Concetti Chiave

  • D'Annunzio considerava la vita come un'opera d'arte, puntando a renderla spettacolare e straordinaria in ogni aspetto.
  • Le sue opere letterarie, influenzate dal naturalismo francese e dal pensiero di Nietzsche, riflettono una profonda ricerca dell'estetica e del bello.
  • Il teatro divenne per D'Annunzio un mezzo di propaganda politica, contribuendo a mobilitare l'opinione pubblica a favore della partecipazione italiana alla Prima Guerra Mondiale.
  • Il concetto di "vittoria mutilata" rappresenta la sua delusione per i risultati del trattato di Versailles e il suo ruolo di "poeta-soldato" nella storia italiana.
  • Il culto della bellezza permea la sua poetica, con D'Annunzio che utilizza un linguaggio raffinato per esaltare l'arte e la sua funzione come difesa della bellezza.

Indice

  1. L'inizio di una vita spettacolare
  2. Opere letterarie e influenze
  3. Il teatro come propaganda
  4. Il mito del poeta-soldato
  5. Il ritiro al Vittoriale
  6. Il culto della bellezza
  7. Il classicismo e il superuomo
  8. La politica come spettacolo
  9. Il manifesto poetico
  10. D'Annunzio tra due secoli

L'inizio di una vita spettacolare

D’Annunzio è un personaggio eccentrico, anomalo e spettacolare. Riteneva che la vita dovesse assomigliare ad un’opera d’arte, spettacolare in tutto.
Gabriele Rapagnetta, in arte Gabriele D’Annunzio, nasce nel 1863 a Pescara, dove trascorre l’infanzia. All’età di 16 anni esordisce con la raccolta “Primo Vere” (1879). Per pubblicizzare la sua opera fa diffondere la voce della sua presumibile morte. Due anni più tardi si trasferisce a Roma, dove studia Lettere. Si forma però come giornalista per le cronache mondane, collaborando con importanti testate giornalistiche.Il giornalismo è per lui una fonte di reddito ma anche l’occasione di praticare quotidianamente la scrittura, che si fa sempre più raffinata. Egli costruisce così la propria immagine pubblica, diventando il creatore di slogan pubblicitari (es. La Rinascente oppure “Saiwa” per l’omonima impresa alimentare). Si sposa con una duchessa, dalla quale avrà tre figli ma da cui si allontanerà per amore di un’altra donna.

Opere letterarie e influenze

Nel 1882 pubblica Canto Novo e “Terra Vergine”. Nel 1902 “Novelle della Pescara”, influenzate dai naturalisti francesi, soprattutto Zola, per la descrizione di personaggi malati, vecchi e viziosi calati in una società decadente.
Nel 1889 pubblica “Il Piacere”, poi “L’innocente” (1892). Nel 1894 presso la villa Francavilla dell’amico Francesco Paolo Michetti comincia a lavorare alla “Vergine delle rocce”. Sono questi gli anni in cui entra in contatto con il pensiero di Nietzsche. Sempre nel 1894 incontra Eleonora Duse, la cui relazione sentimentale e intellettuale condizionerà la produzione dannunziana indirizzandola verso il teatro. Influisce su questa scelta anche l’idea di opera d’arte totale di Wagner, secondo cui musica, danza e poesia dovevano fondersi armonicamente.

Il teatro come propaganda

D’Annunzio sfruttò il teatro anche come strumento di propaganda e ricerca del consenso (ad es. a favore della partecipazione dell’Italia alla prima Guerra Mondiale).
Nel 1903 pubblica il suo capolavoro poetico, Alcyone. Negli anni successivi è costretto a fuggire dall’Italia per sottrarsi ai creditori. Dopotutto lo stile di vita a cui ambiva era molto costoso e le spese erano per lui insostenibili. Non guadagnava abbastanza per ricoprire le sue spese. Si stabilisce così a Parigi per cinque anni.

