistica, citando Le Corbusier e l'importanza di città che promuovono il bene comune tra gli abitanti.
- La piazza è considerata da Vittorini un simbolo di dialogo e democrazia, essenziale per costruire città ideali e una società armoniosa.
L'eredità del Politecnico
Elio Vittorini, come ben risaputo, fondò e diresse nel secondo dopoguerra una rivista intitolata “Politecnico” come chiaro riferimento e omaggio alla testata ottocentesca di Carlo Cattaneo. Tuttavia, è possibile identificare una stagione del poltiecnicismo che va oltre la chiusura della rivista, avvenuta nel 1947, e si estende fino alla sua morte, avvenuta precocemente nel 1966. Vittorini in questa fase della sua vita appare come un vero e proprio intellettuale che sfrutta la propria saggezza in ambito culturale per diventare una sorta di paladino della giustizia e della felicità umana, questo aspetto di nota anche nel passo autobiografico che si trova nella prefazione dell’opera “Garofano rosso” in cui emerge il suo cambiamento d’animo sviluppatorsi dopo il viaggio a Milano che fece nel 1933.
Il cambiamento di prospettiva di Vittorini
Vittorini scrive “dopo cinque o sei anni durante i quali mi pareva di non aver avuto che da bambino rapporti spontanei con le cose materne della terra e guardavo perciò all’indietro, scrivendo rivolto all’interno, ora non sapevo dove guardarmi attorno”.
Milano e la visione urbanistica
Appare dunque come se ci fosse una cambiamento di punto di vista di Vittorini che non guarda più solo se stesso ma anche ciò che lo circonda, riscoprendo quasi una realtà nuova, e questo spostamento avviene principalmente grazie alla città di Milano, lui stesso la descriverà così in un’intervista per Crovi nel 1953: “Milano, come New York, è la città politecnica del confronto delle idee e della progettualità sociali”. Milano appare infatti ai suoi occhi come una sorta di visione, rappresenta infatti effettivamente un panorama completamente diverso dalla sua amata terra natale siciliana, ma qui ritrova nell’architettura urbanistica una sorta di centro propulsore della storia e da qui inizia ad immaginare la possibilità di una convivenza felice tra gli uomini. I connotati della sua città perfetta, si possono notare in particolare nell’opera “Città del mondo”, in cui viene quasi subito citato l’architetto svizzero Le Corbusier, “individuare un principio di urbanistica che non sarebbe affatto dispiaciuto a un teorico delle cosiddette città-giardino come Le Corbusier “Le città belle avevano anche questo merito: di rendere la gente brava e buona””. Ovviamente in queste città non deve assolutamente mancare la piazza, che per Vittorini rappresenta una sorta di simbolo del dialogo e della democrazia, non a caso nella letteratura vittoriniana si riscontra spesso una particolare attenzione data alla costruzione dei dialoghi stessi.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato del Politecnico nella vita di Elio Vittorini?
- Come cambia la prospettiva di Vittorini dopo il suo viaggio a Milano?
- Qual è il ruolo dell'architettura urbanistica nella visione di Vittorini?
Il Politecnico, fondato e diretto da Vittorini nel secondo dopoguerra, rappresenta un omaggio alla rivista ottocentesca di Carlo Cattaneo e segna una fase importante della sua vita, in cui Vittorini si afferma come un intellettuale impegnato nella giustizia e nella felicità umana, fino alla chiusura della rivista nel 1947 e oltre, fino alla sua morte nel 1966.
Dopo il viaggio a Milano nel 1933, Vittorini sperimenta un cambiamento di prospettiva, passando da un'introspezione personale a una visione più ampia del mondo che lo circonda, riconoscendo in Milano una realtà nuova e stimolante, come evidenziato nella sua descrizione della città come "politecnica del confronto delle idee".
L'architettura urbanistica, in particolare quella di Milano, è vista da Vittorini come un centro propulsore della storia e della possibilità di una convivenza felice tra gli uomini. Nella sua opera "Città del mondo", egli sottolinea l'importanza di principi urbanistici che favoriscano il dialogo e la democrazia, con la piazza come simbolo centrale di queste idee.