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Concetti Chiave

  • Pirandello, nato nel 1867 ad Agrigento, descriveva la sua vita come un'involontaria fuga dalla realtà, legato profondamente alla sua terra siciliana e alle sue tradizioni.
  • Il matrimonio con una donna siciliana benestante porta a difficoltà economiche e alla malattia psichica della moglie, costringendo Pirandello a prendere decisioni dolorose.
  • Il successo letterario di Pirandello si concretizza con opere come "Il fu Mattia Pascal", ma è segnato da un periodo di angoscia personale e familiare durante la guerra.
  • Nel 1934, Pirandello riceve il premio Nobel, un riconoscimento che lo lascia imbarazzato nonostante il suo desiderio di successo e di critica.
  • Politicamente, Pirandello mostra contraddizioni, passando dal radicalismo giovanile al fascismo, per poi allontanarsi progressivamente da qualsiasi regime, convinto dell'inefficacia dei cambiamenti sociali.

Infanzia e Formazione di Pirandello

Pirandello nacque nel 1867 ad Agrigento da una famiglia agiata. Lo scrittore definì la sua vita un “involontario soggiorno sulla terra”, “un’enorme pupazzata” e scriveva per fuggire da sé stesso e dalla disperazione; è un uomo “fuori chiave”, in costante disarmonia con lui stesso e il mondo. Dopo i primi anni di infanzia e gioventù, Pirandello studia lettere a Roma e a Bonn dove si laurea; ma rimane molto legato alla sua Sicilia, una terra ancora feudale, immobile e chiusa, in cui l’apparire conta più dell’essere e le passioni si scontrano con la rigidità delle tradizioni.

Matrimonio e Difficoltà Economiche

In seguito, Pirandello si sposa con una ragazza siciliana benestante e si trasferisce a Roma. La famiglia cade in rovina dal punto di vista economico e la moglie si ammala e manifesta disturbi psichici, al punto che Pirandello sarà costretto a mandarla in manicomio.

Successo Letterario e Teatrale

Pirandello ora scrive non più come attività disinteressata ma per necessità economiche: pubblica nel 1904 il romanzo “Il fu Mattia Pascal” e dal 1909 pubblica delle novelle sul “Corriere della sera”. Il suo umore peggiore negli anni della guerra (si sente solo e angosciato), anche perché lo stato della moglie si aggrava, muore l’amata madre e il figlio Stefano, partito volontario, viene

imprigionato in Germania.

Intanto ottiene molto successo nel teatro, soprattutto per il carattere nuovo e sconvolgente delle sue opere. Comincia a girovagare per il mondo e portare in scena i suoi lavori. Nel 1926 pubblica “Uno, nessuno e centomila”. Nel 1934 riceve il premio Nobel: da una parte si compiace del suo successo (e anche delle critiche, che cerca), dall’altra ne è imbarazzato e infastidito.

Contraddizioni Politiche e Morte

Dal punto di vista politico avrà sempre un atteggiamento contraddittorio: intanto è convinto che i problemi dell’uomo non possono essere risolti con cambiamenti sociali e politici; prima aderisce al radicalismo giovanile (contro il tradimento degli ideali risorgimentali), poi al fascismo, infine si distacca sempre di più dal regime. Morirà a Roma nel 1936 per polmonite.

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Domande da interrogazione

  1. Quali sono le origini e le influenze formative di Pirandello?
  2. Pirandello nacque nel 1867 ad Agrigento in una famiglia agiata e definì la sua vita come un “involontario soggiorno sulla terra”. La sua infanzia e gioventù furono segnate da una forte connessione con la Sicilia, una terra tradizionale e immobile, che influenzò profondamente la sua scrittura.

  3. Come ha influito la vita personale di Pirandello sulla sua carriera letteraria?
  4. Dopo il matrimonio, Pirandello affrontò gravi difficoltà economiche e la malattia della moglie, che lo costrinse a mandarla in manicomio. Queste esperienze lo portarono a scrivere per necessità economiche, dando vita a opere significative come “Il fu Mattia Pascal” e ottenendo un grande successo nel teatro.

  5. Qual è stata la posizione politica di Pirandello e come ha influito sulla sua vita?
  6. Pirandello ebbe un atteggiamento contraddittorio verso la politica, passando dal radicalismo giovanile al fascismo, per poi distaccarsi dal regime. Credeva che i problemi umani non potessero essere risolti con cambiamenti politici, un pensiero che rifletteva le sue esperienze personali e il suo stato d'animo. Morì a Roma nel 1936.

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