Concetti Chiave
- Pietro Aretino, intellettuale controverso del Rinascimento, si distinse per la sua autonomia dai condizionamenti politici ed ecclesiastici, guadagnandosi il titolo di «flagello dei prìncipi».
- La sua permanenza a Venezia gli permise di esprimere la sua libertà intellettuale, dando vita a opere significative come i sei libri delle Lettere e la commedia La cortigiana.
- Angelo Beolco, conosciuto come Ruzante, fondò una compagnia teatrale nel 1520, caratterizzandosi per l'uso del dialetto «pavano pastorale» nelle sue commedie.
- Il linguaggio rustico di Ruzante rispondeva a una volontà polemica contro la lingua fiorentina e rappresentava la schiettezza popolare, contribuendo a un realismo profondo nei suoi personaggi.
- Le opere di Ruzante anticipano elementi che diventeranno caratteristici della commedia dell'arte, pur non inaugurando una tradizione del tutto nuova.
Pietro Aretino: un intellettuale controverso
Pietro Aretino (1492-1556) è intellettuale e scrittore tra i più originali e controversi del Rinascimento italiano. Una prima fase della sua attività si svolge a Roma, città che deve però lasciare nel 1526 in seguito alla pubblicazione di una raccolta di Sonetti lussuriosi.
L'influenza di Aretino a Venezia
Dopo alcune vicissitudini si trasferisce a Venezia, dove rimarrà fino alla morte. Qui trova le condizioni politiche e culturali che gli consentono di realizzare la sua nuova concezione di intellettuale, non soltanto autonomo da subalternità e condizionamenti politici ed ecclesiastici, ma capace di imporre un proprio ruolo trainante. Egli si accredita così come vero «flagello dei prìncipi», giudice e castigatore dei potenti. I sei libri delle Lettere, pubblicati a Venezia tra il 1538 e il 1557, testimoniano la complessità di questo intellettuale libero e spregiudicato. L’Aretino dà le sue prove migliori nella prosa e nella commedia in lingua volgare, caratterizzata dall’apertura al tema della beffa, persino complicato in una duplice beffa nel suo testo più noto, La cortigiana .
Angelo Beolco e il teatro dialettale
Il padovano Angelo Beolco (1496-1542) detto Ruzante dal nome della figura del “vil- lano” presente in diverse sue commedie, dopo una carriera come attore, fonda nel 1520 un compagnia teatrale che si esibisce sia nelle corti del Veneto sia di Ferrara. Il suo repertorio di commedie in versi e in prosa si caratterizza soprattutto per la scelta linguistica del dialetto «pavano pastorale» cioè della lingua contadina del padovano, a cui si mescolano forme toscane.
Ruzante e la lingua rustica
Al di là dei ricercati effetti comici, il ricorso a questa lingua risponde a un volontà polemica contro la «fiorentinesca lingua», sempre più imperante in area veneta. L’uso di questa lingua rustica risulta funzionale anche alla rappresentazione e alla difesa del «buon snaturale» (la schiettezza popolare): il dialetto è il corrispettivo linguistico della semplicità di costumi dei suoi contadini e il suo impiego sortisce effetti di realismo amaro e di approfondimento della psicologia dei personaggi. In questo modo Ruzante dà voce al tema tipicamente rinascimentale del primato della natura, in contrapposizione con il mondo artificiale della città . Anche se l’esperienza di Ruzante non inaugura una tradizione nuova, tuttavia non rimane isolata, ma anticipa alcuni tratti che saranno caratteristici della commedia dell’arte.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo di Pietro Aretino nella cultura rinascimentale italiana?
- Come si distingue il teatro di Angelo Beolco, noto come Ruzante, nel contesto del Rinascimento?
- Qual è l'importanza della lingua rustica nelle opere di Ruzante?
Pietro Aretino è considerato un intellettuale originale e controverso, capace di imporsi come "flagello dei prìncipi" e giudice dei potenti, grazie alla sua autonomia da condizionamenti politici ed ecclesiastici, come evidenziato nella sua opera "Lettere".
Ruzante si distingue per l'uso del dialetto "pavano pastorale", che rappresenta una polemica contro la lingua fiorentina dominante, e per la sua capacità di esprimere la schiettezza popolare, approfondendo la psicologia dei personaggi e il tema del primato della natura.
L'uso della lingua rustica nelle opere di Ruzante non solo crea effetti comici, ma serve anche a difendere la semplicità dei costumi contadini, rappresentando un realismo amaro e anticipando tratti della commedia dell'arte, come sottolineato nel suo repertorio.