Concetti Chiave
- Nel III Canto del Paradiso, Dante incontra le anime beate nel Cielo della Luna, tra cui Piccarda Donati, che spiega i diversi gradi di beatitudine.
- Piccarda Donati racconta a Dante di essere stata una suora costretta a lasciare i voti, ma accetta la sua condizione in armonia con la volontà divina.
- Dante scopre che la beatitudine delle anime risiede nell'accettazione dell'ordine divino, senza desiderare posizioni più elevate nei cieli.
- Beatrice chiarisce a Dante che le anime appaiono nel Cielo della Luna perché non hanno mantenuto fede ai loro voti, ma sono comunque illuminate dalla luce divina.
- Il canto sottolinea che la virtù è premiata da Dio, indipendentemente dalla fama terrena, come dimostrato dall'accostamento tra Piccarda e Costanza d'Altavilla.
Il Canto presenta la prima schiera di beati incontrati da Dante nel I Cielo e la protagonista assoluta è Piccarda Donati, che spiega al poeta il motivo per cui lei e le altre anime sono rilegate nel Cielo più basso e qual è la legge che regola i diversi gradi di beatitudine in Paradiso.
Indice
Apparizione delle anime beate
Beatrice ha svelato a Dante col suo ragionamento logico la verità circa l'origine delle macchie lunari (Le zone scure sono provocate dalla diversa capacità della Luna di ricevere e trasmettere la luce e le virtù divine trasmesse dalle Intelligenze Angeliche).
Dante alza il capo verso Beatrice per dichiarare di aver compreso, ma un'improvvisa visione lo distrae. Gli appaiono i volti di varie anime, ma così tenui da sembrare immagini riflesse in un vetro trasparente o in acque nitide. Il poeta cade nell'errore opposto a quello che indusse Narciso a innamorarsi del proprio riflesso: si volta per vedere le figure reali che pensa siano dietro di lui, senza però vedere nulla.
Guarda poi Beatrice, che sorride del suo errore. La donna lo invita a non stupirsi del fatto che lei rida al suo ingenuo pensiero e spiega che le figure che vede sono creature reali: sono spiriti beati che gli appaiono nel cielo della Luna, il pianeta dell'incostanza, per non aver mantenuto fede ai voti fatti. Beatrice lo invita a parlare con loro, in quanto la luce di Dio che li illumina non gli consente di allontanarsi dalla verità.
Piccarda Donati
Dante si rivolge all'anima che gli sembra più desiderosa di parlare e le chiede di rivelare il suo nome e la condizione degli altri beati. L'anima rivela di essere stata in vita una suora e se Dante la guarderà meglio, la riconoscerà come Piccarda Donati (sorella di Corso Donati, Capo della fazione dei Guelfi Neri, e Forese Donati, amico fraterno di Dante). Spiega come essa e gli altri spiriti che la circondano siano in nel Cielo più basso, quello della Luna, per non aver adempiuto sino alla fine ai voti fatti, benché lei e gli altri gioiscano di partecipare all'ordine voluto da Dio.
Piccarda spiega a Dante i vari gradi di beatitudine
Dante risponde e spiega a Piccarda che nel loro aspetto risplende qualcosa di divino che li rende diversi da come erano in vita e che questo gli ha impedito di riconoscerla subito.
Dante ha compreso il fatto che tutti i beati godono della felicità eterna("Chiaro mi fu allor come ogne dove / in cielo è paradiso"), anche se in grado diverso. La felicità perfetta risiede nell'accettare l'ordine divino, non nel grado di beatitudine ricevuto.
Inadempienza del voto
Dante ringrazia della spiegazione ottenuta, ma la risposta di Piccarda ha sciolto un suo dubbio ne ha acceso subito un altro. Domanda ancora quale sia stato il voto da lei non adempiuto. Piccarda narra allora di essere stata da giovane suora nell'ordine di santa Chiara. Purtroppo però uomini malvagi (suo fratello Corso) la rapirono dal convento per obbligarla a una vita diversa (farla sposare per accordi politici), solo Dio sa la tristezza della sua vita successiva.
