Concetti Chiave
- Il primo secolo e il Medioevo hanno visto intellettuali cristiani confrontarsi con il patrimonio classico, dibattendosi tra accettazione e rifiuto della letteratura pagana.
- Inizialmente, gli apologisti cristiani come Tertulliano respinsero la civiltà romana, mentre successivamente i Padri della Chiesa adottarono un approccio più conciliante.
- San Girolamo, pur ammirando la cultura pagana, si sentiva in colpa per la sua attrazione verso scrittori come Cicerone, vedendola come una debolezza rispetto alla verità cristiana.
- Nel Medioevo, l'allegoria consentì di attribuire significati morali ai testi classici, trasformandoli in strumenti per la fede cristiana, come dimostra Fulgenzio con l'Eneide.
- Sant'Agostino introdusse il concetto di "sacro furto", sostenendo che i credenti dovessero appropriarsi del sapere e dei valori positivi della cultura pagana per la loro crescita spirituale.
Indice
Il dilemma degli intellettuali cristiani
Un problema, molto sentito nel primo secolo dopo cristo e nel Medioevo da parte degli intellettuali cristiani era questo: accertato che il patrimonio classico era portatore di valori morali non indifferenti, quale avrebbe dovuto essere il rapporto con essi da parte dei Cristiani? Agli intellettuali cristiani si poneva il problema di quale atteggiamento tenere di fronte alla letteratura pagana che era nata e diffusa al tempo degli dei falsi dei. Accettarla o ignorarla e perfino distruggerla?
Rifiuto e conciliazione
Agli inizi, i primi intellettuali cristiani, chiamati apologisti, rifiutarono categoricamente in blocco la civiltà romana. Questo è il caso di Tertulliano che in modo violento si scaglia contro Roma e la sua opera di conquista. Egli sosteneva che il pensiero filosofico di Platone e di Aristotele e tutta la civiltà classica in generale non avevano nulla a che fare con la civiltà e il pensiero cristiani; tuttavia, più tardi, si ha un atteggiamento più conciliante e possibilista da parte dei Padri della Chiesa come Sant’Ambrogio, Sant’Agostino, San Girolamo, a cui danno il proprio contributi alcuni scrittori, come Fulgenzio.
San Girolamo e il sogno
San Girolamo, vissuto fra il IV e il V secolo, non riesce tuttavia a superare del tutto questo atteggiamento di ostilità nei confronti degli insegnamenti forniti dagli scrittori del mondo classico, considerato sempre come pagano, nel senso dispregiativo del termine. Mei suoi scritti, egli si parla frequentemente di un sogno: un angelo che lo accusa di essere un ciceroniano e non un cristiano. Infatti, egli percepisce come una colpa la sua ammirazione verso la cultura pagana, di cui aveva una conoscenza approfondita. La sua ammirazione per lo stile di Cicerone è vista come un momento di debolezza e di cedimento poiché egli colloca il fascino delle apparenze alla verità religiosa. Questo sentimento era comune a tanti intellettuali contemporanei a San Gerolamo.
Superamento medievale tramite allegoria
Nel Medioevo questa lacerazione tra ammirazione e senso di colpa viene superata ricorrendo all’allegoria, cioè tramite una lettura del testo classico che va aldilà del senso letterale ed immediato per ricavarne il significato più profondo. Questo permette di fare del testo classico una lettura strumentale per attribuirgli significati morali, magari anche forzati che sappiano accordarsi bene con le esigente del lettore di religione cristiana. In tal senso, Fulgenzio nell’opera De continentia Vergiliana, sostiene che l’Eneide è un’allegoria morale, cioè rappresenta la storia dell’anima che dopo varie vicissitudini raggiunge la salvezza.
Il sacro furto di Sant'Agostino
Una svolta fondamentale si ha con il pensiero di Sant’Agostino, espresso nell’opera De doctrina christiana in cui egli sostiene che è opportuno, se non necessario che i credenti si approprino di tutto ciò che esiste di positivo nella cultura pagana. Questa tesi è chiamata tesi del “sacro furto”.
