Concetti Chiave
- Il contrasto tra Traiano e la vedovella evidenzia la grandezza imperiale di Traiano rispetto alla vulnerabilità della donna, simbolizzando la disparità tra potenza e sofferenza.
- Il dialogo tra Traiano e la donna sottolinea l'umiltà dell'imperatore, che non solo ascolta la richiesta di giustizia, ma engage in un confronto diretto, valorizzando la dignità della vedovella.
- Il tema della salvezza degli infedeli è centrale, con Traiano che rappresenta una figura di giustizia e umiltà, riflettendo la tradizione medievale sulla possibilità di salvezza per i non cristiani.
- La giustizia e la pietà sono doti essenziali per l'ideale imperiale di Dante, dove Traiano incarna l'unità di queste virtù necessarie per un buon governante.
- Traiano è un modello di giustizia e pietà, rappresentando la concezione medievale dell'Impero, dove tali qualità devono guidare l'autorità sia divina che umana.
Indice
Contrasti tra Traiano e la vedovella
L'episodio di Traiano consta di elementi contrastanti.
L'altezza di lui (la sua «alta gloria», il suo «valore» che muove un papa santo, Gregorio, a una «gran vittoria» sull'Inferno), la sua magnificenza e potenza (il «calcato e pieno / di cavalieri» che lo circonda, attributo essenziale dei re secondo la novellistica tradizionale; si veda ad es. il Novellino, proprio a proposito di Traiano; le «aguglie ne l'oro») danno risalto alla povertà e debolezza della «vedovella», della «miserella », isolata e sperduta, col suo dolore, tra tanti splendidi guerrieri, «intra tutti costoro».
Il contrasto si rispecchia in quello stilistico tra il solenne da una parte («l'alta gloria / del roman principato», «i' dico di Traiano imperadore»), il dimesso dei diminutivi dall'altra.
L'importanza dell'impresa cui Traiano si accingeva, desumibile dall'imponenza del suo esercito, è in contrapposizione alla tenuità del fatto personale della madre che chiede giustizia: tenuità, s'intende, per la volgare opinione, ma in verità, ci dice Dante, la giustizia non può essere collocata in nessuna scala d'importanza, essendo essa di per sé nel più alto dei gradini.
Dialogo tra Traiano e la donna
Si noti che Dante poteva limitarsi a rappresentare la donna che ferma il cavallo e Traiano nell'atto di scendere da esso per renderle giustizia; ma egli ha bisogno non solo della conclusione, ma proprio del dialogo: l'umiltà dell'imperatore non consiste solo nell'esaudire la preghiera della donna, ma nell'accettare - come peraltro era anche in testi precedenti della leggenda - il dialogo pari a pari, e le ardite battute della donna («se tu non torni?», «L'altrui bene / a te che fia...?»).
Tema della salvezza degli infedeli
La scelta di Traiano come protagonista del terzo esempio di umiltà, col connesso ricordo della « gran vittoria» di Gregorio, è una ripresa del tema della salvezza degli infedeli che Dante aveva saldamente impostato immaginando destinati al Limbo, al «duol sanza martiri», gli adulti non peccatori, anche senza battesimo (If IV), poi riproposto nella figura di Catone (Pg I), e che sarà sviluppato teologicamente nei canti XIX-XX del Paradiso. La lunga tradizione medievale circa la salvezza di Taiano, alla quale avevano aderito anche uomini come S. Tommaso, e circa l'esemplare rettitudine di Catone ritenuta precristiana, mostravano quanto questo problema della salvezza dei precristiani
fosse anche popolarmente vivo.
Giustizia e pietà nell'impero
Ancora un cenno nell'ultima battuta dell'imperatore, «giustizia vuole e pietà mi ritene» (93), che si può dire domini tutto l'episodio: essa racchiude nella sua incisività il concetto che Dante aveva dell'Impero. Traiano e David sono nell'occhio dell'Aquila paradisiaca per essere stati «giusti e pii»; il binomio «giustizia e pietà» costituisce in Pg XI 37 una perifrasi degna di Dio; il Paradiso stesso è detto «imperio giustissimo e pio» (Pd XXXII 117); del resto, giustizia e misericordia, si susseguono immediatamente nel discorso di Gesù sulla montagna.
Dante non esita a trasferire questi attributi essenziali all'imperatore: non nel senso, come alcuni rimpicciolendo pensano, che la giustizia appartenga alla sfera terrena della sua responsabilità, e la pietà alla religiosa; ma perché la giustizia non è piena se è astratta, se non tien conto dell'uomo: la pietà non ne è solo essenziale componente, ma ne costituisce la fonte; d'altra parte la pietà sarebbe falsa, potrebbe costituire addirittura peccato se non fosse sorretta dalla giustizia.
Ambedue, dunque, congiunte in unità, sono doti necessarie e sufficienti per configurare l'imperatore e in particolare Traiano, nel quale riverberano, di là dalla sua magnificenza mondana, la luce della divinità, caratterizzata proprio da esse. Era una concezione medievale fondamentale e universalmente diffusa: «alterum iustitiae, alterum pietatis est, quae adeo principi necessaria sunt», dice Giovanni di Salisbury (cit. dal Gmelin); Dante la fece pienamente sua: «recte... scriptum est: ' Roma-num imperium de Fonte nascitur pietatis'» (Mn II v 5).
Domande da interrogazione
- Qual è il contrasto principale tra Traiano e la vedovella?
- Perché Dante include un dialogo tra Traiano e la donna?
- Qual è il tema della salvezza degli infedeli nel contesto di Traiano?
- Come si manifesta il concetto di giustizia e pietà nell'impero secondo Dante?
- Qual è la visione di Dante riguardo alla giustizia e alla pietà nell'operato di Traiano?
Il contrasto principale risiede nell'opposizione tra la grandezza e potenza di Traiano, rappresentato con magnificenza, e la povertà e debolezza della vedovella, isolata nel suo dolore, evidenziando come la giustizia non possa essere misurata in base all'importanza apparente degli eventi (si veda il testo).
Dante include il dialogo per sottolineare l'umiltà di Traiano, che non si limita a esaudire la richiesta della donna, ma accetta un confronto paritario, evidenziando l'importanza della comunicazione e del rispetto reciproco (come indicato nel testo).
Il tema della salvezza degli infedeli è centrale, con Traiano scelto come esempio di umiltà e giustizia, riflettendo la tradizione medievale che riconosceva la possibilità di salvezza per i non cristiani, come evidenziato da Dante (si veda il testo).
Dante esprime che giustizia e pietà sono essenziali per l'ideale imperiale, con Traiano e David considerati giusti e pii; la loro unione è necessaria per una giustizia che tenga conto dell'umanità, come descritto nel testo.
Dante vede giustizia e pietà come inseparabili e fondamentali per l'imperatore, sostenendo che la vera giustizia non può esistere senza pietà, e viceversa, riflettendo una concezione medievale condivisa (come riportato nel testo).