Concetti Chiave

  • Il corpo è considerato un fardello e uno strumento di peccato, che impedisce la salvezza dell'anima.
  • Il poeta chiede a Dio non la salute, ma la malattia e la sofferenza come espiazione dei peccati.
  • Il disprezzo medievale per il mondo si manifesta in immagini violente, riflettendo la consapevolezza dei peccati dell'umanità.
  • Le malattie descritte rappresentano le angosce vissute dagli uomini del tempo, in un contesto privo di rimedi efficaci.
  • La struttura metrica è una ballata con versi di varia lunghezza, prevalentemente ottonari e novenari, seguendo uno schema AAX.

Indice

  1. Il corpo come fardello
  2. Disprezzo medievale
  3. Malattie e angosce
  4. Devastazione post mortem
  5. Struttura metrica

Il corpo come fardello

Per capire il vero significato del testo, è necessario partire dal mondo con cui lo scrittore concepisce il corpo. Esso è visto come uno strumento di peccato e visto come un fardello inutile e senza alcun valore, anzi come un impedimento sulla via della salvezza dell’anima. Nei versi viene espresso un totale rovesciamento del comune modo di sentire: a Dio il poeta chiede per cortesia, non la salute, ma la malattia e soprattutto la degradazione fisica e la sofferenza. Le immagini sono di una grande violenza e si uniscono ad un masochismo esasperato che per l’uomo moderno e per la stessa religione di oggi è difficilmente comprensibile.

Disprezzo medievale

D’altra parte, bisogna anche considerare che il disprezzo del mondo era un aspetto culturale molto frequente in epoca medioevale, sia nel popolo che presso quei gruppi di religiosi che seguivano regole molto rigide e ascetiche. Se in questo testo, il disprezzo si concretizza in immagini eccessivamente forti è perché Jacopone vuole rendere la consapevolezza che i peccati dell’umanità e, indirettamente anche i suoi, hanno causato la morte di Gesù Cristo.

Malattie e angosce

L’impressionante sequenza di malattie da cui il poeta vorrebbe essere colpito, costituisce anche una testimonianza del quadro degli incubi e delle angosce vissute dall’uomo del suo tempo di fronte al problema della malattia per la quale non esistevano rimedi efficaci. La sequenza, scandita da rime o assonanze molto ravvicinante e dalla presenza continua, quasi martellante della ripresa, ci dimostra anche un quadro di patologie molto più ampio di quello che abbiamo oggi.

Devastazione post mortem

La devastazione del corpo vivente non si arresta di fronte alla morte; nelle ultime stanze troviamo gli orrori del post mortem: i suoi resti diventato cibo per i lupi, la dispersione delle feci in cui essi si sono trasformati, fra spini e rovi, la paura della gente nel sentire appena nominare il suo nome.
In un’atmosfera simile, non c’è posto per un momento di speranza o di luce: la mortificazione e l’annientamento del corpo sono la condizione essenziale per liberare l’anima, anche se questo momento non viene mai citato. Jacopone chiede soltanto a Dio la mortificazione del suo corpo come espiazione dei peccati commessi in vita.

Struttura metrica

Dal punto di vista metrico, si tratta di una ballata composta da versi di varia lunghezza: soprattutto ottonari e novenari con qualche endecasillabo. Lo schema è AAX, mentre la ripresa segue lo schema XX. Si hanno delle rime vere, ma anche delle assonanze. Da notare anche il frequente fenomeno metrico dell’anacrusi: la prima sillaba che va legata al verso precedente, risulta essere eccedente rispetto alla normale misura metrica

O Signore, per cortesia,

mandami la lebbra.

Mandami la febbre quartana,

quella continua e quella che si manifesta ogni tre giorni,

e quella di due volte al giorno

ed inoltre quella che fa gonfiare il ventre a dismisura

Che mi venga il mal di denti,

mal di testa e mal di pancia,

e acuti dolori al ventre

e in gola che abbia l’angina.

Male agli occhi e dolori ad un fianco

Un ascesso al fianco sinistro;

e mi sopraggiunga la tisi in qualche parte

e sempre un delirio febbrile.

Che abbia il fegato infiammato,

la milza ingrossata, e il ventre gonfio,

che il polmone sia affetto da piaghe

con una forte tosse e una paralisi.

Che mi vengano le pustole

con migliaia di piccole escrescenze,

e i cancri siano tanti

da esserne tutto pieno.

Che mi venga la gotta

il male agli occhi

la piaga della dissenteria

e che mi siano date emorroidi

Che mi venga l’asma

Vi si aggiunga lo spasmo [dell’aorta],

come al cane mi vengano la rabbia

e le ulcere in bocca..

