Concetti Chiave

  • La storia narra di una monaca badessa che, nonostante la sua vita santa, viene ingannata dal diavolo attraverso un peccato di gola legato a un cavolo.
  • Dopo essere stata posseduta, la monaca distrugge tutto nel convento, ma viene poi liberata grazie all'intervento del cappellano che le porta l'ostia consacrata.
  • Il racconto sottolinea l'importanza di farsi il segno della croce prima di mangiare per evitare di cadere nel peccato di gola, da cui derivano molti mali.
  • La narrazione utilizza la contrapposizione tra santità e peccato, umanizzando il diavolo e mettendo in evidenza i suoi aspetti psicologici come desiderio e astuzia.
  • Il racconto è un esempio di exemplum medievale, mirato a insegnare e divertire, con una struttura che include introduzione, narrazione e conclusione morale.

Indice

  1. La tentazione della monaca
  2. La possessione e la liberazione
  3. La morale del racconto
  4. L'autore e il contesto storico
  5. Struttura e finalità dell'exemplum
  6. Drammatizzazione e contrapposizione

La tentazione della monaca

“Fra queste storie ne inserisco una da cui trarre un grande profitto. C’era una monaca, che conduceva una vita da santa, ed era badessa del suo convento. Ma il diavolo che la desiderava, non riusciva a indurla al peccato per le buone azioni che essa era solita compiere. Tante volte, egli ritornava da lei, con l’intento di farla peccare, ma non riusciva mai nell’intento. Un giorno accadde che essa entrò nell’orto del convento e, vedendosi davanti una bella cima di cavolo, le prese la voglia di mangiarla. Il diavolo fu molto astuto perché si nascose all’interno della cima del cavolo e colei che aveva voglia di mangiarla, la colse senza farsi il segno della croce. Non appena l’ebbe mangiata, essa diventò furiosa [perché posseduta dal demonio]. E così fu ingannata e diventò pazza a causa del veleno che aveva assunto.

La possessione e la liberazione

Si diresse verso il convento gridando e distruggeva tutto quanto trovava: capitando in chiesa si mise a danneggiare lampade e croci. E le altre monache, vedendo tutto questo, cominciarono a fuggire, pregando Dio, affinché la salvaguardasse dal male e che a loro non potesse fare alcun male [forse in senso morale nel primo caso e in senso fisico nel secondo]. Alla fine, con la forza, riuscirono a prenderla e a legarla in luogo tale che essa non avrebbe potuto arrecare danno a nessuno. Le suore erano dispiaciute dell’accaduto, e piangevano perché fino ad allora l’avevano amata molto; e tutte insieme pregarono Dio che intervenisse per farle riacquistare la ragione. Questa badessa era solita fare la comunione ogni settimana, ma ora aveva dimenticato tale pratica a causa del diavolo da cui era invasata; il cappellano del convento lo venne a sapere. Subito, le porto l’ostia consacrata. Il diavolo, quando se lo vide vicino, provò molto timore, e volentieri avrebbe voluto andarsene [= uscire dal coro della suora]. Ma se lo sentiva così vicino che non aveva la forza di uscire. E quando il prete, si avvicinò ancora di più, il diavolo scappò di sotto e la suora immediatamente riacquistò la ragione per volontà di Gesù Cristo.. Successivamente, si confessò davanti a tutte le consorelle e capii in che modo il Diavolo lo aveva ingannato e come esso si fosse posizionato all’interno della cima del cavolo: e siccome aveva mangiato il cavolo senza farsi il segno della croce, , iniziò a rimproverarsi, dicendo che avrebbe dovuto essere punita. E vedendo che Dio le aveva fatto visita, inizio a fare una severa penitenza.

La morale del racconto

In base a questo esempio che è folle colui che mangia qualcosa senza farsi il segno della croce e imparate a non lasciarvi ingannare dalla golosità; dal peccato di gola derivano tutti i mali se ci cibiamo in modo disonesto.”

