Concetti Chiave
- I tre esempi di mansuetudine presentano situazioni drammatiche e religiose, ognuna con un forte impatto emotivo.
- Il primo esempio riguarda Maria, che, invece di arrabbiarsi, si rivolge con dolcezza a Gesù dopo averlo ritrovato nel tempio.
- Il secondo esempio, ispirato a Valerio Massimo, mostra Pisistrato rispondere con saggezza alla richiesta di vendetta della moglie, enfatizzando l'importanza dell'amore.
- Il terzo esempio riguarda Stefano, che, mentre viene lapidato, chiede perdono per i suoi uccisori, evidenziando la sua mansuetudine anche di fronte alla morte.
- Dante arricchisce le sue narrazioni con dettagli teatrali e visivi, accentuando il contrasto tra i personaggi e creando un forte senso di pietà.
Indice
Esempi di mansuetudine
I tre esempi di mansuetudine, contenuti in tre gruppi di terzine disposti simmetricamente, sono altrettanti piccoli spettacoli religiosi. Se il secondo consta solo d'un dialogo, tra Pisistrato e sua moglie, con qualche didascalia che accentua anche visivamente il contrasto tra i due (lei piangente di rabbia, lui «con viso temperato»), gli altri due esempi son costituiti, oltre che di battute orali, d'una dislocazione dei personaggi, cui presiede un preciso gusto scenico: nel primo il tempio affollato di Gerusalemme, Maria ferma sulla soglia che chiama a sé il figlio ritrovato; nel terzo uomini furibondi che scagliano pietre contro un giovane, S. Stefano, al centro della storia, che si accascia sotto i colpi.
Il primo esempio: Maria
Le fonti del poeta sono rispettivamente il Il primo esempio di mansuetudine che Dante vede, in stato di estasi, è quello di Maria. Si tratta del noto passo evangelico (Luc. II 41-48) in cui narra come Maria e Giuseppe, recatisi con Gesù dodicenne alla festa di Gerusalemme, lo smarrissero in mezzo alla folla. Dopo averlo cercato affannosamente per tre giorni, lo ritrovarono nel tempio mentre disputava coi dottori. Maria, invece di adirarsi, gli si rivolse teneramente con le parole, che Dante traduce esattamente dal testo della vulgata: "Figlio, perché ci hai fatto una cosa come questa? Ecco tuo padre ed io ti cercavamo angoscianti".
Il secondo esempio: Pisistrato
Il secondo esempio di mansuetudine viene ricavato dal mondo classico. La fonte è Valerio Massimo (Mem. V, I ext. 2), che narra come un giovane ateniese, innamorato della figlia di Pisistrato, incontrandola per la via, la baciasse pubblicamente. Alla madre, indignata, che chiedeva al marito vendetta dell'oltraggio, Pisistrato rispose: "Si eos, qui nos amant, interficimus, quid iis faciemus quibus odio sumus?" (= se uccidiamo coloro che ci amano, che faremo a quelli che ci odiano?); anche qui Dante traduce le parole di Valerio Massimo alla lettera. Arricchisce invece, con un vero senso teatrale, la scena, presentando la madre in lacrime e ponendole in bocca un vigoroso discorso, in luogo del nudo discorso indiretto dello scrittore latino.
Il terzo esempio: Stefano
Il terzo esempio di mansuetudine è il più drammatico dei tre. i Giudei, indignati contro Stefano per la sua predicazione, lo cacciarono fuori dalla città e lo lapidarono. Egli, caduto sulle ginocchia e alzati gli occhi al cielo, chiese a Dio perdono per i suoi uccisori. In questo esempio Dante, pur seguendo alla lettera il racconto del testo sacro, non traduce più le parole del discorso diretto, ma arricchisce di particolari la scena, creando intorno alla figura del martire un profondo senso di pietà.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della mansuetudine nei tre esempi presentati?
- Come si manifesta la mansuetudine nel primo esempio con Maria?
- Qual è la reazione di Pisistrato di fronte all'indignazione della moglie?
- In che modo il terzo esempio con Stefano evidenzia la drammaticità della mansuetudine?
La mansuetudine è rappresentata attraverso tre episodi che mostrano reazioni pacate e compassionevoli in situazioni di conflitto, come nel caso di Maria, Pisistrato e Stefano, evidenziando un profondo senso di pietà e comprensione.
Nel primo esempio, Maria dimostra mansuetudine rivolgendosi con tenerezza a Gesù, invece di adirarsi per il suo smarrimento, come riportato nel passo evangelico (Luc. II 41-48).
Pisistrato risponde con saggezza alla richiesta di vendetta della moglie, affermando che uccidere chi ci ama non risolverebbe il problema con chi ci odia, mostrando così un atteggiamento di mansuetudine e riflessione.
Il terzo esempio con Stefano è il più drammatico, poiché, mentre viene lapidato, egli prega per il perdono dei suoi uccisori, dimostrando una straordinaria mansuetudine anche di fronte alla morte, come descritto nel racconto sacro.