Concetti Chiave

  • L'invettiva di Dino Compagni esorta i cittadini a prendere coscienza delle conseguenze delle loro azioni malvagie, invitandoli a smettere di seminare discordia.
  • Compagni sottolinea che sia la giustizia divina che quella umana non perdonano, e ricordano ai cittadini i fallimenti delle discordie passate dei loro antenati.
  • Le divisioni tra le fazioni guelfe di Firenze, alimentate dagli interessi delle famiglie nobili, portano a un clima di ingiustizia e malvagità nella città.
  • Il testo è caratterizzato dall'uso di figure retoriche come anastrofi e metafore, che creano un ritmo incalzante e un tono profetico sull'urgenza delle azioni malvagie.
  • Compagni prevede che le menzogne e le discordie attuali genereranno conflitti futuri, portando sofferenza e guerre civili alle generazioni successive.

Indice

  1. Invito alla distruzione
  2. Conseguenze delle azioni malvage
  3. Giustizia divina e umana
  4. Divisioni e discordie a Firenze
  5. Figure retoriche e profezia

Invito alla distruzione

“Levatevi, o malvagi cittadini pieni di scandoli, e pigliate il ferro e il fuoco con le vostre mani, e distendete le nostre malizie. Palesate le vostre inique volontà e i pessimi proponimenti; non penate più; andate a mettere in ruina le bellezze della vostra città. Spandete il sangue de’ vostri fratelli, spogliatevi della fede e dello amore, nieghi l’uno all’altro aiuto e servizio. Seminate le vostre menzogne, le quali empieranno i granai de’ vostri figliuoli. Fate come de’ Silla nella città di Roma, che tutti i mali che esso fece in X anni, Mario in pochi dì li vendicò. Credete voi che la giustizia di Dio sia venuta meno? Pur quella del mondo rende una per una. Guardate a’ vostri antichi, se ricevettero merito nelle loro discordie: barattate gli onori ch’eglino acquistoro. Non vi indugiate, miseri: ché più si consuma in un dì nella guerra, che molti anni non si guadagna in pace; e picciola è quella favilla, che a distruzione mena un gran regno.”

Dino Compagni, Cronica (II, 1).

Conseguenze delle azioni malvage

“Alzatevi, o cittadini malvagi, piene di discordie, afferrate le armi e il fuoco con le vostre mani [per mettere a ferro e fuoco la città], e diffondete le vostre opere malvage [ = tramate i vostri inganni]. Rendete note le vostre scellerate volontà e i vostri pessimi; non soffrite più, andate e mettete in rovina le bellezze della vostra città. Spargete il sangue fraterno, liberatevi della fedeltà e del sentimento d’amore, che l’uno neghi all’altro aiuto e cortesia. Seminate pure le vostre menzogne, che riempiranno i granai della vostra discendenza. [Qui si tratta di una variazione della tradizionale metafora biblica per dire che le conseguenze delle azioni malvage ricadranno sui discendenti dei fiorentini che le hanno commesse].Comportatevi come fece Silla nella città dell’antica Roma: tutti i mali che egli commise in un decennio furono vendicati da Mario in pochi giorni. [Questa reminiscenza di storia romana, indica che gli sconfitti – i guelfi di parte bianca e i loro sostenitori – si vendicheranno, vanificando così i frutti di una lunga oppressione. Queste parole si spiegano con fatto che il Compagni scriveva l’opera fra il 1310 e il 1312 e nel 1311, l’ imperatore Arrigo VII scese in Italia.

