Concetti Chiave
- Luigi Schiaparelli scoprì nel 192 un testo dell'VIII-IX secolo, che rappresenta una delle prime testimonianze del volgare italiano.
- Il testo evidenzia la distinzione tra il volgare e il latino, con caratteristiche linguistiche che rivelano l'evoluzione della lingua italiana.
- L'indovinello del testo utilizza una metafora che paragona le dita dell'amanuense a buoi che arano fogli di pergamena, mostrando un legame tra scrittura e agricoltura.
- Nonostante l'apparenza popolare, l'indovinello ha un carattere colto, utilizzato dagli scrivani per esibire la loro abilità linguistica.
- Il testo ha avuto un'importanza storica, legittimando il volgare e influenzando la letteratura, come dimostrato nella poesia "Il piccolo aratore" di Giovanni Pascoli.
Indice
Scoperta di Luigi Schiaparelli
Lo storico e paleografo Luigi Schiaparelli, nel 192, in un codice della Biblioteca Capitolare di Verona scoprì un breve testo, che, trascritto da un amanuense veronese dell’ VIII secolo o forse dell’inizio del IX , costituisce una delle primissime testimonianze del volgare italiano. Esso è inserito nel margine di un codice liturgico
Questo è il testo:
Se pareba boves,
alba pratalia araba,
(et) albo versorio teneba;
(et) negro semen seminaba
Gratias tibi agimus omnipotents sempiterne Deus
Caratteristiche del volgare
Ciò che ci colpisce subito è la netta distinzione fra le prime quattro righe in italiano volgare e l’ultima, in un latino corretto, anche se ci rimanda al linguaggio ecclesiastico. Ovviamente, la parte più interessante è la prima che ci permette di individuare alcune caratteristiche della lingua volgare.
• Per quanto riguarda il vocalismo, si nota che la -i- di nigrum > negro, album > albo, cioè la desinenza -um > -o come anche in versorio e negro
• Per quanto riguarda la morfologia, osserviamo i quattro verbi: parebat, araba, tenreba e seminaba. Sono verbi alla 3.a persona singolare che hanno perso la -t finale
• Relativamente al lessico, si nota che molti termini, collegati ad un ambiente agricolo, ci rimandano ad una varietà linguistica tipica dell’Italia del nord: parare con significato di “spingere avanti i buoi” è ancore presente nell’alta Italia; lo stesso versorio = aratrum e pratalia = agryum, sonob termini della variante veronese del volgare.
Si tratta di un indovinello.
Spingeva avanti i buoi,
arava i bianchi prati,
e teneva in mano in bianco aratro
e seminava il nero seme.
Ti rendiamo grazie, o Dio onnipotente ed eterno.
Interpretazione dell'indovinello
Le dita dell’amanuense sono paragonate a due buoi con cui egli trascrive un testo sui bianchi fogli di una pergamena. In mano tiene una bianca penna d’oca che gli serve per copiare le parole con l’inchiostro nero. Tutto si basa su di una metafora attività dello scrivano/attività del contadino.
Per lungo tempo i critici hanno assegnato all’indovinello un carattere popolare e dall’atmosfera contadinesca. In realtà non è così, perché l’indovinello ha un carattere colto e probabilmente esso era diffuso fra gli scrivani. Fra l’altro l’uso della lingua volgare non presenta alcuna necessità pratica, ma è fine a se stesso. L’unico scopo è il divertimento o una forma di capriccio personale dell’amanuense che ha voluto fare bella mostra di sé e delle sue capacità linguistiche.
Importanza e diffusione
L’importanza del testo è la copresenza di una parte in volgare e di un’altra in latino classico che a dimostrare una sorta di legittimazione della nuova lingua. Fra l’altro, questo indovinello è ancora diffuso in alcune regioni italiane, fra cui la Romagna, ma addirittura pare che sia talmente antico da circolare già al tempo di Roma. Da notare che l’immagine è stata ripresa da Giovanni Pascoli nella poesia Il piccolo aratore, che fa parte della raccolta Myricae. Si tratta del bambino che scrive sotto lo sguardo ammirato della nonna analfabeta
Scrive. . . (la nonna ammira): ara bel bello,
guida l'aratro con la mano lenta;
semina col suo piccolo marrello:
il campo è bianco, nera la sementa.
D'inverno egli ara: la sementa nera
d'inverno spunta, sfronza a primavera;
fiorisce, ed ecco il primo tuon di Marzo
rotola in aria, e il serpe esce dal balzo.
Domande da interrogazione
- Qual è la rilevanza della scoperta di Luigi Schiaparelli nel contesto della lingua italiana?
- Qual è la rilevanza della scoperta di Luigi Schiaparelli nel contesto della lingua italiana?
- Quali caratteristiche linguistiche emergono dal testo scoperto da Schiaparelli?
- Quali caratteristiche linguistiche emergono dal testo scoperto da Schiaparelli?
- Come si interpreta l'indovinello presente nel testo?
- Come si interpreta l'indovinello presente nel testo?
- Qual è la percezione critica riguardo al carattere dell'indovinello?
- Qual è la percezione critica riguardo al carattere dell'indovinello?
- In che modo il testo scoperto da Schiaparelli ha influenzato la letteratura italiana?
- In che modo il testo scoperto da Schiaparelli ha influenzato la letteratura italiana?
La scoperta di Schiaparelli nel 192, di un testo in volgare italiano risalente all'VIII secolo, rappresenta una delle primissime testimonianze della lingua volgare, evidenziando la transizione dal latino al volgare e la legittimazione di quest'ultima (testo).
La scoperta di Schiaparelli nel 192, un breve testo in volgare italiano del VIII secolo, rappresenta una delle primissime testimonianze della lingua volgare, evidenziando la transizione dal latino al volgare e la legittimazione di quest'ultima (testo).
Il testo presenta un vocalismo distintivo, una morfologia con verbi che hanno perso la -t finale e un lessico agricolo tipico dell'Italia del nord, come dimostrano i termini "versorio" e "pratalia" (testo).
Il testo presenta un vocalismo distintivo, una morfologia con verbi che hanno perso la -t finale e un lessico agricolo tipico dell'Italia del nord, come dimostrano i termini "versorio" e "pratalia" (testo).
L'indovinello paragona le dita dell'amanuense a buoi che arano i bianchi fogli di pergamena, utilizzando una penna d'oca per scrivere inchiostro nero, riflettendo una metafora tra l'attività dello scrivano e quella del contadino (testo).
L'indovinello paragona le dita dell'amanuense a buoi che arano i bianchi fogli di pergamena, utilizzando una penna d'oca per scrivere inchiostro nero, creando una metafora tra l'attività dello scrivano e quella del contadino (testo).
Sebbene inizialmente considerato popolare e contadino, l'indovinello ha un carattere colto e riflette le capacità linguistiche dell'amanuense, senza necessità pratica, ma come forma di divertimento (testo).
Sebbene inizialmente considerato popolare e contadino, l'indovinello ha un carattere colto e riflette le capacità linguistiche dell'amanuense, senza necessità pratica, ma come forma di divertimento (testo).
Il testo ha ispirato poeti come Giovanni Pascoli, che ha ripreso l'immagine dell'indovinello nella sua poesia "Il piccolo aratore", dimostrando la sua diffusione e importanza nella tradizione letteraria italiana (testo).
Il testo ha ispirato poeti come Giovanni Pascoli, che ha ripreso l'immagine dell'indovinello nella sua poesia "Il piccolo aratore", dimostrando la sua diffusione e importanza nella tradizione letteraria italiana (testo).