Concetti Chiave
- Il capitolo XIII è ambientato a Milano l'11 novembre 1628, durante le rivolte del pane, con una folla in tumulto che si dirige verso la casa del vicario.
- Il vicario di provvisione, Ludovico Melzi d’Eril, è visto dalla folla come il principale responsabile della carestia, temendo per la sua incolumità.
- La folla mostra due anime: una violenta e distruttiva, e una solidale, capace di aiutare chi è in difficoltà, come un padre di famiglia carico di farina.
- Ferrer, il cancelliere, è un personaggio ambivalente, amato dal popolo per il calmiere sul pane, ma consapevole del suo ruolo nella crisi alimentare.
- L’immagine del “vecchio mal vissuto” rappresenta l’orrore della violenza cieca, simboleggiando l’uomo che ha perso il controllo sui propri impulsi.
1. Dov’è ambientato il capitolo XIII?
2. Chi è il vicario di provvisione? Perché ha paura?
3. Quali sono le due “anime” della folla
4. Spiegare l’immagine del “vecchio mal vissuto”.
5. Evidenziare similitudini e metafore relative alla folla
6. Quale episodio storico ha in mente Manzoni quando descrive l’assalto alla casa del vicario?
7. Chi è Ferrer?
8. Sottolineare i gesti e la mimica facciale di Ferrer.
9. Per qual motivo Ferrer si esprime alternativamente in italiano e in spagnolo?
10. Pedro imita Ferrere nei gesti e nelle parole. Spiegare.
1.
Indice
Ambientazione del capitolo XIII
Tutto il capitolo XIII ha come tela di fondo la città di Milano, l’11 novembre 1628, durante la rivolte del pane. La narrazione parte dalla descrizione della folla in tumulto per spostarsi poi verso la casa del vicario da cui quest’ultimo viene portato via e sottratto alla violenza popolare da Ferrer, poiché ritenuto il primo responsabile della carestia.
2. A quel tempo, il vicario di provvisione era Ludovico Melzi d’Eril, la cui autorità era soggetta a quella di Ferrer e della giunta in materia di prezzo del pane. Per certi aspetti, egli è simile a don Abbondio ed è colto nel momento della giornata in cui stava smaltendo col riposo il peso della digestione. Egli era un funzionario con la responsabilità del rifornimento alimentare della città; in modo particolare, doveva controllare i forni e il prezzo del pane. Agli occhi della folla in rivolta, è visto come il primo ed unico responsabile della carestia.
3.
Le due anime della folla
Nella descrizione del tumulto, la folla assume comportamenti sia positivi che negativi, alternando, spesso, uno all’altro. Se da un lato è pronta a seguire impulsi dettati dalla violenza e dalla mancanza di responsabilità, dall’altro è anche capace di dimostrarsi solidale con chi ha maggior bisogno di aiuto. Nell’assalto al forno delle crucce prevale la prima “anima”: i garzoni fornai vengono attaccati per sottrarre loro il pane che stanno consegnando, qualcuno lancia dei sassi contro la forza pubblica, i forni vengono saccheggiati in mezzo a spintoni e urli, gli arredi dei forni vengono fatti a pezzi e bruciarti e la folla acquista sempre più l’aspetto di una bestia inferocita. Tuttavia, di fronte ad un uomo carica di un pesante carico di farina, povero padre di famiglia, la folla fa largo e gli favorisce il passaggio. Nell’episodio dell’assalto alla casa del vicario, la folla ritrova la razionalità fino ad ora perduta e saggiamente, rinuncia a farsi giustizia da sola e a ricorrere all’intervento di Ferrer
4.
Il vecchio mal vissuto
Ad un certo punto, quando la folla arriva davanti all’abitazione del vicario, viene notato un vecchio che portava con sé un martello, una fune e dei chiodi con l’intenzione di servirsi di questi strumenti per attaccare il vicario alla sua porta una volta ucciso dalla folla. Gli aggettivi “mal vissuto”, “diabolica”, “occhi affossati e infuocati”, “canizie vituperosa” riflettono l’orrore che Manzoni prova per questo vecchio il quale ha trascorso la vita in modo da vergognarsi. Alcuni critici hanno ravvicinato l’immagine del vecchio al Caronte dantesco. In ogni modo, egli può essere visto come la rappresentazione dell’uomo che non controlla più i suoi impulsi e che ricerca la violenza cieca.
5.