Giustizia divina e umana

In lui, come in Dante era viva la speranza che l’imperatore contribuisse alla rivincita dei guelfi di parte bianca] Forse credete che la giustizia divina stia venendo a mancare? Anche la giustizia umana rende male per male. Pensate ai vostri antenati se essi trassero frutto dalle discordie [ = le discordie non producono mai frutti positivi e i vostri antenati ve lo dovrebbero insegnare]: vendete pure i privilegi e i diritti acquisiti dai vostri antenati [Con amara ironia, lo scrittore si riferisce a Carlo di Valois, fratello del re di Francia, Filippo il Bello. Sollecitato dal papa Bonifacio VIII, egli organizzò una spedizione in Italia per rovesciare i guelfi di parte bianca e permettere l’accesso al governo dei Neri. Fu in questa occasione che Dante dovette subire l’esilio]. Non aspettate ulteriormente, o sventurati: si consuma di più in un giorno di guerra di quanto non si guadagni in molti anni di pace.; è molto piccola quella favilla che conduce alla distruzione di un grande regno.”

Divisioni e discordie a Firenze

L’invettiva inizia con un’apostrofe, rivolta principalmente ai Neri, ma in parte anche a tutte le famiglie dei Grandi che a causa delle loro discordie private divisero di nuovo Firenze in due fazioni: i guelfi di parte bianca (a cui apparteneva il Compagni) e i guelfi di parte nera. L’autore vede in Firenze il trionfo senza limite alcuno dell’ingiustizia e della malvagità e nel corso del testo, senza alcuna remora, si abbandona allo sdegno e all’amara delusione provocata dai fatti.

Figure retoriche e profezia

Il testo è ricco di figure retoriche: anastrofi, metafore, asindeti. Gli asindeti contribuiscono a rendere il ritmo più incalzante, come se lo scrittore volesse fare capire che le azioni malvagie dei fiorentini si susseguono, incessantemente, senza trovare un attimo di sosta. L’uso di tanti imperativo, a cui si aggiunge un futuro –-“empieranno”-, da al testo, oltre ad un topo apocalittico, il taglio di una profezia. Con la frase “Seminate le vostre menzogne, le quali empieranno i granai de’ vostri figliuoli”, siamo di fronte a due metafore di cui la prima derivata dalla seconda. Il significato è il seguente: Voi, Fiorentini, state seminando la discordia e le menzogne; il vostro darà dei frutti talmente abbondanti da riempire, in futuro, i granai dei vostri fili; la discordie attuali, genereranno ulteriori e più gravi e numerose guerre civili. Nonostante che il giudizio sia molto tagliente, lo scrittore riesce comunque a mantenere un certo equilibrio, condannando non esclusivamente la sua fazione opposta, cioè i Neri, ma tutti coloro che sono causa di discordia.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'invito principale rivolto ai cittadini nel testo?
  2. L'invito principale è a sollevarsi e a distruggere le bellezze della città, manifestando le proprie malvagità e discordie, come evidenziato nel passaggio: "Levatevi, o malvagi cittadini pieni di scandoli... andate a mettere in ruina le bellezze della vostra città."

  3. Quali sono le conseguenze delle azioni malvagie secondo l'autore?
  4. L'autore sottolinea che le azioni malvagie ricadranno sui discendenti dei fiorentini, affermando che "le conseguenze delle azioni malvage ricadranno sui discendenti dei fiorentini che le hanno commesse."

  5. Come viene descritta la giustizia divina e umana nel testo?
  6. La giustizia divina e umana è presentata come ineluttabile, con l'autore che afferma: "Anche la giustizia umana rende male per male," suggerendo che le discordie non portano mai a frutti positivi.

  7. Qual è la visione dell'autore riguardo alle divisioni a Firenze?
  8. L'autore vede Firenze come un luogo di ingiustizia e malvagità, evidenziando come le discordie private abbiano diviso la città in due fazioni, i guelfi di parte bianca e nera, e manifestando il suo sdegno per la situazione.

  9. Quali figure retoriche sono utilizzate nel testo e quale effetto hanno?
  10. Il testo è ricco di figure retoriche come anastrofi e metafore, che creano un ritmo incalzante e trasmettono un senso di urgenza, evidenziando la gravità delle azioni malvagie dei fiorentini e il loro impatto futuro.

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