Eredità classica e istituzioni umane
Questi sono gli ambiti dell’eredità classica nei confronti dei quali Sant’Agostino teorizza l’applicazione del “sacro furto”. Innanzitutto, abbiamo le discipline liberali poiché il patrimonio di conoscenze, le tecniche di interpretazione di un testo, la competenza retorica che le arti liberali forniscono possono essere usati per interpretare i testi sacri e propagandare la verità della fede. Poi, abbiamo i precetti morali che la filosofia antica aveva elaborato e che in gran parte un cristiano poteva condividere con molta facilita: si pensi a quanto i pensatori antichi avevano scritto sul dominio delle passioni e sul disprezzo del mondo. Esiste poi un altro ambito: “le istituzioni umane congeniali e buone per società degli uomini” Nel testo, lo scrittore paragona le istituzioni civili di cui appropriarsi a delle stoffe preziose egiziane che Israele rivendicò per sé per un uso migliore E qui l’affermazione di Sant’Agostino appare meno ovvia delle prime due, se si pensa alla polemica contro lo Stato e le sue istituzioni che egli aveva diffuso nell’opera De civitate Dei. Invece, il De doctrina christiana è un’opera tarda, portata a termine circa dieci anni prima della morte lo scrittore: in essa egli riconosce implicitamente l’utilità delle istituzioni statali per la vita associata o per lo meno l’impossibilità di farne a meno.
Sant'Agostino e la nuova cultura medievale
Nel complesso, si può dire che con questo trattato, Sant’Agostino dava una risposta nuova ai problemi che gli intellettuali cristiani, prima di lui, si erano posti; alcuni critici lo considerano il manifesto della nuova cultura medievale dell’Occidente che si ritrova intatto anche nel pensiero di Dante. Addirittura, Dante parlerà dello ruolo provvidenziale dello Stato, nel senso che lo Stato, nel costituire uno strumento finalizzato a realizzare al meglio una delle componenti dell’essere umano (il corpo e la fisicità in generale) rientra nei disegni di Dio.
Domande da interrogazione
- Qual era il dilemma principale degli intellettuali cristiani nel primo secolo dopo Cristo?
- Come si è evoluto l'atteggiamento degli intellettuali cristiani nei confronti della civiltà romana?
- Qual è il significato del sogno di San Girolamo riguardo alla sua ammirazione per Cicerone?
- In che modo il Medioevo ha superato il conflitto tra ammirazione e senso di colpa verso la cultura classica?
- Qual è la tesi del "sacro furto" di Sant'Agostino e quali ambiti essa riguarda?
Gli intellettuali cristiani si trovavano di fronte al dilemma di come relazionarsi con il patrimonio classico, riconoscendo i suoi valori morali, ma interrogandosi se accettarlo o distruggerlo, dato il suo legame con la civiltà pagana.
Inizialmente, gli apologisti come Tertulliano rifiutavano categoricamente la civiltà romana, ma successivamente Padri della Chiesa come Sant’Ambrogio e Sant’Agostino adottarono un approccio più conciliante, cercando di integrare elementi della cultura classica.
San Girolamo viveva un conflitto interiore, percependo la sua ammirazione per Cicerone come una debolezza, poiché sentiva di dover scegliere tra il fascino della cultura pagana e la verità religiosa.
Il Medioevo ha risolto questa lacerazione attraverso l'allegoria, permettendo una lettura dei testi classici che attribuiva loro significati morali, come sostenuto da Fulgenzio nell'interpretazione dell'Eneide.
La tesi del "sacro furto" di Sant'Agostino sostiene che i credenti dovrebbero appropriarsi degli aspetti positivi della cultura pagana, riguardando ambiti come le discipline liberali, i precetti morali e le istituzioni umane, riconoscendo la loro utilità per la vita cristiana.