Concetti Chiave
- Il "Deus absconditus" nelle tragedie manzoniane rappresenta un Dio silenzioso e nascosto, evidenziando l'irrazionalità della storia e la sofferenza delle persone innocenti.
- Manzoni rompe con la tradizione delle tragedie classiche scegliendo la tragedia storica e collocando i personaggi in contesti reali, rifiutando le unità aristoteliche.
- Il rifiuto delle unità aristoteliche da parte di Manzoni è motivato dal desiderio di mantenere l'adesione alla realtà e l'autenticità delle emozioni e delle psicologie dei personaggi.
- Il coro nel teatro tragico moderno funge da spazio per l'autore per esprimere la propria visione, riducendo l'influenza diretta sulla scena e mantenendo l'oggettività.
- La struttura narrativa del coro è circolare, alternando momenti al presente e al passato, creando una trama che riflette l'evoluzione degli eventi e delle emozioni.
Concezione del Deus Absconditus
Nelle tragedie manzoniane si ha la concezione di un “Deus absconditus”, un Dio silenzioso, nascosto all’uomo e la prova di ciò sta nel fatto che persone innocenti si trovino in condizioni esistenziali negative. La storia, quindi, risulta essere irrazionale poiché oltre a condannare i giusti è caratterizzata dalla guerra. Quell’arte tipica della storia che dovrebbe portare onore è segnata e macchiata dal male perché è ciecamente obbediente allo stato che contrasta la morale. Si può notare anche in questo caso una rottura con il genere tradizionale delle tragedie. Una rottura che, tra l’altro, è alimentata da quattro fattori:
- La scelta della tragedia storica. La tragedia classicheggiante isolava l’azione completamente senza che la storia potesse influenzare i personaggi e gli eventi; era fedele alle tre unità aristoteliche per cui i fatti avevano la durata di una giornata, non c’erano mutamenti di scena, non c’era l’intreccio contemporaneo di più scene. Manzoni, al contrario, vuole collocare i suoi personaggi in un contesto aderente alla realtà e alla storicità secondo il suo principio del vero. Le sue volontà di rivoluzione della tragedia vengono sposte nella lettera a Monsieur Chauvet. Manzoni dice, infatti, di non voler inventare dei fatti per adattare ad essi dei sentimenti ma vuole spiegare quello che gli uomini hanno sentito mentre compivano le azioni. Nella storia, infatti, già è presente il più ricco e affascinante repertorio di soggetti drammatici che si possono analizzare con l’invenzione poetica. Tutto è sostenuto da un’ approfondita conoscenza storica e ne è un esempio i saggi sui fatti principali dei personaggi principali che precedono la tragedia vera e propria. Gli altri tre fattori sono esposti nella prefazione al Conte di Carmagnola
- Rifiuto delle tre unità aristoteliche di tempo, spazio, azione poiché non favoriscono l’adesione alla realtà ma porta ad allontanarsi da essa. Questo perché si racchiude l’azione in un limitato tempo e spazio e il poeta è costretto a esagerare le passioni per concludere la scena a costo dell’autenticità e le diverse sfumature delle psicologie dei personaggi. L’adesione alla falsità, poi, ha anche degli effetti sulla moralità dal momento che vengono fatti arrivare al pubblico messaggi sbagliati.
- Moralità del teatro. Ripresa di una visione aristotelica del teatro che lo vede come un atto catartico grazie alla sua caratteristica di far prendere coscienza degli avvenimenti facendo nascere un desiderio di elevazione morale. L’arte, infatti, deve rendere le cose migliori e mostrare come in realtà dovrebbero essere.
- Il coro è una novità nel teatro tragico moderno. Viene definito cantuccio perché è un luogo che l’autore ritaglia per sé dove l’autore possa parlare in prima persona, esprimendo la propria visione e reazione di fronte fatti tragici e ai comportamenti dei personaggi. In questo modo si diminuisce la tentazione di entrare nella scena rendendola così quanto più oggettiva possibile. In particolare il coro si trova, per quanto riguarda il Conte di Carmagnola, nei primi carmi ed esecra la guerra civile mentre nell’Adelchi il coro interviene nel giudizio sulla schiavitù a cui furono soggiogati i Longobardi e sulla morte di Ermengarda.
- La struttura narrativa del coro ha una situazione iniziale al presente, un racconto breve di un fatto al passato prossimo, un ricordo passato narrato al passato remoto, un racconto di un fatto avvenuto poco dopo il ricordo al passato prossimo per poi ritornare al presente. C’è una struttura circolare.
Rottura con la tradizione
Rifiuto delle unità aristoteliche
Moralità e catarsi nel teatro
Il ruolo del coro
Struttura narrativa del coro
Domande da interrogazione
- Qual è la concezione di Dio nelle tragedie manzoniane?
- In che modo Manzoni rompe con la tradizione della tragedia?
- Qual è il rifiuto delle unità aristoteliche da parte di Manzoni?
- Qual è il ruolo del coro nel teatro manzoniano?
- Come si struttura la narrazione del coro nelle tragedie di Manzoni?
Nelle tragedie manzoniane si presenta un "Deus absconditus", un Dio silenzioso e nascosto, evidenziato dalla sofferenza di persone innocenti in contesti esistenziali negativi, rendendo la storia irrazionale e segnata dal male.
Manzoni rompe con la tradizione classica scegliendo la tragedia storica, collocando i personaggi in un contesto reale e storico, e rifiutando l'idea di adattare sentimenti a fatti inventati, come spiegato nella lettera a Monsieur Chauvet.
Manzoni rifiuta le tre unità aristoteliche di tempo, spazio e azione, poiché queste limitazioni allontanano dalla realtà e costringono il poeta a esagerare le passioni, compromettendo l'autenticità e la moralità del messaggio.
Il coro, definito cantuccio, permette all'autore di esprimere la propria visione e reazione ai fatti tragici, rendendo la scena più oggettiva e intervenendo su temi come la guerra civile e la schiavitù, come si vede nel Conte di Carmagnola e nell'Adelchi.
La narrazione del coro segue una struttura circolare, iniziando al presente, passando a un racconto breve al passato prossimo, un ricordo al passato remoto, un fatto successivo al passato prossimo e ritornando infine al presente.