Il mito del poeta-soldato

Rientra in Italia nel 1915, coincidendo con il sostegno della causa interventista. Infiamma così gli animi dei suoi seguaci e si arruola volontario, distinguendosi per le imprese clamorose che hanno alimentato il mito del “poeta-soldato”. A guerra finita, alla luce della decisione sancita nel trattato di Versailles, D’Annunzio conia il termine di “vittoria mutilata”, occupando insieme a dei legionari la città di Fiume nel 1919. Nel dicembre del 1920 è costretto a ritirarsi, alla luce della repentina ascesa di Mussolini.

Il ritiro al Vittoriale

Si ritira così nel Vittoriale degli italiani, la sua villa presso il lago di Garda. La sua immagine di Vate nazionale è sostenuta dal regime fascista, per il quale elabora motti e parole ad effetto. Inventa così nuovi termini come vigili del fuoco, tramezzino o scudetto.

I rapporti con Mussolini sono però difficili. D’Annunzio aveva manie di protagonismo e comincia a fare fatica ad affermarsi, in quanto Mussolini ottiene sempre più consenso. Diventa così consapevole del fatto di essere passato come in secondo piano. Effettivamente il regime fascista non consente lo spazio ad altre figure, esiste solo il Duce, a capo di tutti.

Obiettivamente è un personaggio scomodo per il regime perché è di rilievo. Non potevano di certo ucciderlo (così come avevano fatto con gran parte degli oppositori politici, es. Matteotti) perché, avendo comunque un largo seguito, la notizia avrebbe offuscato il regime. Motivo per cui viene pagato dal regime in cambio di consenso al fascismo.

Gli ultimi anni della sua vita sono segnati dall’isolamento, dalla malinconia e dalla decadenza fisica. Muore nel 1938.

Il culto della bellezza

Entrando in contatto con gli ambienti mondani romani si trasforma in un dandy, alla ricerca della Bellezza e molto raffinato. Come abbiamo visto questo si riflette anche nel personaggio di Andrea Sperelli. D’Annunzio concepisce l'arte come una dimensione superiore a ogni altra esperienza umana. Il culto della Bellezza di conseguenza diventa l’obiettivo finale della vita umana. Ha interpretato al meglio la sensibilità estetica di fine secolo. L’esaltazione estrema dell’arte nasce come risposta all’idea che essa sia in pericolo, sopraffatta dalla modernità. Ingloba anche il termine “L’art pour l’art”, diffuso dagli esteti francesi, in cui si elogia la funzione dell’arte (deve essere fina a sé stessa e non usata come una merce). La morte della Bellezza è uno dei temi ricorrenti nei suoi romanzi. Il culto del Bello trova espressione attraverso una lingua raffinata e musicale. Dopotutto egli è convinto che il ruolo dell’artista sia quello di difendere la Bellezza, e la sua arma non è altro che la parola. Motivo per cui usa molti latinismi, grecismi e tecnicismi per impreziosire il linguaggio e per comporre una sorta di lingua-mosaico. Il culto della lingua italiana diventa anche un modo per tutelare l’orgoglio nazionalista.

Il classicismo e il superuomo

Il suo gusto poetico predilige l’antica civiltà greca. Questo suo originale classicismo risale alla crociera in Grecia del 1895 e all’incontro con l’opera di Nietzsche “La nascita della tragedia”. La Grecia è per D'Annunzio la fonte di grandi miti eroici e il luogo dello scontro tra il dionisiaco e l’apollineo (es. Elena e Maria).

L’eccezionalità dei miti greci si collega alla teoria del Superuomo di Nietzsche. Per Nietzsche il superuomo è un uomo nuovo che sorge dalle ceneri delle tradizioni (estetica, morale e religiosa) per affermarsi nel presente grazie alle sue facoltà vitali, dominando così le masse. Infatti come si vede nei suoi romanzi, la figura dell’esteta si trasforma in un superuomo che dall’arte si sposta alla dimensione politica diventando un tribuno, che si impone sulle masse. Dopotutto è proprio l’ideale a cui punta D’Annunzio stesso, ostacolato dall’ascesa poi di Benito Mussolini.