Costanza d'Altavilla
Piccarda indica poi un'anima splendente alla sua destra, che ha vissuto la stessa esperienza poiché fu suora e le fu tolto forzatamente il velo, anche se in seguito rimase in cuore fedele alla regola monastica: è l'imperatrice Costanza d'Altavilla, che da Enrico VI generò Federico II di Svevia.
Sparizione delle anime
Terminato il suo discorso, Piccarda intona l'Ave Maria e cantando svanisce a poco a poco insieme con le altre anime, come fa una cosa pesante nell'acqua profonda. Dante la segue con lo sguardo fin dove può, poi volge gli occhi a Beatrice, che però col suo splendore abbaglia la vista del poeta, tanto che non riesce neppure a rivolgerle la domanda che intendeva farle.
Analisi
Il vero racconto del Paradiso inizia nel canto III con l'apparizione delle anime che mancarono ai voti religiosi. Queste anime, ancora legate in parte alla loro esperienza terrena, conservano sembianze umane, a differenza degli altri beati che appariranno avvolti dalla luce. Dante, vedendole, le scambia per immagini riflesse e si volta; Beatrice lo corregge, mostrandogli che in Paradiso le leggi terrene dello spazio e della percezione non valgono più. Il canto è dominato dall'incontro con Piccarda Donati, sorella di Forese e di Corso Donati. Nelle sue parole si mescolano la serenità della beatitudine e il ricordo doloroso delle vicende vissute sulla Terra, creando un'atmosfera che richiama ancora il Purgatorio.
Dante si chiede se i beati dei cieli inferiori desiderino occupare posti più elevati per essere più vicini a Dio. Piccarda sorride davanti a questo dubbio, perché nasce da una concezione ancora terrena dello spazio. In realtà tutte le anime beate risiedono nell'Empireo e appaiono nei diversi cieli solo per rendersi comprensibili a Dante. In Paradiso non esistono invidia o desiderio di una condizione diversa: la beatitudine consiste nella perfetta conformità della propria volontà a quella divina. Per questo ogni anima è pienamente soddisfatta del posto assegnatole da Dio.
Dante affianca due figure molto diverse: Piccarda Donati, donna comune della Firenze del suo tempo, e Costanza d'Altavilla, regina e madre di Federico II, una delle donne più celebri del Medioevo. Attraverso questo accostamento, come avverrà anche nel canto VI con Giustiniano e Romeo di Villanova, Dante vuole mostrare che davanti a Dio la fama terrena non conta: ciò che ha valore è la virtù, che viene premiata allo stesso modo sia nelle persone umili sia nei grandi personaggi della storia.
Domande da interrogazione
- Qual è il motivo per cui le anime nel Cielo della Luna appaiono a Dante?
- Chi è Piccarda Donati e quale ruolo ha nel Canto III del Paradiso?
- Come spiega Piccarda Donati la felicità delle anime nei cieli inferiori?
- Qual è la storia di Costanza d'Altavilla menzionata da Piccarda?
- Qual è il significato dell'apparizione delle anime nel Cielo della Luna per Dante?
Le anime nel Cielo della Luna appaiono a Dante perché non hanno mantenuto fede ai voti fatti. Beatrice spiega che queste anime sono spiriti beati che si manifestano nel cielo della Luna, il pianeta dell'incostanza, per non aver adempiuto completamente ai loro voti.
Piccarda Donati è un'anima beata che Dante incontra nel Cielo della Luna. Era una suora che non ha potuto adempiere ai suoi voti a causa di circostanze esterne. Spiega a Dante i vari gradi di beatitudine e come le anime siano felici di accettare la volontà divina.
Piccarda Donati spiega che le anime nei cieli inferiori non desiderano un grado di beatitudine superiore perché sono piene della Carità divina e allineate perfettamente alla Volontà di Dio. La loro beatitudine risiede nell'accettare l'ordine divino.
Costanza d'Altavilla è un'altra anima beata che, come Piccarda, fu costretta a lasciare la vita monastica. Nonostante le circostanze, rimase fedele alla regola monastica nel cuore. Era l'imperatrice madre di Federico II di Svevia.
L'apparizione delle anime nel Cielo della Luna insegna a Dante che in Paradiso non esistono invidia o desiderio di una condizione diversa. La beatitudine consiste nella perfetta conformità della propria volontà a quella divina, e ogni anima è soddisfatta del posto assegnatole da Dio.