Concetti Chiave

  • Mastro don Gesualdo racconta la storia di Gesualdo Motta, un ex muratore che, nonostante la sua ascesa sociale, resta escluso dalla nobiltà a causa delle sue origini umili.
  • I conflitti familiari si intensificano quando la moglie Bianca disprezza Gesualdo e la figlia Isabella lo rifiuta, mentre i familiari cercano di sfruttare la sua fortuna.
  • Il romanzo presenta uno stile narrativo impersonalizzato, con un narratore che esplora il cinismo e le contraddizioni dei personaggi attraverso azioni e dialoghi.
  • Il pessimismo di Verga si manifesta nella vita di Gesualdo, dedicata all'accumulo di beni, che si conclude in solitudine e malattia, senza alternative positive.
  • Verga evidenzia le qualità di Gesualdo ma critica la sua perdita di umanità e la sua condanna alla solitudine, presentando una visione disillusa del progresso.

Mastro don Gesualdo, secondo romanzo del ciclo dei Vinti, esce nel 1889. Le vicende si svolgono nella cittadina di Vizzini a inizio Ottocento. Ci troviamo in un’Italia preunitaria agitata dai primi moti rivoluzionari.

Indice

  1. Ascesa e caduta di Gesualdo
  2. Conflitti familiari e sociali
  3. Stile narrativo di Verga
  4. Struttura e protagonista
  5. Pessimismo e critica sociale
  6. Conclusione e giudizio di Verga

Ascesa e caduta di Gesualdo

Il romanzo racconta la vicenda di Gesualdo Motta, ex muratore che, grazie a un lavoro instancabile e a grande abilità negli affari, diventa ricco. Per completare la sua ascesa sociale sposa Bianca Trao, nobile decaduta, sperando di entrare nel mondo aristocratico. Tuttavia, Gesualdo resta escluso dalla società nobiliare, disprezzato per le sue origini, come rivela l’appellativo sprezzante “mastro-don” (“don”, riservato ai signori, viene accoppiato a “mastro”, per indicarne l’umile provenienza).

Conflitti familiari e sociali

Anche la moglie non lo ama e lo respinge. Nasce una figlia, Isabella, che in realtà non è sua, ma frutto di una relazione precedente di Bianca. Crescendo, Isabella si vergogna delle origini del padre e lo rifiuta. Gesualdo è inoltre osteggiato dai familiari, che invidiano la sua ricchezza e cercano di approfittarsene.
Durante i moti del 1848, l’odio popolare viene indirizzato contro di lui dai nobili, e Gesualdo rischia la vita. Un’ulteriore umiliazione arriva quando Isabella fugge con un cugino povero; per evitare lo scandalo, Gesualdo la fa sposare al duca de Leyra, aristocratico in rovina, pagando una dote enorme. Minato dalle delusioni e dalla solitudine, Gesualdo si ammala gravemente di cancro. Trascorre gli ultimi giorni nel palazzo della figlia e del genero, ma viene relegato per i suoi modi rozzi. Muore solo, mentre vede le ricchezze che aveva accumulato con enormi sacrifici venire sperperate.

Stile narrativo di Verga

Verga mantiene il principio dell’impersonalità, in cui il narratore è interno al mondo rappresentato. Tuttavia, rispetto ai Malavoglia, cambia l’ambiente sociale: non più classi popolari, ma borghesia e aristocrazia. Questo innalzamento sociale comporta anche un innalzamento del livello culturale del narratore, che finisce per coincidere con quello dell’autore.

Il narratore mette in luce il cinismo, la meschinità e le contraddizioni dei personaggi, incluso il protagonista. Però Verga non spiega né introduce i personaggi, ma li presenta come già noti al lettore, lasciando che le informazioni emergano attraverso azioni e dialoghi. Gli antefatti, come l’ascesa sociale di Gesualdo, sono rievocati dal protagonista stesso, confermando l’“eclisse” dell’autore.