La politica come spettacolo

Egli percepisce la partecipazione politica come spettacolo. Nel 1897 tiene a Pescara il celebre discorso della Siepe, in quanto compare la celebre immagine dell'Infinito leopardiano. La siepe simboleggia la proprietà privata e attraverso questo discorso critica il socialismo, ritenuto come una dottrina che intacca il genuino spirito latino. Pascoli nello stesso anno concorda con D’Annunzio, entrambi erano dunque interventisti.

  • Opere
    • Il Piacere (1889)
    • L’innocente (1892)
    • Trionfo della morte (1894)
    • Le Vergini delle rocce (1895)
    • Il Fuoco (1900)

    Il manifesto poetico

    Il brano è tratto dal romanzo “Le vergini delle rocce”, ed è un manifesto poetico e una vibrante esortazione, volta a risvegliare la società: davanti ad un popolo gregge il poeta ha il solo compito di difendere la bellezza. Infatti nell’introduzione D’Annunzio riporta la domanda retorica in cui chiede quale sia il compito dei poeti. Subito dopo si risponde dicendo che l’unico compito del poeta è quello di difendere la bellezza attraverso la parola e un lessico forbito, raffinato. Critica anche i parlamentari che cercano di portare al governo gli interessi del popolo.per D’Annunzio però è un popolo ignorante, di contadini, e che devono pensare solamente ai campi essendo l’unica cosa che essi sono in grado di comprendere. Disprezza la massa. Molti poeti che egli critica fanno l’interesse delle masse. Motivo per cui tende a distaccarsi utilizzando la suprema scienza e la suprema forza ossia la parola.

    D'Annunzio tra due secoli

    D’Annunzio è uno spartiacque tra ‘800 e ‘900. Nell’800 è considerato più come poeta vate, il dandy, il superuomo e il suo romanzo “Il Piacere” può riassumere questo suo periodo di vita. Nel 900 invece si impegna principalmente sulla poesia: è il periodo in cui si afferma la concezione filosofica del panismo (filosofia in cui c’è un’immersione completa negli elementi naturali / pan = tutto, divinità greca, flautista).

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    Domande da interrogazione

    1. Qual è la visione di D'Annunzio riguardo alla vita e all'arte?
    2. D'Annunzio credeva che la vita dovesse essere spettacolare, simile a un'opera d'arte, e concepiva l'arte come una dimensione superiore a ogni altra esperienza umana, con il culto della bellezza come obiettivo finale (L'inizio di una vita spettacolare).

    3. Come ha influenzato il pensiero di Nietzsche la produzione di D'Annunzio?
    4. D'Annunzio è stato influenzato dal pensiero di Nietzsche, in particolare dalla teoria del Superuomo, che ha ispirato la sua visione di un esteta che si trasforma in un leader politico, dominando le masse (Il classicismo e il superuomo).

    5. In che modo D'Annunzio ha utilizzato il teatro come strumento politico?
    6. D'Annunzio ha sfruttato il teatro come strumento di propaganda per ottenere consenso, specialmente a favore della partecipazione dell'Italia alla Prima Guerra Mondiale, utilizzando le sue opere per infiammare gli animi (Il teatro come propaganda).

    7. Qual è il significato del "vittoria mutilata" nel contesto della vita di D'Annunzio?
    8. Il termine "vittoria mutilata" coniato da D'Annunzio si riferisce alla sua delusione per i risultati del trattato di Versailles e alla sua occupazione di Fiume nel 1919, che ha alimentato il mito del "poeta-soldato" (Il mito del poeta-soldato).

    9. Qual è il ruolo del poeta secondo D'Annunzio nel suo manifesto poetico?
    10. Nel suo manifesto poetico, D'Annunzio afferma che il compito del poeta è difendere la bellezza attraverso la parola, criticando la massa ignorante e distaccandosi da chi scrive per gli interessi del popolo (Il manifesto poetico).

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