Similitudini e metafore della folla
La folla minacciosa che avanza è paragonata ad un temporale che si sta preannunciano. La sua violenza è espressa dal verbo “mugghiava” che la rende simile ad un animale inferocito in grado soltanto di seguire il proprio istinti di bestia. L’immagine del razzo che scoppia e che rilascia degli scoppietti rende l’idea dell’insieme di voci, alcune delle quali, a volte riescono a prevalere sulle altre. Per descrivere una donna che sta trasportando nel grembiule una grande quantità di farina, lo scrittore ricorre alla metafora dispregiativa della pentolaccia con due manici e infine l’immagine del vecchio mal vissuto è la metafora di quanto possa esistere di diabolico nell’animo umano, quando la razionalità ed il buon senso vengono a mancare.
6.
Episodio storico di riferimento
Manzoni aveva avuto un’esperienza diretta di un tumulto della folla. Ad alcuni aveva assistito personalmente e di altri ne aveva sentito parlare come a proposito di quanto era successo durante la Rivoluzione Francese. Uno dei fatti a cui il Manzoni aveva assistito direttamente era stato l’assassinio dell’allora ministro delle finanze Giuseppe Prina nel 1814. Esasperata dalle tasse imposte per esigenze militari, la folla linciò l’uomo e lo uccise nelle adiacenze del palazzo in cui abitava, il Palazzo Marino.
7.
Chi è Ferrer
Ferrer è il cancelliere, amato dal popolo perché aveva imposto un calmiere alla vendita del pane, una decisione però, non saggia perché il popolo aveva così svuotato i forni e la carestia era si era aggrava: egli interviene sul luogo del tumulto per calmare la folla, forse consapevole di essere lui la causa dei fatti. Infatti , Manzoni commentando scrive che egli cercava di spender bene una popolarità mal acquisita.
8.
Gesti e mimica di Ferrer
Ferrer dà prova di essere un grande attore. Esegue, a vantaggio della folla, una rappresentazione basata su gesti, movimenti del corpo e mimica facciale. Il volto appare “umile ridente amoroso”. Il linguaggio si articola su due registri: uno demagogico, rivolto direttamente al popolo per promettere pane in abbondanza, e l’altro rivolto a se stesso per esprimere ciò che veramente pensa. Si tratta di una tecnica molto in uso nel teatro.
9.
Lingua di Ferrer
Ferrer usa alternativamente lo spagnolo e l’italiano e in questo diventa il simbolo dell’astuzia politica. Si rivolge al suo cocchiere in spagnolo per rassicurarlo e alla folla in italiano, con un atteggiamento paternalistico ed ipocrita per calmarla e fare promesse demagogiche che non potranno essere mantenute.
10. Il comportamento di Pedro, il cocchiere, è ricalcato su quello del padrone; anche lui distribuisce alla folla sorrisi, mentre più tardi quando passo tra due file di soldati mercenari spagnoli non esita a prendere la rincorsa. In pratica, si potrebbe dire che egli traduce in modo assai volgare e nemmeno tanto celato il comportamento da commediante del padrone. Occorre anche ricordare che nella Milano del Seicento i cocchieri, che si sentivano protetti dalla livrea che indossavano, davano spesso segno di arroganza e di spericolatezza, come ricorda anche lo stesso Parini.
Domande da interrogazione
- Qual è l'ambientazione del capitolo XIII?
- Chi è Ferrer e quale ruolo gioca nel tumulto?
- Quali sono le due anime della folla descritte nel capitolo?
- Che significato ha l'immagine del "vecchio mal vissuto"?
- Come vengono utilizzate similitudini e metafore per descrivere la folla?
Il capitolo XIII è ambientato a Milano, l'11 novembre 1628, durante le rivolte del pane, con la folla in tumulto che si dirige verso la casa del vicario, Ludovico Melzi d’Eril, ritenuto responsabile della carestia.
Ferrer è il cancelliere amato dal popolo per aver imposto un calmiere sulla vendita del pane. Interviene nel tumulto per cercare di calmare la folla, consapevole della sua responsabilità nei fatti.
La folla mostra comportamenti sia violenti che solidali; da un lato, è pronta a saccheggiare e attaccare, dall'altro, dimostra compassione, come quando fa largo a un povero padre di famiglia.
Il "vecchio mal vissuto" rappresenta l'orrore e la violenza insita nell'animo umano, simile a Caronte dantesco, e incarna l'uomo che ha perso il controllo dei propri impulsi, cercando la violenza cieca.
La folla è paragonata a un temporale in arrivo e a un animale inferocito, esprimendo la sua violenza attraverso immagini potenti, come quella del razzo che scoppia, evidenziando la perdita di razionalità e il caos.