Struttura e protagonista

Dal punto di vista strutturale, il romanzo è centrato su un protagonista dominante. La narrazione è in gran parte focalizzata su Gesualdo: i fatti sono osservati dal suo punto di vista, soprattutto grazie all’uso del discorso indiretto libero, che permette di rendere direttamente i suoi pensieri e la sua visione del mondo.
Nel Mastro-don Gesualdo scompare la struttura bipolare dei Malavoglia, fondata sul contrasto tra i valori ideali della famiglia e l’egoismo della società. Il conflitto non è più esterno, ma si interiorizza nel protagonista. Gesualdo, pur vivendo per la conquista della “roba”, conserva bisogni affettivi e impulsi altruistici: desidera una famiglia unita, ama moglie e figlia, aiuta i parenti ed è generoso. Tuttavia questi valori vengono sempre soffocati dall’interesse egoistico.

La “roba” diventa il fine assoluto della sua esistenza, spingendolo a comportamenti disumani: sfrutta i lavoratori, rinuncia all’amore sincero per un matrimonio di convenienza. È quindi lo stesso protagonista, potenziale portatore di valori, a negarli con le proprie azioni.

Pessimismo e critica sociale

Nel Mastro-don Gesualdo il pessimismo verghiano raggiunge il suo livello più radicale. Verga ha abbandonato ogni residuo di idealismo: non esistono più personaggi pienamente positivi né alternative alla logica dell’interesse egoistico, che domina completamente la realtà rappresentata.

La scelta di Gesualdo di vivere secondo la logica della “roba” è una totale sconfitta umana. Gesualdo è deluso nelle sue aspirazioni affettive: il padre lo invidia, i fratelli cercano di sfruttarlo, la moglie non lo ama, la figlia lo respinge, l’intero paese lo disprezza. La sua vita, dedicata all’accumulo dei beni, si conclude nella solitudine e nella malattia.

Diversamente da Mazzarò della novella La roba, Gesualdo conserva una coscienza critica: avverte il vuoto della propria esistenza e comprende l’inutilità della sua lotta, traendo un bilancio amaro della sua vita. Per questo il romanzo non celebra la “religione della roba”, ma la mette in discussione.

Conclusione e giudizio di Verga

Lo scrittore riconosce in Gesualdo qualità straordinarie (energia, volontà, intelligenza, capacità di sacrificio), ma ne mostra soprattutto la perdita di umanità, la rinuncia ai sentimenti e la condanna alla solitudine. Gesualdo risulta così “vincitore” sul piano materiale ma “vinto” su quello umano. Verga rappresenta un eroe del progresso, un self-made man. Pur riconoscendone la grandezza, Verga esprime un giudizio profondamente pessimistico sul progresso, considerato inevitabile e disumanizzante.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è la principale ambizione di Gesualdo Motta nel romanzo?
  2. Gesualdo Motta ambisce a entrare nel mondo aristocratico sposando Bianca Trao, ma nonostante la sua ascesa sociale, rimane escluso e disprezzato per le sue origini umili.

  3. Come si sviluppano i conflitti familiari nel romanzo?
  4. I conflitti familiari si manifestano attraverso l'invidia dei familiari di Gesualdo, il rifiuto della moglie e la vergogna della figlia Isabella, che culminano in una vita di solitudine e delusione per il protagonista.

  5. Qual è lo stile narrativo adottato da Verga in Mastro don Gesualdo?
  6. Verga utilizza uno stile impersonalità, presentando i personaggi senza spiegazioni, e focalizzandosi sul cinismo e le contraddizioni, con una narrazione che riflette il punto di vista di Gesualdo.

  7. In che modo il romanzo affronta il tema del pessimismo e della critica sociale?
  8. Il romanzo esprime un pessimismo radicale, mostrando come la vita di Gesualdo, dedicata all'accumulo di beni, si concluda nella solitudine e nella malattia, senza alternative all'interesse egoistico.

  9. Qual è il giudizio finale di Verga su Gesualdo e sul progresso?
  10. Verga riconosce le qualità straordinarie di Gesualdo, ma evidenzia la sua perdita di umanità e la solitudine, esprimendo un giudizio pessimista sul progresso, considerato inevitabile e disumanizzante.

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