Per me l’epilessia

Tale da cadere nell’acqua e nel fuoco,

e che mai trovi un luogo

in cui non possa stare male.

Che sia colpito dalla cecità

dall’essere privato della parola e colpito da sordità,

dalla miseria e dalla povertà,

e in ogni tempo dal rattrappimento degli arti.

Che tanto sia il puzzo [che emana da me]

che non esista uomo in vita

che non fugga da me sofferente,

e ridotto in tale abbattimento.

Nella terribile fossa

chiamata Riguerci [nei pressi di Todi]

che io sia lì abbandonato

da ogni buona compagnia.

Gelo, grandine, tempesta,

fulmini, tuoni, buio,

e non ci sia avversità

che non mi abbia in suo potere.

Mi siano dati come servitori

i demoni dell’inferno,

per infliggermi i mali

che mi sono meritato con le mie folli azioni

Fino alla fine del mondo

che mi duri questa vita

e poi, al momento del distacco

che mi sia inflitta una dura morte

Mi scelgo come sepolutura

Un ventre di lupo che mi abbia divorato,

e i miei resti siano ciò che

è stato defecato tra spini e rovi.

I miei miracoli dopo la morte siano:

chi viene sulla mia tomba sia perseguitato dagli spiriti maligni

e fortemente tormentato

con visioni terribili.

Chiunque senta il mio nome

deve inorridire

d farsi il segno della croce

per scongiurare cattivi incontri lungo il suo cammino.

O mio Dio, non sono una sufficiente punizione

Tutte le pene che ho elencato:

perché mi hai creato per amore

e [invece] io ti ho ucciso con le mie offese.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la visione del corpo espressa nel testo?
  2. Il corpo è concepito come uno strumento di peccato e un fardello inutile, un impedimento sulla via della salvezza dell’anima, come evidenziato dall'autore che chiede a Dio non la salute, ma la malattia e la sofferenza.

  3. Qual è la visione del corpo espressa nel testo?
  4. Il corpo è concepito come uno strumento di peccato e un fardello inutile, un impedimento sulla via della salvezza dell’anima, come evidenziato dall'autore che chiede a Dio non la salute, ma la malattia e la sofferenza.

  5. Come si manifesta il disprezzo medievale nel testo?
  6. Il disprezzo per il mondo è un tema ricorrente in epoca medievale, e nel testo di Jacopone si concretizza in immagini forti, sottolineando la consapevolezza che i peccati dell'umanità hanno causato la morte di Gesù Cristo.

  7. Come si manifesta il disprezzo medievale nel testo?
  8. Il disprezzo per il mondo è un tema ricorrente nell'epoca medievale, e nel testo di Jacopone si concretizza in immagini forti, sottolineando la consapevolezza che i peccati dell'umanità hanno causato la morte di Gesù Cristo.

  9. Qual è il significato delle malattie descritte dal poeta?
  10. Le malattie rappresentano le angosce e gli incubi dell'uomo medievale di fronte a patologie senza rimedi, evidenziando un quadro di sofferenza e vulnerabilità, come si evince dalla sequenza impressionante di malattie che il poeta desidera.

  11. Qual è il significato delle malattie elencate dal poeta?
  12. Le malattie rappresentano le angosce e gli incubi dell'uomo medievale di fronte a malattie senza rimedi, evidenziando un quadro di sofferenza e vulnerabilità, come descritto nella sequenza impressionante di patologie.

  13. Cosa accade al corpo dopo la morte secondo il testo?
  14. La devastazione del corpo non si ferma con la morte; i resti diventano cibo per i lupi e la paura circonda il nome del defunto, riflettendo un'assenza di speranza e la necessità di mortificazione per liberare l'anima.

  15. Cosa accade al corpo dopo la morte secondo il testo?
  16. La devastazione del corpo non si ferma con la morte; i resti diventano cibo per i lupi e la paura circonda il nome del defunto, riflettendo un'assenza di speranza e la necessità di mortificazione per liberare l'anima.

  17. Qual è la struttura metrica del testo?
  18. Il testo è una ballata con versi di varia lunghezza, principalmente ottonari e novenari, con uno schema di rime AAX e riprese XX, caratterizzata da anacrusi e assonanze, come descritto nella parte finale del testo.

  19. Qual è la struttura metrica del testo?
  20. Il testo è una ballata con versi di varia lunghezza, principalmente ottonari e novenari, con uno schema di rime AAX e riprese XX, caratterizzato da anacrusi e una forte musicalità, come evidenziato nella sua composizione.

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