Concetti Chiave
- La tragedia è ambientata nell'VIII secolo, durante il regno longobardo in Italia, con Pavia come capitale e un contesto di conflitto tra Longobardi e Franchi.
- Strutturata in cinque atti, la tragedia include due cori che offrono riflessioni storiche e morali sui popoli coinvolti e sulle sventure di Ermengarda.
- I personaggi principali, tra cui Desiderio, Ermengarda e Carlo Magno, presentano intrecci familiari complessi che influenzano le loro azioni e conflitti.
- Il diacono Martino rappresenta una connessione tra la natura e la fede, cercando un percorso strategico per i Franchi e riflettendo sul concetto romantico di "sublime".
- La conclusione trasmette una visione pessimista della vita, evidenziando un mondo governato da forze che negano la moralità, con le sventure dei personaggi come parte di un disegno provvidenziale.
Indice
Contesto storico della tragedia
La tragedia è sta composta nel biennio 1820-1822
Essa si colloca nel periodo 772 – 774.
Nell’VIII secolo, la penisola italiana comprendeva il regno longobardo che si estendeva dal nord fino a buona parte del centro. La capitale e sede della corte longobarda era Pavia. La parte rimanente, dipendente da Bisanzio, era divisa in: Esarcato di Ravenna, Pentapoli e Sicilia. La pentapoli comprendeva cinque città: Ancona, Senigallia, Pesaro, Fano e Rimini. Roma costituita un ducato bizantino autonomo.
Struttura e temi principali
La tragedia è articolata in cinque anni, in cui sono inseriti due cori.
Il primo coro costituisce una riflessione storica sulle condizioni dei tre popoli presenti sul suolo della penisola: i Longobardi, le popolazioni italiche e i Franchi.
Il secondo coro propone una riflessione morale poiché lo scrittore afferma che le sventure di Ermengarda sono in linea con un disegno della Provvidenza.
Personaggi e intrecci familiari
Il re dei Longobardi Desiderio e la sua corte a Pavia, Ermengarda figlia di Desiderio e sorella di Adelchi, Adelchi, Carlo Magno marito di Ermengarda, Ansberga, la sorella, che assiste Ermengarda in punto di morte.
Ermengarda era andata sposa al re dei Franchi, Carlo Magno.
Perché il padre, re Desiderio aveva deciso di annettere una parte del territorio papale e il papa, Adriano I, aveva chiesto il sostegno dei Franchi.
Il ruolo del diacono Martino
Il diacono Martino, inviato da Papa Adriano I, ha lo scopo di scoprire l’esistenza di un percorso attraverso le Alpi che permetta ai Franchi di prendere di sorpresa l’accampamento dei Longobardi.
Nel racconto del diacono Martino, la natura è collegata al concetto di “sublime” caro ai Romantici. L’uomo ne percepisce l’infinita grandezza e ne suoi confronti prova un senso di impotenza e di fragilità. Tuttavia della natura, il Manzoni dà una visione cristiana perché il diacono Martino si fa forte della convinzione di essere guidato da Dio.
Desiderio matura un desiderio di vendetta per lavare la vergogna e l’affronto di cui Ermengarda è stata vittima.
Conflitti interiori di Adelchi
Adelchi prova sentimenti contrastanti: da un lato, vorrebbe vendicare l’affronto subito dalla sorella, ma dall’altro prova sentimenti di compassione verso le sofferenze altrui.
Gli chiede di poter trovare pace, protezione e conforto nel Monastero di S. Salvatore a Brescia che era stato fondato dalla madre.
Il legame di Ermengarda con il passato e quindi con gli affetti familiari è molto forte. Definisce la madre Anna, la madre come “veneranda” e associa la sorella Ansberga, che prese i voti, all’aggettivo “diletta”. Sembra quasi che la madre, nel fondare il Monastero di Brescia, avesse intuito che un giorno esso sarebbe servito da luogo di protezione per la figlia.
Destino di Ermengarda
Ermengarda si è rifugiata nel convento di S. Salvatore a Brescia sperando di trovar un mezzo per dimenticare il passato, ma qui apprende che Carlo Magno si è risposato con Ildegarde. Non essendo riuscita a cancellare l’amore per l’uomo che l’ha ripudiata muore dal dolore, ma in pace con Dio.
I Longobardi sono sconfitti e Pavia cade in mano ai Franchi. Adelchi, ferito e in fin di vita, chiede a Carlo Magno di risparmiare al padre una prigionia dura. Quindi muore, affidando la sua anima a Dio.
Conclusione e visione pessimista
Il concetto che emerge dalla tragedia è questo: il mondo è regolato da una forza feroce che non dà alcuna possibilità di tenere un comportamento morale. L’unica cosa che resta da fare è fare un torto a qualcuno o subirlo. Si tratta della negazione assoluta della dimensione mondana della storia e una visione molto pessimista della vita, derivata, probabilmente dal Giansenismo. Da questa idea è derivato il comportamento dei vari personaggi legati all’obbiettivo che si sono posti: la vendetta, la vittoria, la difesa della regalità. Chi, invece vorrebbe raggiungere un obiettivo morale è destinato a fallire, come Adelchi ed Ermengarda. Tuttavia, in tutto ciò viene inserita la presenza del disegno provvidenziale di Dio secondo cui le sventure sono considerate come anticipazione dell’espiazione e quindi sono uno strumento di salvezza (concetto di provvida sventura).
Domande da interrogazione
- Qual è il contesto storico in cui si svolge la tragedia?
- Quali sono i temi principali della tragedia?
- Qual è il ruolo del diacono Martino nella trama?
- Come si manifestano i conflitti interiori di Adelchi?
- Qual è la visione finale della tragedia riguardo al destino dei personaggi?
La tragedia è ambientata nell'VIII secolo, precisamente tra il 772 e il 774, durante il regno longobardo in Italia, con Pavia come capitale e una parte del territorio sotto il controllo bizantino.
La tragedia si articola in cinque atti e affronta temi storici e morali, con un primo coro che riflette sulle condizioni dei Longobardi, delle popolazioni italiche e dei Franchi, e un secondo coro che evidenzia le sventure di Ermengarda come parte di un disegno della Provvidenza.
Il diacono Martino, inviato da Papa Adriano I, ha il compito di scoprire un percorso attraverso le Alpi per sorprendere i Longobardi, e la sua figura rappresenta un legame tra la natura sublime e la visione cristiana della vita.
Adelchi vive un conflitto tra il desiderio di vendetta per l'affronto subito dalla sorella Ermengarda e la compassione per le sofferenze altrui, cercando rifugio nel Monastero di S. Salvatore a Brescia.
La tragedia presenta una visione pessimista della vita, in cui il mondo è governato da forze che negano la possibilità di un comportamento morale, evidenziando come chi cerca un obiettivo morale, come Adelchi ed Ermengarda, sia destinato a fallire, ma con la presenza di un disegno provvidenziale di Dio.