L'autore e il contesto storico

L’anonimo senese è autore di Canti morali, una racconta di fatti che, per struttura e finalità, costituiscono un chiaro esempio di exemplum del Duecento, cioè di un racconto, ritenuto vero, il cui scopo è di insegnare e di divertire e, frequentemente, collocato all’interno di un sermone. Spesso, per colpire maggiormente il pubblico, l’autore si sofferma sulla rappresentazione del vizio, senza censure particolari a cui fa seguito la rappresentazione realistica della pena. I critici letterari considera l’exemplum come l’embrione della futura novella. Il racconto dell’anonimo senese è una rielaborazione dell’exemplum di Gregorio Magno, vissuto tra il VI e il VII secolo e papa dal 590 al 604. Il testo originario è molto più sintetico.

Struttura e finalità dell'exemplum

La struttura del testo è la seguente:

• introduzione che mette in luce la finalità del racconto, cioè di essere moralmente edificante.

• il racconto vero e proprio

• la conclusione che spiega la morale del racconto, dando un preciso precetto [= prima di mangiare bisogna sempre farsi il segno della croce e non bisogna mai commettere peccati di gola]

L’autore parte dalla banale vicenda di un peccato di gola, l’amplifica e la trasforma di una sorta di possessione demoniaca con conseguente esorcismo. Lo scopo di questa amplificazione è colpire la fantasia del pubblico e rafforzare la funzione edificante del racconto.

Drammatizzazione e contrapposizione

Tutto l’episodio è sottoposto ad un processo di drammatizzazione. Che si fonda sulla contrapposizione di due personaggi che rappresentano l’antitesi santità/peccato: abadessa/Demonio, Cristo/Demonio. Il diavolo viene umanizzato, poiché è rappresentato nei suoi risvolti psicologici: prova desiderio, timore, agisce con astuzia, ecc. È in questo aspetto consiste la novità di questo “exemplum”.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il messaggio principale del racconto della monaca?
  2. Il racconto insegna che è folle mangiare senza farsi il segno della croce e mette in guardia contro i peccati di gola, sottolineando come da essi possano derivare gravi conseguenze.

  3. Qual è il messaggio principale del racconto della monaca?
  4. Il racconto insegna che è folle mangiare senza farsi il segno della croce e mette in guardia contro i peccati di gola, sottolineando come da essi possano derivare gravi conseguenze.

  5. Come viene rappresentato il diavolo nel racconto?
  6. Il diavolo è descritto come astuto e umano, capace di provare desiderio e timore, e agisce con inganno per indurre la monaca al peccato, evidenziando una novità nella sua caratterizzazione psicologica.

  7. Come viene rappresentato il diavolo nel racconto?
  8. Il diavolo è descritto come astuto e umano, capace di provare desiderio e timore, e agisce con inganno per indurre la monaca al peccato, evidenziando una novità nella sua caratterizzazione psicologica.

  9. Qual è la reazione delle altre monache di fronte alla possessione della badessa?
  10. Le monache, spaventate e dispiaciute, fuggono e pregano Dio affinché la badessa venga liberata dal male, dimostrando la loro preoccupazione e affetto per lei.

  11. Qual è la reazione delle altre monache di fronte alla possessione della badessa?
  12. Le monache, spaventate e dispiaciute, fuggono e pregano Dio per la salvezza della loro consorella, mostrando un forte legame affettivo e una profonda preoccupazione per il suo stato.

  13. Qual è il ruolo del cappellano nel processo di liberazione della monaca?
  14. Il cappellano porta l'ostia consacrata alla monaca posseduta, e la presenza del sacro provoca timore nel diavolo, che alla fine scappa, permettendo alla badessa di riacquistare la ragione.

  15. Qual è il ruolo del cappellano nel processo di liberazione della monaca?
  16. Il cappellano porta l'ostia consacrata alla monaca posseduta, e la presenza del sacro provoca timore nel diavolo, che alla fine scappa, permettendo alla badessa di riacquistare la ragione.

  17. In che modo il racconto si inserisce nel contesto del Duecento?
  18. Il racconto è un esempio di exemplum, tipico del Duecento, che mira a insegnare e divertire, utilizzando la rappresentazione del vizio e della pena per colpire il pubblico e rafforzare la morale.

  19. In che modo il racconto si inserisce nel contesto del Duecento?
  20. Il racconto è un esempio di exemplum del Duecento, mirato a insegnare e divertire, con una struttura che include un'introduzione morale, un racconto centrale e una conclusione che esplicita la morale, riflettendo le pratiche didattiche dell'epoca.

Domande e risposte

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