Concetti Chiave
- Dante descrive l'oltretomba come un luogo privo di speranza, dove i dannati non possono aspettarsi cambiamenti o fine alle loro pene, a differenza degli uomini in vita.
- I pusillanimi, o ignavi, soffrono una pena simbolica che riflette la loro mancanza di coraggio e lamentano la loro condizione senza speranza di morte.
- La legge del contrappasso è applicata da Dante, dove le pene sono collegate ai peccati, anche se in molti casi la corrispondenza è generica e non immediatamente percepibile.
- I vili sono relegati ai margini dell'Inferno, non ricevendo né misericordia né giustizia, e sono mescolati con gli angeli neutrali che non hanno preso posizione nella vita.
- L'arrivo di Caronte genera tumulto tra le anime dannate, con disperazione e maledizioni, ma si calma quando Virgilio conferma che la presenza di Dante è voluta dal cielo.
Indice
Dante e l'oltretomba
Solo ora Dante affronta la descrizione dell'oltretomba: una materia epico narrativa e drammatica, per la quale non gli giovava la sua precedente esperienza poetica, essenzialmente lirica, o lirico-narrativa come nella Ora Dante non può cercare modelli se non nelle visioni medievali dell'oltretomba o nelle letterature classiche.
Dante immagina che la porta dell'Inferno rechi sulla sua sommità un'iscrizione come la recavano al suo tempo molte città: essa gli appare Quel che Dante, ancor vivo, non riesce a comprendere appieno, è proprio questo concetto di eternità, questa impossibilità assoluta di sperare. La vita umana è essenzialmente cambiamento, e quindi speranza. Negli uomini che soffrono in terra pene, anche crudeli come quelle infernali, vige sempre la speranza che esse possano diminuire o cambiare o cessare: magari con la morte. Non così nei dannati: quel che rende le loro pene assolutamente diverse dalle terrene è la condanna irremissibile a lasciare ogni speranza. Neppure la morte può segnare la fine di esse.
I pusillanimi e gli ignavi
Dante, subito dopo varcata la porta, udrà i lamenti dei pusillanimi, e Virgilio gli spiegherà che essi si lamentano perché non hanno speranza di morte. I più dei commentatori moderni preferiscono definirli ignavi. Egli qui chiama, questi spiriti cattivi o sciaurati; cioè nella lingua del suo tempo "vili" o "pusillanimi".
La legge del contrappasso
Nella pena che immagina per i vili egli applica per la prima volta la legge generale del contrappasso: la pena corrisponde per somiglianza o opposizione al peccato che la origina. Sia detto però subito che in molti casi la corrispondenza tra pena e peccato è generica, ovvero non esiste o noi moderni non riusciamo a coglierla. A parte il contrappasso, va osservato che la pena da una parte è quasi esclusivamente simbolica, all'altra più avvilente e fastidiosa che grave.
I vili e gli angeli neutrali
I vili non hanno lasciato di sé nel mondo alcuna fama; nell'oltremodo Dio non li degna della sua misericordia e neppure della sua giustizia, li relega ai margini anche dell'Inferno. A essi il poeta mescola gli angeli neutrali, quelli che non seguirono Lucifero nella sua ribellione ma neppure presero posizione per Dio: anch'essi sono indegni sia del cielo sia del profondo dell'Inferno.
L'ultima parte del canto narra l'affollarsi delle anime da ogni paese sulle rive dell'Acheronte; l'arrivo del traghettatore, Caronte; il cruccio di questo nel vedere tra i morti un vivo; il suo placarsi quando Virgilio gli dirà che ciò è voluto dal cielo; la disperazione e le maledizioni dei dannati, e il loro imbarco. Quest'ultima parte è tra le più celebri del poema: Dante ci dona particolari potenti; ma son versi che impegnano più la fantasia letteraria che la coscienza del poeta.
L'ingresso nell'Inferno (1-21)
la prima schiera dei dannati: i pusillanimi (22-69)
Arrivo all'Acheronte; Caronte (70-120)
Spiegazione di Virgilio e svenimento di Dante (121-136)
Domande da interrogazione
- Qual è il concetto di eternità che Dante esplora nell'oltretomba?
- Come vengono descritti i pusillanimi e gli ignavi da Dante?
- Qual è la legge del contrappasso e come si applica alle pene dei vili?
- Qual è il destino dei vili e degli angeli neutrali nell'oltretomba?
Dante affronta l'idea di eternità come una condanna irremissibile, dove i dannati non possono sperare in alcun cambiamento o fine delle loro pene, a differenza degli uomini in vita che possono sempre sperare in un miglioramento (Dante e l'oltretomba).
Dante descrive i pusillanimi, o ignavi, come anime che lamentano la loro condizione poiché non hanno speranza di morte, e li definisce "vili" o "pusillanimi" nella lingua del suo tempo (I pusillanimi e gli ignavi).
La legge del contrappasso stabilisce che la pena deve corrispondere per somiglianza o opposizione al peccato. Tuttavia, in molti casi, questa corrispondenza è generica e non sempre evidente (La legge del contrappasso).
I vili non ricevono né misericordia né giustizia da Dio e sono relegati ai margini dell'Inferno, insieme agli angeli neutrali che non si schierarono né con Lucifero né con Dio, risultando indegni di qualsiasi sorte (I vili e gli angeli neutrali).