Concetti Chiave
- Jacopo Mostacci, originario di Messina, ricoprì importanti incarichi sotto Federico II e Manfredi, evidenziando il suo legame con la nobiltà.
- Le sue liriche includono il sonetto "Natura d’amore", in cui esplora la natura e l'origine dell'amore, invitando altri poeti a rispondere ai suoi dubbi.
- La tenzone poetica tra Jacopo e i suoi contemporanei si presenta come un duello intellettuale sul potere e la reale esistenza dell'amore.
- Jacopo si interroga se l'amore sia un "accidente" o una "sostanza", utilizzando termini filosofici che richiamano il pensiero aristotelico.
- La professione di notaio di Jacopo e degli altri poeti conferisce un approccio giuridico alla tenzone, rendendo il dibattito particolarmente significativo e argomentato.
Origini e incarichi di Jacopo
Jacopo Mostacci, come Guido delle Colonne, era originario di Messina e in questa città egli possedeva molti beni immobili. Fu molto caro sia a Federico II di Svevia che a Manfredi. Infatti, Federico II, nel 1240, lo incaricò di far provvista di falchi, utili per la caccia e per questo lo invio nell’isola di Malta, col titolo di falconiere reale Invece Manfredi, nel 1262, gli chiese di accompagnare la figlia – Costanza II, in Spagna che andava in sposa a Pietro d’Aragona.
Liriche e tenzone poetica
In base ai codici che ci sono pervenuti, i critici gli attribuiscono dieci liriche, tra cui il sonetto Natura d’amore, composto intorno al 1241.
In esso, egli esamina la natura dell’amore e la sua origine. Gli risposero Pier della Vigna e Giacomo da Lentini: si ebbe, pertanto, una sorta di “tenzone” (= duello poetico), come era in voga in quei tempi.
Solicitando un poco meo savere
e con lui mi vogliendo diletare,
un dubio che mi misi ad avere
a voi lo mando per determinare.
On’omo dice c’amor à potere
e gli coraggi distringe ad amare,
ma eo no
però c’amore no parse ni pare.
Ben trova l’om una amorositate
la quale par che nasca di piacere,
e zo vol dire om che sia amore.
Eo no li saccio altra qualitate,
ma zo che è, da voi [lo] voglio audire,
però ven faccio sentenz[ï]atore.
Spronando la mia ragione
per più sapere e per trarre diletto,
condivido con voi un dubbio che mi venne allo spirito
affinché me lo risolviate
[Il sonetto è mandato ai poeti dai quali egli attende una risposta in grado di risolvere i suoi dubbi]
Ognuno afferma che l’amore ha il potere
di costringere i cuori ad amare,
ma io non voglio permettere ciò,
anche se l’amore è invisibile.
Di solito l’uomo trova un’affettuosa simpatia
che sembra nascere dal piacere:
e ciò non implica l’esistenza di un qualcosa che si chiama Amore.
Ma io non riconosco all’amore nessun’altra qualità
e vorrei sapere da voi di che cosa si tratti:
per questo motivo vi chiedo di fare da giudici e di esprimere, quindi, la vostra sentenza.
In sintesi: il poeta parte dal concetto generalmente accettato che l’Amore è potente e costringe gli uomini ad amare. Si tratta di una teoria che egli non condivide poiché l’Amore concretamente non è visibile. Riconosce soltanto che l’Amore forse ha origine dal piacere, ma niente di più. Su questo dubbio, egli chiede il parere agli altri poeti. Filosoficamente parlando, il poeta è attanagliato dal dubbio seguente: l’amore è un “accidente”, oppure una “sostanza”?. Da notare anche l’uso di termini prettamente filosofici che ci rimandano ad Aristotele: dubio, per determinare, sentenzatori, qualitate, consentire
Risposte e significato del sonetto
Al sonetto, risposero Pier della Vigna e Jacopo da Lentini
Nel sonetto, tutte le parole usate hanno un loro peso perchè Jacopo Mostacci, ma anche gli altri due scrittori coinvolti nella tenzone, erano notai di professione, cioè uomini di legge molto esperti nell’ars dictandi. Pertanto, in dei conti, la tenzone è un giudizio che conclude un processo istruito da Jacopo Mostacci con lo scopo di divertire il proprio intelletto. La questione giuridica che costituisce il nucleo del problema è questa: “Che cos’è l’amore? E ha un vero potere sugli uomini?”
Domande da interrogazione
- Quali erano le origini e i ruoli di Jacopo Mostacci?
- Qual è il tema centrale del sonetto "Natura d’amore"?
- Che tipo di interazione poetica si sviluppa attorno al sonetto di Jacopo?
- Qual è il dubbio filosofico che attanaglia Jacopo Mostacci riguardo all'amore?
- Qual è il significato della tenzone poetica in relazione alla professione dei poeti coinvolti?
Jacopo Mostacci era originario di Messina e possedeva beni immobili nella città. Fu molto apprezzato da Federico II di Svevia e Manfredi, che gli affidarono incarichi importanti, come quello di falconiere reale e di accompagnatore della figlia di Manfredi in Spagna.
Nel sonetto "Natura d’amore", Jacopo esplora la natura e l'origine dell'amore, esprimendo dubbi sulla sua reale esistenza e potere, e chiedendo il parere di altri poeti per risolvere le sue incertezze.
Il sonetto di Jacopo dà origine a una "tenzone", un duello poetico, in cui rispondono Pier della Vigna e Giacomo da Lentini, contribuendo al dibattito sulla natura dell'amore.
Jacopo si interroga se l'amore sia un "accidente" o una "sostanza", riflettendo sulla sua invisibilità e sul fatto che potrebbe derivare solo dal piacere, senza altre qualità.
La tenzone poetica rappresenta un giudizio finale su una questione giuridica riguardante l'amore, con Jacopo e gli altri poeti che, essendo notai, utilizzano la loro esperienza legale per analizzare e discutere il tema in modo intellettualmente stimolante.